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Arriva l’ora legale, ma si va verso il possibile addio: avviato l’iter per l’ora permanente anche in Italia

L’arrivo dell’ora legale è ormai imminente: questa notte, tra sabato 28 e domenica 29 marzo, le lancette verranno spostate avanti di un’ora. Un appuntamento annuale che potrebbe però avvicinarsi alla sua ultima edizione. Alla Camera dei Deputati è infatti iniziato l’iter per valutare l’introduzione dell’ora legale permanente anche in Italia.

Un dibattito che riparte dall’Europa

Il tema non è nuovo. Già nel 2018 la Commissione Europea aveva avviato una consultazione pubblica a cui parteciparono circa 4,6 milioni di cittadini: l’84% si dichiarò favorevole all’abolizione del cambio d’ora. L’anno successivo, il Parlamento Europeo approvò una proposta per consentire ai singoli Stati membri di scegliere tra ora legale o ora solare permanente.

Tuttavia, tra divergenze politiche e l’emergenza pandemica, il processo si è progressivamente arenato. Oggi il dibattito torna d’attualità anche in Italia, dove si prova a riaprire il dossier partendo da dati aggiornati e da una valutazione più ampia degli impatti economici e sociali.

L’iniziativa alla Camera

La Commissione Attività produttive ha dato il via a un’indagine conoscitiva sull’adozione dell’ora legale permanente. L’iniziativa nasce su impulso della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), dell’associazione Consumerismo No Profit e del deputato Andrea Barabotti.

L’obiettivo è chiaro: analizzare in modo approfondito gli effetti della possibile riforma sul territorio nazionale, dal punto di vista energetico, economico e produttivo. Il percorso prevede una serie di audizioni che coinvolgeranno istituzioni, autorità indipendenti, rappresentanti europei, associazioni di categoria e consumatori, oltre a esperti del mondo accademico.

Il termine dei lavori è previsto per la fine di giugno, quando potrebbe essere valutata anche l’ipotesi di una fase sperimentale.

Energia, risparmi e ambiente

Uno degli argomenti principali a favore dell’ora legale riguarda il risparmio energetico. Secondo i dati forniti da Terna, tra il 2004 e il 2025 in Italia si è registrato un minor consumo di energia elettrica superiore ai 12 miliardi di kWh grazie all’ora legale.

Tradotto in termini economici, il risparmio complessivo per i cittadini è stimato in circa 2,3 miliardi di euro. Non solo: la Società Italiana di Medicina Ambientale evidenzia anche un impatto positivo sul piano ambientale, con una riduzione annua delle emissioni di CO₂ tra le 160.000 e le 200.000 tonnellate.

Numeri che rafforzano l’ipotesi di mantenere lo stesso orario per tutto l’anno, eliminando i cambi stagionali.

Impatti economici e produttivi

L’indagine parlamentare non si limiterà agli aspetti energetici. Tra i punti chiave ci sono anche le ricadute sul sistema produttivo, sulla competitività delle imprese e sull’organizzazione dei trasporti.

Un sistema orario stabile potrebbe infatti favorire il mercato interno europeo e semplificare la gestione di attività economiche e logistiche, soprattutto in un contesto sempre più integrato.

Allo stesso tempo, saranno analizzati anche i possibili effetti sulla vita quotidiana dei cittadini, inclusi i ritmi lavorativi e il benessere generale.

Le prossime tappe

Nei prossimi mesi partiranno le audizioni dei vari soggetti coinvolti, che porteranno dati, studi e proposte alla Commissione. Solo al termine di questa fase sarà possibile capire se l’Italia sceglierà davvero di dire addio al cambio dell’ora. Per ora, dunque, le lancette continuano a spostarsi. Ma questa potrebbe essere una delle ultime volte.

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