Il Cas ha trasmesso alla Regione il piano degli interventi urgenti sulle A18 e A20: 19 appalti, quasi 46,9 milioni tra lavori e somme a disposizione. Ma mentre si annunciano fondi e partono i cantieri, automobilisti e pendolari continuano a fare i conti con restringimenti, doppi sensi e tempi di percorrenza incerti. La domanda è semplice: perché il pedaggio resta invariato?
Oggi, 3 ottobre, è la scadenza indicata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per avviare gli interventi urgenti di mitigazione del rischio sulle autostrade A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo. Il Ministero ha avvertito che, senza misure adeguate, potrebbe rendersi necessario interdire al traffico le tratte interessate dalle criticità. La scadenza riguarda l’avvio degli interventi urgenti, mentre il quadro degli adeguamenti strutturali è molto più ampio: secondo le notizie pubblicate, sarebbe stimato in circa 5,5 miliardi di euro e richiederebbe un programma pluriennale.
In questo contesto, il Consorzio per le Autostrade Siciliane ha trasmesso alla Regione il dettaglio degli interventi individuati nel piano di mitigazione dei rischi e di risoluzione delle non conformità. Il quadro contempla 19 appalti. Le cifre indicate sono 36.187.599,58 euro per i lavori e 10.677.844,80 euro per somme a disposizione, per un totale di 46.865.444,38 euro. Di questi, circa 13,55 milioni sarebbero a carico del Cas; 33,31 milioni sono indicati come finanziamento richiesto. La spesa prevista entro il 31 dicembre è di circa 13,32 milioni.
Tra le opere elencate figurano interventi sulla segnaletica orizzontale e verticale, la manutenzione dei giunti di dilatazione, il ripristino delle barriere danneggiate e lavori nelle gallerie, tra cui idrolavaggio delle calotte e posa di reti metalliche e ancoraggi. Sono attività necessarie: segnaletica leggibile, barriere efficienti e gallerie sicure non sono rifiniture, ma condizioni essenziali per la circolazione.
Gli annunci di spesa e la prova dei cantieri
Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha annunciato 253 milioni di euro per interventi strutturali sull’A20, dopo un incontro a Palazzo d’Orléans con i rappresentanti di 14 Comuni delle province di Messina e Palermo. La Regione ha inoltre parlato di 32,5 milioni per gli interventi immediati richiesti dal Ministero. Sono stanziamenti e disponibilità da seguire con attenzione: tra un annuncio, l’assegnazione delle risorse e un’opera completata possono passare mesi o anni.
Per questo la misura concreta del piano non sarà il totale comunicato, ma ciò che gli automobilisti vedranno cambiare: quali cantieri partiranno, in quali tratti, con quali tempi e con quali risultati verificabili. Il Ministero ha richiamato criticità che non possono essere risolte con una conferenza stampa: occorre mettere in sicurezza le situazioni più urgenti e, insieme, affrontare il degrado accumulato nel tempo.
La rete autostradale siciliana, inoltre, non è un unico sistema gestito da un solo soggetto. L’ultimatum e gli interventi qui descritti riguardano le tratte A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo, gestite dal Cas. La A19 Palermo-Catania è invece una tratta Anas e non è a pedaggio. La distinzione conta: le responsabilità e gli strumenti d’intervento non coincidono, anche se per chi viaggia l’obiettivo è lo stesso, potersi spostare in sicurezza e senza tempi imprevedibili.
Il pedaggio non può ignorare il servizio che si riceve
Nel frattempo, l’esperienza quotidiana di chi percorre le autostrade del Cas è fatta spesso di corsie ristrette, doppi sensi di marcia, deviazioni e rallentamenti. In alcuni tratti, il fondo stradale e le condizioni dell’infrastruttura impongono una guida prudente e rendono più faticoso raggiungere luoghi di lavoro, ospedali, scuole e servizi. Per pendolari e imprese, il disagio non si misura soltanto in minuti: significa viaggi meno prevedibili e costi aggiuntivi, proprio mentre il prezzo dei carburanti pesa già sui bilanci familiari.
Eppure, quando si passa dal casello, il costo del pedaggio resta quello previsto. È questo il punto che alimenta la protesta: si paga per percorrere un’autostrada, ma la qualità del viaggio può essere ridotta da limitazioni e cantieri che durano a lungo. Il pedaggio non può essere discusso ignorando la sicurezza, né la sicurezza può diventare una giustificazione per chiedere agli utenti di sopportare qualunque disagio senza informazioni e senza una risposta economica.
Non si tratta di sostenere che ogni cantiere debba comportare automaticamente un pedaggio gratuito. I lavori servono a correggere problemi reali e, in molti casi, sono indispensabili proprio per ridurre i rischi. Ma è ragionevole chiedere che il costo a carico dell’utente tenga conto dei disagi prolungati e delle limitazioni effettive: soprattutto quando un tratto è interessato per mesi da restringimenti, deviazioni o circolazione a doppio senso.
Uno sconto legato ai disagi, con regole chiare
La Regione e il Cas dovrebbero valutare una riduzione temporanea del pedaggio nei tratti e nei periodi in cui i lavori incidono maggiormente sulla circolazione, o forme di esenzione quando le limitazioni rendono il servizio particolarmente penalizzante. Una misura graduata, legata alla durata e all’estensione dei disagi, sarebbe più credibile di uno sconto generalizzato e offrirebbe un criterio comprensibile a tutti.
Servono anche informazioni pubbliche e aggiornate: cantieri aperti e programmati, durata prevista, corsie disponibili, tempi di percorrenza e stato di avanzamento dei lavori. E serve un rendiconto accessibile su come vengono impiegati i pedaggi e i fondi pubblici: quanti interventi sono stati affidati, quanti avviati, quanti conclusi e quali criticità restano da affrontare.
Il presidente Schifani ha detto che la Regione intende seguire direttamente il dossier autostrade; l’annuncio dei 253 milioni per l’A20 è arrivato dopo le richieste avanzate dai rappresentanti di 14 Comuni. Adesso gli amministratori locali, i pendolari e le imprese hanno titolo per chiedere verifiche e aggiornamenti puntuali.
La questione, in fondo, è di equità. Se l’automobilista paga una tariffa piena, deve poter sapere che cosa sta pagando e quando il servizio tornerà a condizioni adeguate. Se invece è costretto a viaggiare a lungo tra restringimenti, code e percorsi rallentati, l’ente gestore e la Regione devono almeno valutare una compensazione proporzionata e spiegare le proprie decisioni.




