La vicenda del progetto AINEB 22, che da mesi rappresenta il simbolo delle contraddizioni e delle lentezze della macchina amministrativa regionale, conosce finalmente un nuovo capitolo.
Ieri il sindaco di Sant’Agata di Militello, Bruno Mancuso, e il sindaco di Pettineo, Domenico Ruffino, hanno incontrato presso l’Assessorato regionale alla Salute la funzionaria incaricata della pratica, la dottoressa Lia Murè, per ricostruire nel dettaglio l’intero percorso progettuale e rimettere in moto l’istruttoria necessaria all’acquisto delle ambulanze.
Un passaggio cruciale: i fondi stanziati — 995.000 euro previsti dalla delibera CIPE n. 43/2016 — rischiano infatti di andare perduti se l’acquisto dei mezzi non sarà perfezionato entro il 31 dicembre 2025. Oltre quella data, le risorse non saranno più utilizzabili, cancellando di fatto un progetto strategico per i 21 comuni dell’Area Interna Nebrodi.
Una battaglia nata dal territorio e riportata alla luce
Il progetto AINEB 22, varato nel 2020 con l’obiettivo di dotare i Nebrodi di sette ambulanze 4×4 di Soccorso Avanzato, ha vissuto una lunga fase di stallo, dovuta alla mancata autorizzazione da parte del Dipartimento regionale per la Pianificazione Strategica. Ma non va taciuto che anche alcuni sindaci hanno mostrato un atteggiamento di leggerezza e disinteresse: una classe dirigente locale che troppo spesso si è distinta più per l’inerzia che per l’iniziativa.
Eppure, l’impegno dell’Area Interna Nebrodi era stato inizialmente intenso e puntuale, con riunioni operative, tavoli tecnici, corrispondenze ufficiali e continui solleciti. Un lavoro accurato che, però, si è progressivamente arenato fino a scivolare nel dimenticatoio.
Tutto è cambiato grazie all’inchiesta di “Quadro chiaro”, che ha riacceso i riflettori sul blocco del progetto, e al successivo intervento dell’onorevole Bernadette Grasso, la quale ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo all’Assessorato alla Salute di chiarire le ragioni del fermo e di procedere senza ulteriori esitazioni.
La pressione politica e il ritorno dell’attenzione istituzionale
L’intervento della deputata regionale ha rotto il muro del silenzio istituzionale, riportando il tema al centro dell’agenda politica e scongiurando il rischio di una definitiva cancellazione dell’iniziativa.
Il suo atto parlamentare, arrivato poche ore dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica, ha costretto gli uffici regionali a rimettere mano alla pratica, riconoscendo l’urgenza di rispettare i tempi e di non perdere un investimento che può letteralmente fare la differenza tra la vita e la morte per le comunità dei Nebrodi. A onor di cronaca anche il Deputato nazionale Tommaso Calderone, lo scorso 18 settembre, scriveva al Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, chiedendo chiarimenti e sollecitando l’intervento finanziato nell’ambito dell’Area Interna Nebrodi.
La corsa contro il tempo
L’incontro di ieri in assessorato ha avuto un duplice valore: da un lato la ricostruzione puntuale del percorso progettuale da parte dei sindaci Mancuso e Ruffino, dall’altro la riattivazione dell’iter amministrativo da parte della dottoressa Murè, che si è impegnata a completare i passaggi necessari per arrivare alla stipula e quindi all’acquisto dei mezzi.
La scadenza del 31 dicembre incombe come una spada di Damocle: se entro quella data non saranno concluse le procedure, i Nebrodi rischiano di perdere per sempre le sette ambulanze 4×4, un progetto del valore di quasi un milione di euro che avrebbe garantito soccorsi tempestivi anche nelle zone più impervie e difficilmente raggiungibili, soprattutto durante l’inverno.
Una partita ancora aperta
Il caso AINEB 22 dimostra quanto fragile possa essere il percorso verso l’inclusione e la parità di accesso ai diritti fondamentali in territori svantaggiati. Ma dimostra anche che la denuncia pubblica e la pressione politica possono produrre risultati concreti.
Ora resta da vedere se alla riattivazione della pratica seguiranno fatti e non più solo promesse. I cittadini dei Nebrodi attendono da troppo tempo: questa volta la Regione non può permettersi ulteriori rinvii.




