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Ars, Galvagno rilancia la sfida sul voto segreto. A Ragalna prende forma lo “Schifani bis”

Il presidente dell’Assemblea chiede una riforma del regolamento a partire dalla prossima legislatura. Intanto il centrodestra converge sulla ricandidatura del governatore, ma restano da definire alleanze ed equilibri nazionali

La pausa estiva non ha congelato le tensioni e le grandi manovre della politica siciliana. Dalla seconda edizione di Etna Forum, ospitata a Ragalna, sono emerse le due questioni destinate ad accompagnare la ripresa dei lavori a Sala d’Ercole: la riforma del regolamento dell’Assemblea regionale siciliana, con la limitazione o la cancellazione del voto segreto, e la costruzione della candidatura del centrodestra alle Regionali del 2027.

Due partite formalmente separate, ma politicamente legate. Da una parte c’è il tentativo di rendere più trasparenti e prevedibili i lavori parlamentari; dall’altra la necessità della coalizione che sostiene Renato Schifani di arrivare alla fine della legislatura senza essere logorata dalle divisioni interne e dalle imboscate d’Aula.

A riaprire il confronto è stato il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, che ha confermato la volontà di intervenire sulle regole di Sala d’Ercole. Il voto segreto, utilizzato in diverse occasioni per mettere in difficoltà il governo e la maggioranza, viene considerato uno degli strumenti attraverso i quali si consumano regolamenti di conti interni ai partiti senza che i singoli deputati siano chiamati ad assumersi pubblicamente la responsabilità della propria scelta.

La proposta: voto palese e nuove regole dalla prossima legislatura

Il progetto di Galvagno non riguarda esclusivamente lo scrutinio segreto. Il presidente dell’Assemblea aveva avanzato anche modifiche alla composizione delle commissioni parlamentari e ai tempi degli interventi in Aula. Ha però manifestato la disponibilità a ritirare queste parti qualora le opposizioni presentassero una propria proposta condivisa sulla cancellazione o sulla forte limitazione del voto segreto.

Il termine indicato per ricevere le proposte delle minoranze è il 21 settembre. Le nuove disposizioni, secondo quanto chiarito dallo stesso Galvagno, entrerebbero in vigore soltanto dalla prossima legislatura. Una precisazione che mira a sottrarre la riforma all’accusa di voler rafforzare immediatamente il governo Schifani, impedendo ai dissidenti della maggioranza di nascondersi dietro l’anonimato.

Da Ragalna il presidente dell’Ars ha anche lanciato una provocazione alle opposizioni: votare segretamente l’abolizione del voto segreto trasformerebbe l’intera operazione in una contraddizione difficilmente spiegabile ai cittadini.

La questione, tuttavia, non si esaurisce nella contrapposizione tra trasparenza e anonimato. Il voto segreto è tradizionalmente considerato una garanzia della libertà del parlamentare, soprattutto sulle questioni che riguardano persone, diritti individuali e valutazioni di coscienza. Il problema nasce quando lo strumento viene esteso alle norme finanziarie o utilizzato per risolvere, al riparo dagli occhi degli elettori, i conflitti tra governo, partiti e singoli deputati.

Una parte delle opposizioni teme inoltre che la modifica possa essere accompagnata da una compressione del confronto parlamentare. Il deputato Adriano Varrica, tra gli altri, ha contestato la possibile riduzione dei tempi degli interventi e proposto misure alternative: sedute delle commissioni trasmesse in diretta, pubblicazione delle risposte alle interrogazioni, maggiore anticipo nella distribuzione degli emendamenti e sanzioni più severe contro l’assenteismo.

La ripresa dei lavori e il banco di prova della manovra

Il confronto sul regolamento si inserisce in una ripresa parlamentare particolarmente impegnativa. Galvagno ha annunciato che la manovra regionale è già stata depositata e dovrà essere assegnata alle commissioni prima dell’approdo in Aula. Tra i punti indicati figura il sostegno a quanti attendono ancora gli interventi regionali per i danni provocati dagli eventi meteorologici.

Il passaggio decisivo arriverà poi con la legge di Stabilità, da approvare entro la fine dell’anno. Sarà proprio la sessione finanziaria a misurare la tenuta della maggioranza e la capacità del governo di trasformare il miglioramento dei conti regionali in provvedimenti percepibili dai territori.

Il voto segreto, in questo quadro, non è soltanto una questione tecnica. È diventato il simbolo di una maggioranza che in diverse occasioni ha mostrato di non riuscire a controllare fino in fondo i propri numeri. Cancellarlo aumenterebbe la responsabilità individuale dei deputati, ma non eliminerebbe automaticamente le divergenze politiche che attraversano la coalizione.

La Russa apre la strada alla ricandidatura di Schifani

Sul versante elettorale, Etna Forum ha offerto al presidente della Regione una platea politicamente favorevole. L’intervento più significativo è stato quello del presidente del Senato Ignazio La Russa, secondo il quale un governatore che ha amministrato bene deve normalmente essere messo nelle condizioni di proseguire il proprio lavoro.

Un sostegno autorevole, che ha consentito agli esponenti siciliani di Fratelli d’Italia di considerare sostanzialmente superata la fase delle riserve. Il deputato nazionale Francesco Ciancitto ha affermato che il partito non pone ostacoli alla ricandidatura di Schifani. Ha però collegato la scelta siciliana a una discussione più ampia sulla distribuzione, tra i partiti del centrodestra, delle candidature alla presidenza delle Regioni.

La candidatura dell’uscente, quindi, guadagna consensi ma non è ancora una decisione formalmente chiusa. Lo stesso commissario regionale di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, ha ricordato che il bis rappresenta una prassi politica, non una regola obbligatoria, e che il partito dispone comunque di personalità in grado di concorrere per Palazzo d’Orléans.

Più netta la posizione di Forza Italia. Il commissario regionale Nino Minardo ha confermato il sostegno del partito alla ricandidatura, invitando però la coalizione a non trasformare l’ultimo tratto della legislatura in una campagna elettorale permanente. Prima delle candidature, ha sottolineato, vengono il governo dell’Isola, le emergenze da affrontare e la gestione trasparente delle risorse pubbliche.

Anche Lega e Udc hanno manifestato disponibilità verso la continuità, contribuendo a costruire attorno a Schifani un consenso che, almeno pubblicamente, appare oggi più ampio rispetto ai mesi precedenti.

Galvagno apre a Cateno De Luca

Il quadro resta però tutt’altro che definito. Galvagno, pur dichiarandosi fuori dalla corsa per la presidenza della Regione, ha suggerito di allargare la coalizione a Cateno De Luca, riconoscendogli una capacità elettorale che va oltre Messina.

L’apertura ha un peso particolare: Sud chiama Nord potrebbe rappresentare un alleato prezioso oppure diventare un concorrente capace di sottrarre voti tanto al centrodestra quanto al campo progressista. De Luca, dal canto suo, ha ridimensionato l’investitura di La Russa, interpretandola come parte del confronto interno alla coalizione e ricordando che in Fratelli d’Italia non sono mancate posizioni differenti.

Sul tavolo resta anche il precedente di Nello Musumeci, governatore uscente al quale nel 2022 non venne riconosciuta quella continuità oggi invocata per Schifani. Galvagno ha ammesso che Musumeci aveva le condizioni politiche per chiedere il secondo mandato; lo stesso ministro ha però escluso un proprio ritorno nella competizione regionale e dichiarato che voterebbe Schifani qualora fosse nuovamente candidato.

La vera partita si giocherà a Sala d’Ercole

Etna Forum ha consegnato al governatore un’importante fotografia politica, ma la candidatura per il 2027 dipenderà soprattutto da ciò che accadrà nei prossimi mesi. Il centrodestra dovrà approvare la manovra, affrontare la legge di Stabilità, gestire i rapporti tra i partiti e dimostrare di poter trasformare la stabilità finanziaria rivendicata dal governo in investimenti e servizi.

La riforma del voto segreto sarà uno dei primi test. Se verrà approvata con un’intesa ampia, potrà rappresentare un passo verso una maggiore responsabilità parlamentare. Se invece diventerà soltanto uno strumento per disciplinare la maggioranza, rischierà di accentuare lo scontro con le opposizioni.

Lo “Schifani bis”, intanto, prende forma ma non è ancora una candidatura definitiva. La benedizione politica arrivata da Ragalna rafforza il governatore; non cancella, però, la trattativa sugli equilibri nazionali, sulle alleanze e sul peso che ciascun partito rivendicherà nella futura coalizione.

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