Scatta l’allarme sulle arance importate dall’Egitto che, nell’ultimo mese, sono entrate nel circuito commerciale siciliano con residui di pesticidi non autorizzati nell’Unione Europea, in particolare chlorpropham, un regolatore di crescita ed erbicida bandito nel mercato UE dal 2019. Le segnalazioni sono al centro di un acceso dibattito tra produttori agricoli, consorzi di tutela e autorità sanitarie regionali.
Le partite incriminate sarebbero state intercettate durante controlli di routine lungo la filiera distributiva: in alcuni campioni i livelli di chlorpropham sono risultati oltre i limiti accettati, suscitando preoccupazioni non soltanto per la sicurezza alimentare ma anche per la competitività del mercato agrumicolo locale. Il fenomeno ha messo sotto pressione la filiera storica delle arance rosse di Sicilia IGP, simbolo del territorio e fonte economica per migliaia di agricoltori.
Una sostanza vietata e un mercato globale sotto osservazione
Il chlorpropham, usato in passato per regolare la crescita e prevenire la germinazione, è tra le sostanze che l’Unione Europea ha escluso dall’elenco dei pesticidi consentiti sulla base di valutazioni di rischio per la salute umana. Il ritrovamento di residui di questa sostanza in prodotti importati sottolinea un problema di controllo delle importazioni e di armonizzazione delle normative tra paesi produttori e il mercato europeo.
Secondo alcuni dati preliminari, l’episodio non sarebbe isolato: il sistema comunitario di allerta rapido per alimenti e mangimi (RASFF) nel corso degli ultimi anni ha già segnalato casi simili di ortofrutta proveniente dall’Egitto con non conformità ai limiti sui residui stabiliti dall’UE.
Allarme del Consorzio e sostegno delle associazioni agricole
A lanciare l’allarme in modo pubblico è stato il Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP, che ha espresso forte preoccupazione per la salute dei consumatori e per la tenuta del settore agricolo regionale. «Non possiamo accettare che prodotti importati con standard di sicurezza diversi mettano a rischio la nostra agricoltura e la fiducia dei consumatori», dichiara il presidente del consorzio. Anche l’associazione agricola Unaproa ha espresso solidarietà alle istanze del consorzio, chiedendo controlli più rigorosi alle frontiere e nelle fasi di distribuzione, nonché un rafforzamento delle procedure di verifica sui prodotti in ingresso.
Sicurezza alimentare e tutela dei consumatori
Da parte delle autorità sanitarie regionali e nazionali non sono ancora arrivate comunicazioni ufficiali con dettagli tecnici sulla diffusione del fenomeno o sulle misure adottate nei confronti dei lotti sospetti. Tuttavia nel mondo agricolo si sottolinea l’importanza di informare correttamente i consumatori e di garantire trasparenza su eventuali rischi. L’episodio apre nuovamente il confronto sulla gestione delle importazioni di frutta e ortaggi da paesi terzi e sulla necessità di una maggiore armonizzazione tra standard produttivi internazionali e requisiti dell’Unione Europea.
Impatto sul mercato locale
Gli agrumicoltori siciliani temono che l’arrivo di arance provenienti da paesi con costi di produzione inferiori e con normative sui fitofarmaci più permissive possa creare una forma di concorrenza sleale, comprimendo i margini di chi produce secondo le regole UE e investe nella qualità e nella sostenibilità. Per il consumatore finale, il consiglio resta quello di verificare l’origine dei prodotti acquistati e di preferire frutti certificati da marchi di qualità riconosciuti, come l’Indicazione Geografica Protetta (IGP).




