Spunta un nuovo inquietante sviluppo nell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Messina che ruota attorno agli appalti pubblici nel Comune di Mazzarrà Sant’Andrea. A finire nel mirino degli inquirenti, oltre al sindaco Carmelo Pietrafitta, c’è ora un nome controverso: Giuseppe Di Natale, geometra ed esperto tecnico di fiducia dell’amministrazione comunale mazzarrese, che negli ultimi mesi si è trasferito e collabora come esperto tecnico con il sindaco di Mistretta, Tatà Sanzarello.
La procura, guidata dal professore Antonio D’Amato con i sostituti procuratori Piero Vinci e Fabrizio Monaco, ha iscritto Di Natale nel registro degli indagati per induzione indebita a dare o promettere utilità aggravata dall’aggravante mafiosa. Si parla di un reato di tentata induzione, commesso in concorso con il primo cittadino di Mazzarrà Sant’Andrea Pietrafitta. Un’accusa pesante che emerge dalle dichiarazioni rese dall’imprenditore Antonino Giardina, oggi detenuto in carcere, le cui parole hanno innescato un giro di perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici pubblici del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, alla ricerca di riscontri.
Tre indagati nella nuova fase dell’inchiesta
Il fascicolo, aperto a fine luglio, fa segnare una svolta con l’inclusione di Pietrafitta e Di Natale, sospettati di aver ricevuto e sollecitato tangenti da Giardina in cambio di appalti pubblici nel quinquennio 2018-2023, ovvero nel primo mandato amministrativo del sindaco Pietrafitta. Secondo l’accusa, la somma complessiva versata ammonterebbe indicativamente a 50-60 mila euro: denaro che Giardina avrebbe corrisposto in contanti, spesso in un locale sotterraneo collegato all’abitazione privata di Pietrafitta, nel centro di Mazzarrà Sant’Andrea.
Il geometra Di Natale, figura chiave indicata come tramite e “induttore” delle dazioni di denaro, avrebbe cercato di spingere Giardina a continuare i pagamenti per garantirsi la prosecuzione degli appalti pubblici. L’imprenditore ha rivelato come, al rifiuto di tali somministrazioni, gli affidamenti fossero stati drasticamente ridotti o azzerati.
Il ruolo strategico di Giuseppe Di Natale
Finora poco noto al grande pubblico, Giuseppe Di Natale si era guadagnato l’incarico di esperto tecnico per l’Ufficio Tecnico del Comune con l’obiettivo dichiarato di migliorare l’efficienza amministrativa. Tuttavia, il suo coinvolgimento nell’inchiesta complica la sua posizione e getta ombre sulle modalità con cui i lavori pubblici venivano assegnati nell’ente locale.
In modo singolare, Di Natale ha recentemente assunto una collaborazione come esperto tecnico anche presso il Comune di Mistretta, al fianco del sindaco Tatà Sanzarello, situazione che pone ulteriori interrogativi e riflessioni anche sul livello di attenzione che le amministrazioni dovrebbero garantire nel selezionare collaboratori.
Assistito dall’avvocato Nino Todaro, che è anche sindaco di Montalbano Elicona, Di Natale ha affidato una dichiarazione in cui esprime piena fiducia nell’operato della magistratura e si proclama totalmente estraneo alle contestazioni. “Attraverso un sereno svolgimento delle indagini emergerà la verità,” ha sottolineato l’esperto.
Le accuse dettagliate e il contesto dei rapporti
Le dichiarazioni di Antonino Giardina sono state fondamentali per l’accusa. Giardina — detenuto in carcere insieme all’ex boss mafioso Carmelo Bisognano, considerato il “dominus” del sistema di infiltrazioni — ha raccontato di come i rapporti con Pietrafitta si siano instaurati già negli anni 2007-2008, quando il sindaco era assessore, e si siano consolidati dopo l’elezione a primo cittadino nel 2017.
Giardina ha spiegato di aver elargito più volte somme di denaro a Pietrafitta, su sua richiesta o sollecitazione, corrispettivo per affidamenti diretti o subappalti nei lavori pubblici comunali: dal parco urbano, alle fontane, ai lavori di asfaltatura. Ha inoltre fornito particolari molto specifici riguardo alle modalità e ai luoghi delle conversazioni e delle consegne di denaro — avvenute per lo più in garage o in locali sotterranei dell’abitazione del sindaco — e ha menzionato l’esistenza di registrazioni telefoniche e messaggi WhatsApp, sequestrati dagli inquirenti.
Una delle frasi più rilevanti del suo interrogatorio è stata: “Fino a quando pagavo lavoravo, quando ho finito di pagare non ho lavorato più.” Un chiaro atto di accuse di corruzione che apre scenari inquietanti su come gli affidamenti venivano controllati e gestiti.
Le altre figure chiave dell’inchiesta: i fratelli Giardina e l’ex boss Bisognano
L’inchiesta si concentra anche sulle figure degli imprenditori Antonino e Davide Giardina, fratelli originari di Patti e già coinvolti insieme a Bisognano per intestazione fittizia di beni e società, mentre l’ex capo clan mafioso dei “Mazzarroti”, ora detenuto in carcere, figura come “dominus” di un sistema che sarebbe servito a infiltrarsi negli appalti pubblici, in particolare quelli affidati per lavori nella zona della discarica di contrada Zuppà.
Il Tribunale del Riesame di Messina ha recentemente confermato la detenzione dei principali indagati (Antonino Giardina e Bisognano in carcere, Davide ai domiciliari), escludendo però l’aggravante mafiosa relativa all’intestazione fittizia di beni.
Le reazioni: negazioni e richieste di fiducia nella giustizia
Il sindaco Pietrafitta, assistito dall’avvocato Tino Celi, ha respinto con fermezza tutte le accuse, parlando di “accuse strumentali” e ribadendo una “coscienza pulita”. Ha invitato i cittadini a mantenere la fiducia nelle istituzioni e nella magistratura, ricordando i risultati amministrativi ottenuti e ha sottolineato come Mazzarrà Sant’Andrea abbia saputo “rialzare la testa” negli ultimi anni dopo una fase difficile.
Anche Di Natale ha sottolineato la propria estraneità, manifestando fiducia nella magistratura e dichiarando la volontà di dimostrare “in ogni sede” la liceità del proprio operato.
L’inchiesta non si ferma: indiscrezioni su nuovi sviluppi
L’approfondimento nelle case e negli uffici ha portato al sequestro di telefoni, computer e documenti, al momento al vaglio degli inquirenti. L’obiettivo della DDA è quello di verificare eventuali responsabilità sulle procedure amministrative contestate e il presunto peso del gruppo Giardina nel sistema degli appalti pubblici, che, secondo l’accusa, potrebbe aver continuato a operare anche dopo l’interdittiva antimafia emessa nel 2020 nei confronti della Pretoria srl, azienda riconducibile a Bisognano e ai suoi soci.
Il coinvolgimento di Giuseppe Di Natale, oggi consulente tecnico anche del sindaco di Mistretta, apre scenari di forte imbarazzo politico. La sua figura, già centrale nell’Ufficio Tecnico di Mazzarrà, è ora sotto indagine con accuse gravissime legate alla gestione di appalti pubblici e con l’aggravante mafiosa.
L’inchiesta prosegue, mentre la magistratura lavora per riscontrare le dichiarazioni di Giardina e accertare se le presunte tangenti abbiano realmente condizionato l’assegnazione di lavori pubblici nei comuni interessati.
Quel che appare già chiaro, però, è che il terremoto giudiziario rischia di scuotere non solo Mazzarrà Sant’Andrea ma anche Mistretta, dove Di Natale oggi riveste un incarico di fiducia accanto al sindaco Tatà Sanzarello, in un Comune, quello di Mistretta appunto, sotto osservazione dei diversi organismi di monitoraggio e studio istituiti a livello nazionale e regionale per analizzare, prevenire e contrastare la criminalità organizzata, l’infiltrazione nelle amministrazioni locali, come quelle che portano allo scioglimento dei comuni.




