A San Fratello, l’emergenza legata alla frana del costone Roccaforte non è più soltanto una questione geologica, ma una vera e propria prova di tenuta civile e sociale. Dal giorno del crollo l’area è stata dichiarata zona rossa e quaranta persone hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni. Mentre gli interventi di messa in sicurezza restano bloccati nelle procedure amministrative, si avvicina un passaggio cruciale: la scadenza del CAS (Contributo di Autonoma Sistemazione), il sostegno economico che i Comuni erogano a famiglie e singoli la cui abitazione principale è stata distrutta o dichiarata inagibile.
Il rischio concreto è che nuclei familiari già duramente colpiti dall’emergenza si trovino, da un giorno all’altro, a dover sostenere autonomamente il costo degli affitti, trasformando una crisi ambientale in una frattura sociale.
Il paradosso sta tutto in una frase del sindaco Giuseppe Princiotta: “L’aspetto politico ha funzionato a meraviglia, è l’aspetto operativo che va troppo a rilento.” Ed è un concetto che, guardando i fatti, regge fin troppo bene.
La “macchina politica” si muove: fondi e dichiarazioni ci sono
Sul piano politico-istituzionale, l’intervento c’è stato. Nel settembre 2023 il Consiglio dei ministri ha stanziato 6,7 milioni di euro per la frana di Roccaforte, dichiarando lo stato di emergenza nazionale. Questo è ciò che il sindaco definisce “politica che funziona”: quando serve l’atto di indirizzo, la dichiarazione, lo stanziamento, i livelli istituzionali producono un risultato visibile e comunicabile. Ma il passaggio decisivo non è lo stanziamento. È il cantiere.
Il 4 marzo la conferenza di servizi: ancora un passaggio procedurale
Il prossimo 4 marzo è convocata una conferenza di servizi alla quale parteciperanno la Protezione Civile della Regione Siciliana, la Città Metropolitana di Messina, l’Autorità di Bacino della Regione Siciliana, il Comune di San Fratello. L’obiettivo dichiarato è “definire l’iter procedurale” prima dell’approvazione del progetto che prevede due gallerie e una rete paramassi. Ed è proprio questo il punto che merita di essere messo in risalto.
A quasi tre anni dalla frana del 12 maggio 2023, siamo ancora nella fase in cui si deve definire l’iter. Non approvare definitivamente. Non bandire la gara. Non consegnare i lavori. Definire il percorso amministrativo che porterà – un giorno – all’approvazione.
La conferenza di servizi è uno strumento necessario, certo. Ma quando arriva dopo anni di attesa, rischia di apparire come l’ennesimo passaggio formale in una sequenza infinita di atti preliminari.
Dal “finanziato” al “fatto”: il vuoto operativo
I soldi sono stati stanziati. Le soluzioni tecniche sono state illustrate: gallerie paramassi, ancoraggi in parete, demolizioni controllate, reti di protezione. Eppure, a oggi, i lavori non risultano avviati.
Qui si coglie tutta la distanza tra “Politica”: decisioni, stanziamenti, dichiarazioni, annunci e “Operatività”: progettazione esecutiva, pareri, conferenze, gara, aggiudicazione, apertura cantiere, opere concluse. Se la prima corre e la seconda cammina, per i cittadini il risultato è identico all’inerzia.
Due anni di assetto regionale e ancora iter preliminare
La guida della Protezione civile regionale è stata confermata nel 2023 dal presidente Renato Schifani, con Salvo Cocina alla direzione. Sono passati circa due anni da quell’assetto,
-tre dalla frana – e oggi il passaggio chiave è una conferenza per definire il percorso autorizzativo. E’ normale?
I sanfratellani continuano a chiedersi quando sarà approvato definitivamente il progetto, quando sarà pubblicata la gara, quando si aprirà il cantiere e, nel frattempo, chi tutela concretamente gli sfollati?
La questione sociale: il CAS in scadenza
Se il CAS termina mentre la zona rossa resta, si crea una frattura profonda: l’emergenza viene trasferita dai bilanci pubblici a quelli familiari. Non basta dire che “il progetto è maturo” se non si vede la gara, non si vede il cantiere, non si vede una misura-ponte per le famiglie. Una comunità non può vivere sospesa tra comunicati e proroghe.
Un cronoprogramma trasparente
Ciò che la gente chiede è un cronoprogramma pubblico e trasparente, date definite e passaggi procedurali certi. Allo stesso modo, è necessario un impegno formale sulla continuità dell’assistenza abitativa fino al completamento degli interventi di messa in sicurezza.
La dimensione politica dell’annuncio deve ora tradursi in una dimensione operativa concreta. Perché una buona amministrazione si misura nella capacità di trasformare le risorse stanziate e gli atti formali in cantieri aperti e soluzioni tangibili. A San Fratello, sotto Roccaforte, il tempo delle comunicazioni è trascorso. Ora è il momento delle realizzazioni.




