spot_img
spot_img

Ambulanze e diritti negati: come il Dipartimento regionale limita il soccorso nei Nebrodi

La vicenda del progetto AINEB 22 rappresenta un caso emblematico di come fragile possa essere il percorso verso l’inclusione e la parità di accesso ai diritti fondamentali in territori svantaggiati, come l’area interna dei Nebrodi.

Nel cuore della Sicilia, tra le montagne e le colline dei Nebrodi, un progetto ambizioso era stato avviato per garantire a migliaia di cittadini un diritto che dovrebbe essere intoccabile: quello alla salute. Con un investimento di 995.000 euro, stanziato nel quadro della delibera CIPE n. 43/2016 e previsto dalla legge di stabilità, nasceva nel 2020 AINEB 22, un progetto finalizzato all’acquisto di sette ambulanze 4×4 di Soccorso Avanzato per i 21 comuni dell’area interna dei Nebrodi.

Una risposta concreta a una criticità strutturale nota da tempo: le difficoltà del sistema di emergenza-urgenza nelle aree interne, difficilmente accessibili, soprattutto nei mesi invernali. Ambulanze vecchie, strade impervie, risposte lente. AINEB 22 non era un progetto su carta, ma un passo reale verso la giustizia territoriale e la parificazione dei diritti di cittadinanza.

Le nuove ambulanze, dotate secondo normativa regionale con tutti gli strumenti per la stabilizzazione dei pazienti critici — defibrillatori, kit per emergenze complesse, apparecchiature per la gestione delle vie aeree — avrebbero permesso interventi rapidi anche in condizioni estreme, dove oggi il sistema 118 arriva con difficoltà o non arriva affatto.

Il progetto: sinergia e territorio al centro

Il progetto prevedeva un modello operativo chiaro e condiviso: i mezzi sarebbero stati affidati, in comodato d’uso, alla SEUS Scpa, la società che gestisce il servizio di emergenza-urgenza in Sicilia. La presenza capillare sul territorio sarebbe stata garantita in modo continuativo, anche in caso di grandi eventi o calamità naturali, in linea con il Decreto Gabrielli.

Un cronoprogramma dettagliato prevedeva l’operatività piena entro metà 2021. A sostenere il percorso: il Comune capofila di Sant’Agata di Militello, la Protezione Civile, la Centrale Operativa 118, e il Dipartimento Regionale per la Pianificazione Strategica. Un modello integrato, moderno, trasparente.

L’Area Interna Nebrodi non si ferma

Il lavoro svolto dall’Area Interna Nebrodi è stato instancabile. Riunioni operative, tavoli tecnici, corrispondenze ufficiali, incontri con i sindaci e i funzionari regionali. La volontà politica e amministrativa a livello locale è stata chiara e determinata: attuare il progetto, rendere operative le ambulanze, migliorare la qualità della vita delle comunità isolate.

A più riprese, l’Area Interna ha sollecitato il Dipartimento per la Pianificazione Strategica dell’Assessorato regionale alla Salute, chiedendo l’autorizzazione necessaria per procedere ai contatti con SEUS Scpa, esortando l’amministrazione regionale a non bloccare un progetto fondamentale. “Si richiede con urgenza una pronta attivazione…” si legge in una nota inviata dal coordinamento dell’Area Interna, per “scongiurare la perdita dell’importantissimo finanziamento”.

La risposta del Dipartimento: un insulto istituzionale

Eppure, dopo mesi di attesa, la risposta ufficiale del Dipartimento arriva, ed è sconcertante: non si procederà con la linea progettuale AINEB 22, adducendo come motivazione che “non sono mai state avviate iniziative tese a rendere operativi gli esiti delle riunioni”.

Una replica che sa di scaricabarile istituzionale e che, di fatto, rischia di buttare al vento un utilissimo progetto di quasi un milione di euro destinato a uno dei territori più fragili della Sicilia. Una posizione che appare tanto più grave se si considera che l’Area Interna ha documentato ogni passaggio, ogni tentativo di sollecitazione, ogni atto amministrativo.

Una responsabilità politica e morale

Il comportamento del Dipartimento per la Pianificazione Strategica non è solo amministrativamente discutibile. È politicamente irresponsabile e moralmente inaccettabile. Trattare con sufficienza un progetto che riguarda il diritto alla salute in territori già penalizzati è un insulto alla dignità delle comunità locali, agli operatori sanitari, ai sindaci, a chi quotidianamente si batte per rendere concreta l’idea di uno Stato vicino ai suoi cittadini.

Nel caso AINEB 22, la macchina amministrativa regionale ha fallito: invece di supportare, ha ostacolato; invece di facilitare, ha ignorato; invece di decidere, ha temporeggiato.

Serve un’assunzione di responsabilità

Chi pagherà il prezzo di questo stallo? I cittadini dei Nebrodi, ancora una volta. Costretti a sperare nella buona sorte quando un’ambulanza si fa attendere per ore. È ora che l’Assessorato regionale alla Salute si assuma le sue responsabilità, riconosca il proprio errori e sblocchi immediatamente il percorso procedurale. Il tempo delle risposte elusive è finito. AINEB 22 non è solo un progetto sanitario. È un simbolo di equità. E abbandonarlo significa scegliere consapevolmente di lasciare indietro un intero territorio.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles