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ARS, il teatrino dell’assurdo e il fallimento di una politica marcia che umilia i cittadini

La bocciatura della riforma dei Consorzi di Bonifica all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) è l’ennesimo atto di un copione già visto troppe volte: franchi tiratori nell’ombra, pratiche clientelari che stritolano ogni tentativo di rinnovamento, e un’aula che si piega sotto il peso di inchieste giudiziarie e giochi di potere.

Che senso ha parlare ancora di “riforme” in un contesto dove la parola stessa è diventata un guscio vuoto, un pretesto per scambiarsi favori nei corridoi, anziché un’occasione per migliorare la vita dei cittadini?

La verità è che in Sicilia – ma non solo – la politica è diventata un teatrino dell’assurdo, dove chi dovrebbe dare l’esempio si dedica, invece, all’arte della sopravvivenza personale. Lealtà, limpidezza, serietà? Parole buone per i discorsi ufficiali, da tirare fuori nei comunicati stampa o sui palchi elettorali. Ma nella prassi quotidiana, sono virtù viste come un fastidio, un ostacolo alla logica della spartizione.

Il caso del presidente dell’ARS, coinvolto in un’inchiesta che ne mina la legittimità e ne rivela il “cerchio magico” di potere, è solo l’ultimo sintomo di un sistema marcio, autoreferenziale, impermeabile a qualunque pressione esterna. L’ARS è oggi ostaggio non della buona politica, ma di interessi incrociati, accordi sottobanco, e di una totale mancanza di visione.

E mentre tutto questo accade, la gente guarda – nauseata – e si rassegna. Perché più che indignazione, ormai prevale lo sconforto. Nessuno si sorprende più di nulla: un’assoluzione, un arresto, una riforma affossata, un’altra promessa tradita. È la normalità. Una normalità tossica, che ha ucciso la fiducia, ha sepolto la speranza, e ha reso il cittadino spettatore passivo di una commedia tragicomica dove il finale è sempre lo stesso.

In democrazia, chi ha il privilegio del potere ha anche il dovere dell’esempio. In Sicilia, questo dovere è stato tradito troppe volte. E ogni volta, il prezzo lo pagano i cittadini, quelli che vorrebbero solo vedere un po’ di dignità nelle istituzioni.

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