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ARS, aula semivuota e manovra ter in stallo: uno spettacolo imbarazzante per la politica siciliana

Un’aula semivuota, una manovra da quasi 400 milioni di euro rinviata, e un governo regionale che inciampa al primo vero banco di prova parlamentare. È l’immagine impietosa che arriva da Sala d’Ercole, dove la discussione generale sulla manovra ter è stata sospesa e rinviata a oggi a causa della clamorosa assenza di gran parte dei deputati della maggioranza.

A denunciarlo con forza sono stati i capigruppo del Pd e del M5S, Michele Catanzaro e Antonio De Luca, che hanno sollevato la pregiudiziale sull’assenza non solo di numerosi parlamentari del centrodestra, ma anche di alcuni componenti della Commissione Bilancio, incluso il suo presidente. “Una fuga imbarazzante dall’aula – ha tuonato Catanzaro – forse per paura di affrontare le opposizioni. Governo e maggioranza dicono di avere a cuore i problemi dei siciliani, ma poi spariscono quando si tratta di votare”.

Un’aula senza guida e senza dignità istituzionale

A certificare il caos, l’intervento del vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola, che ha dovuto sospendere la seduta dopo aver preso atto della richiesta di rinvio avanzata da Pd e M5S. Un rinvio inevitabile, aggravato da oltre 1.600 emendamenti presentati dalle opposizioni, decise a ricorrere a tutti gli strumenti di ostruzionismo per contrastare quella che definiscono “una manovra priva di visione strategica e inadeguata alle reali esigenze della Sicilia”.

Mario Giambona, vice capogruppo Pd, non risparmia critiche: “Il governo Schifani è inciampato alla prima vera prova d’aula. L’aula era desolatamente vuota, segnale di un vuoto politico e istituzionale inaccettabile. La maggioranza si mostra ancora una volta disorganizzata, inconsistente e incapace di reggere la sfida del governo. Perfino il presidente della Regione è rimasto defilato, quando serviva una guida forte e presente”.

La risposta di Forza Italia: “Colpa delle opposizioni”

Di tutt’altro avviso la maggioranza, che per bocca del presidente dei deputati di Forza Italia, Stefano Pellegrino, punta il dito contro le minoranze: “L’ostruzionismo di Pd e 5 Stelle è l’unica vera causa dei ritardi. La discussione generale non poteva avere altro esito, poiché il fascicolo emendamenti non sarà pronto prima di domani pomeriggio. È un metodo irresponsabile che mira solo a paralizzare i lavori dell’Ars”.

Tuttavia, anche la giustificazione appare debole: che l’opposizione avrebbe presentato emendamenti era noto, e che la seduta prevedesse solo una discussione generale non basta a spiegare l’assenza massiccia dei deputati di maggioranza, proprio nel giorno in cui si discute un provvedimento cruciale per i conti pubblici e i servizi alla cittadinanza.

Un sistema parlamentare sempre più distante dai cittadini

L’episodio getta nuove ombre sull’efficacia e la credibilità dell’Assemblea Regionale Siciliana. La Sicilia, che attende con urgenza risposte su servizi essenziali, fondi per i comuni e stabilizzazione dei precari, si ritrova ancora una volta ostaggio di giochi politici, assenze strategiche e teatrini d’aula indegni di un’istituzione che dovrebbe rappresentare la casa dei siciliani.

Il Parlamento regionale mostra oggi il volto peggiore della politica: un luogo svuotato non solo fisicamente, ma anche di autorevolezza, responsabilità e visione. E il timore è che questo rinvio sia solo il preludio di un iter legislativo ancor più accidentato, tra veti incrociati, proclami di facciata e una distanza crescente tra le istituzioni e la realtà di chi ogni giorno vive i problemi dell’isola. Un governo che fugge, un’opposizione che blocca, e un’aula che si svuota: imbarazzante

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