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Appalto Asp Siracusa, il Riesame: “Nessuna prova di corruzione per Caltagirone”

Nessun patto corruttivo dimostrato, nessun atto contrario ai doveri d’ufficio accertato. Il Tribunale del Riesame di Palermo ha respinto l’appello della Procura contro il mancato arresto di Alessandro Caltagirone, direttore generale dell’Asp di Siracusa, nell’inchiesta sull’appalto per il servizio di ausiliarato. Una decisione che conferma quanto già stabilito dal Gip e che ridimensiona, almeno in questa fase, l’impianto accusatorio sul fronte della corruzione.

Nelle motivazioni, i giudici sono netti: allo stato degli atti non emerge un intervento del manager pubblico in favore della società Dussmann tale da integrare la condotta prevista dall’articolo 319 del codice penale. In particolare, mancherebbero sia la prova della consapevole accettazione di utilità offerte dai privati, sia quella dell’adozione di atti illegittimi funzionali agli interessi dell’impresa.

Il nodo: contatti sì, accordo no

Il punto centrale dell’ordinanza sta nella distinzione tra relazioni, pressioni e tentativi di influenza — che pure emergono — e la prova di un vero e proprio accordo corruttivo. Secondo il Riesame, il “disegno illecito” ipotizzato dagli inquirenti si sarebbe sviluppato prevalentemente sul piano politico, attraverso tentativi di avvicinamento al direttore generale, senza però tradursi in un’intesa concreta con lui.

Una valutazione che sposta il baricentro dell’indagine: da un lato si indebolisce l’accusa di corruzione nei confronti del pubblico ufficiale, dall’altro resta in piedi — per altri indagati — l’ipotesi di traffico di influenze illecite, cioè la mediazione indebita esercitata sfruttando rapporti politici o personali.

I rapporti politici e gli incontri

I giudici riconoscono l’esistenza di rapporti tra Caltagirone e figure politiche come Totò Cuffaro e Saverio Romano, ritenuti anche più stretti di quanto dichiarato dall’interessato. Ma precisano che tali relazioni, da sole, non bastano a dimostrare la corruzione.

Anche l’incontro con i rappresentanti di Dussmann viene ridimensionato: secondo il Riesame si trattò di un momento interlocutorio, privo di impegni, promesse o indicazioni operative. Un elemento che non consente di individuare l’avvio di un patto illecito.

Il rinvio della gara e le “anomalie”

Tra gli episodi contestati dall’accusa c’era il rinvio della seduta per la ratifica dell’aggiudicazione. Il collegio lo definisce “per certi versi anomalo”, ma non sufficiente a configurare un atto contrario ai doveri d’ufficio.

Viene ritenuta plausibile, infatti, la spiegazione fornita dal direttore generale: attendere gli sviluppi della gara centralizzata della CUC, rispetto alla quale quella dell’Asp avrebbe avuto funzione di “gara ponte”. Inoltre, secondo i giudici, non vi è prova che il rinvio fosse finalizzato a favorire Dussmann, anche perché la società risultava in una posizione sostanzialmente paritaria con la concorrente Pfe.

Nessuna pressione sulla commissione

Un ulteriore elemento valorizzato dal Riesame riguarda l’assenza di pressioni dirette sulla commissione di gara. I commissari avrebbero escluso contatti con Caltagirone, riferendo piuttosto di un’interferenza proveniente dal direttore sanitario, orientata verso un’altra società concorrente. Un dato che contraddice la tesi di un intervento del dg per pilotare la procedura.

L’altro fronte dell’inchiesta

Diverso il discorso per altri indagati. In un altro segmento dell’inchiesta, i giudici hanno attribuito rilievo alla presunta attività di intermediazione politica a favore dell’imprenditore Sergio Mazzola, con il coinvolgimento del deputato Saverio Romano. In questo caso, tuttavia, la contestazione è stata ricondotta al traffico di influenze e non alla corruzione.

Gara e sviluppi amministrativi

Resta aperto anche il capitolo amministrativo. La procedura per l’ausiliariato, inizialmente aggiudicata, sarebbe stata successivamente oggetto di annullamento in autotutela, secondo quanto emerso da fonti giornalistiche. Un elemento che aggiunge complessità alla vicenda e che potrebbe avere riflessi anche sul piano giudiziario.

La difesa: “Condotta sempre corretta”

Soddisfazione è stata espressa dai legali di Caltagirone, secondo cui l’ordinanza conferma la correttezza dell’operato del direttore generale, che non avrebbe mai ceduto a pressioni né favorito interessi privati.

Un quadro ancora aperto

La decisione del Riesame non chiude l’inchiesta, ma ne ridefinisce i contorni. Il tribunale non esclude che attorno alla gara vi siano stati tentativi di influenza e dinamiche opache; afferma però che, per parlare di corruzione, servono elementi più solidi: un accordo, una utilità, un atto illegittimo. Prove che, al momento, non emergono in modo sufficiente.

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