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Appalti pubblici e discariche abusive: arrestati due fratelli, sigilli a impresa edile

La Direzione Investigativa Antimafia, su coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di tre persone: due fratelli sono finiti agli arresti domiciliari, mentre un imprenditore edile è stato colpito dalla sospensione dell’attività imprenditoriale per un anno. L’accusa è pesantissima: trasferimento fraudolento di valori aggravato dalla finalità mafiosa.

L’operazione, che scuote il settore degli appalti pubblici messinesi, ha portato anche al sequestro di un’impresa edile della provincia e di un’autovettura intestata a un familiare di uno degli indagati. Ma il cuore dell’inchiesta va oltre le intestazioni fittizie e tocca un sistema illecito che, secondo gli investigatori, avrebbe intrecciato affari, cantieri pubblici e smaltimento clandestino di rifiuti.

Secondo quanto emerso dalle indagini della Dia di Messina, i due fratelli avrebbero utilizzato l’impresa riconducibile all’imprenditore come schermo per operare di fatto nel settore del movimento terra, del trasporto e dello smaltimento di materiali edili. Gli investigatori ritengono che dietro la facciata societaria si nascondesse una vera e propria attività imprenditoriale gestita direttamente dai due indagati.

L’inchiesta ha documentato il loro coinvolgimento in quattro appalti pubblici di particolare rilevanza: lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza di due scuole, oltre a interventi per la riduzione del rischio alluvioni lungo alcuni torrenti cittadini. Proprio l’inserimento in questi lavori pubblici avrebbe convinto il Gip della sussistenza dell’aggravante mafiosa.

Parallelamente, l’indagine ha fatto emergere un vasto sistema di traffico illecito di rifiuti speciali. In totale sono stati notificati 21 avvisi di garanzia per reati ambientali che vanno dall’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti alla gestione non autorizzata degli stessi.

Fondamentale il lavoro investigativo svolto anche con droni della Dia e con il supporto della Stazione Navale della Guardia di Finanza. Gli investigatori hanno documentato decine di episodi di sversamento abusivo di materiali provenienti da demolizioni edilizie. Oltre 200 metri cubi di rifiuti sarebbero stati scaricati illegalmente in diverse aree della città, trasformate nel tempo in vere e proprie discariche abusive.

Tra i luoghi maggiormente utilizzati compare la foce di un torrente cittadino, dove — secondo gli inquirenti — venivano riversati materiali di demolizione anche a ridosso delle gravi esondazioni che hanno colpito Messina nei primi mesi del 2025. In una delle riprese effettuate dalla Dia, uno dei due fratelli sarebbe stato filmato mentre scaricava rifiuti direttamente sull’argine del torrente, a pochi metri dal mare.

Un secondo sito individuato dagli investigatori si trova su un terreno adiacente al corso d’acqua, appartenente a una società le cui quote di maggioranza erano già state confiscate a uno degli indagati. Le indagini parlano di oltre cinquanta trasporti e sversamenti documentati nelle aree vicine al torrente.

Tra i materiali scaricati illegalmente sarebbero finiti anche rifiuti provenienti da lavori cimiteriali. In particolare, gli investigatori hanno individuato una discarica abusiva privata dove sarebbero stati riversati materiali provenienti dal cimitero monumentale di Messina e da quello di Granatari.

Le tre aree utilizzate per gli sversamenti sono state poste sotto sequestro preventivo. Un intervento che punta non solo a fermare il presunto sistema illecito, ma anche a scongiurare ulteriori rischi ambientali e idrogeologici in una città già messa a dura prova dal dissesto del territorio.

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