Una pratica consolidata — così la ricostruzione degli inquirenti — che avrebbe permesso all’ex presidente della Regione Salvatore (Totò) Cuffaro e al suo entourage di ottenere e far circolare in anteprima bandi pubblici dell’assessorato regionale alla Famiglia, favorendo così soggetti ritenuti «amici». Al centro dell’indagine, partita dalla procura di Palermo e culminata con una richiesta di misure cautelari per 18 persone, compaiono nomi noti: oltre a Cuffaro, il suo storico collaboratore Vito Raso, la dirigente del dipartimento Famiglia Maria Letizia Di Liberti e — in una diversa veste — un colonnello dei carabinieri identificato negli atti come Stefano Palminteri.
Il sospetto: un «protocollo operativo» per i bandi
Secondo gli atti, i bandi — prima della pubblicazione ufficiale — sarebbero stati condivisi privatamente con Raso e quindi fatti circolare a una rete di persone fidate. È citato dagli inquirenti un vero e proprio «protocollo operativo»: Di Liberti, dirigente del dipartimento, avrebbe inviato bozze e informazioni riservate a Raso, che poi avrebbe provveduto a ridistribuirle. Dalle conversazioni agli atti emergono passaggi espliciti, come l’invito a «mandare i bandi a tutti i nostri amici» e rassicurazioni del tipo «Tu giramela, che poi ci penso io».
In più occasioni, gli investigatori riportano episodi concreti: il 13 febbraio 2024 la presunta anticipazione di un bando per servizi agli autistici; a giugno 2024, la notifica di un bando da 9 milioni per la formazione dei detenuti che sarebbe circolato prima della pubblicazione. Questi elementi, nella ricostruzione dei pm, configurerebbero ripetute rivelazioni e utilizzazioni di segreti d’ufficio. sicilianews.it
Il ruolo della dirigente e le accuse
Maria Letizia Di Liberti — volto storico della burocrazia regionale, già al centro di altre vicende giudiziarie durante la pandemia — figura negli atti come la fonte originaria delle informazioni sui bandi. Per lei la procura ipotizza reati legati alla rivelazione e utilizzazione di notizie riservate. Le indagini, condotte anche tramite intercettazioni e acquisizioni documentali, cercano ora di individuare destinatari e conseguenze concrete della circolazione anticipata dei bandi.
Le «talpe» e gli incontri riservati
L’indagine non si limita ai documenti amministrativi: emergono anche contatti con appartenenti alle forze dell’ordine. Un colonnello dei carabinieri avrebbe chiesto e ottenuto un incontro riservato con Cuffaro, poi ricostruito negli atti; lo stesso militare è indagato per rivelazione di segreti d’ufficio. Nelle conversazioni spuntano inoltre riferimenti a un uomo vicino ai servizi segreti che avrebbe avvertito Cuffaro di essere eventualmente sotto ascolto, consigliandogli di limitarne l’uso del telefono.
Il pericolo di fuga: perché la procura è severa
Uno dei punti più forti — e più dibattuti — della richiesta della procura riguarda il pericolo di fuga attribuito a Cuffaro. Nei passaggi richiamati dagli inquirenti l’ex governatore avrebbe manifestato l’intenzione di prolungare un viaggio in Burundi («invece di starci dieci giorni… ci sto tre mesi»), circostanza che per i pm indicherebbe la volontà di sottrarsi all’azione della giustizia sfruttando un trasferimento già programmato. Gli inquirenti sottolineano, per rafforzare la loro tesi, i legami personali e le esperienze pregresse di Cuffaro con il Burundi: nel 2016 l’ex presidente si recò nel Paese africano come medico volontario, esperienza che finì anche sulle cronache. Per la procura, dunque, esisterebbe una «concretezza» della possibilità di fuga, non soltanto una mera espressione verbale.
Va però rimarcato che — come ricostruito dagli atti — il giudice per le indagini preliminari non ha concesso tutte le deroghe richieste dalla procura nella forma prospettata: il gip, infatti, non ha condiviso integralmente la richiesta di misura cautelare nella modalità indicata (deroga all’interrogatorio preventivo). Ciò non toglie che la procura abbia ritenuto sufficiente il rischio da indicare nella richiesta agli atti.
Scenari
L’inchiesta — che vede coinvolti, oltre a Cuffaro e Raso, dirigenti, politici e operatori del mondo sanitario e degli appalti — è indirizzata a chiarire se quel sistema di anticipazioni abbia prodotto vantaggi ingiusti a imprese o soggetti terzi e se si sia configurata una fattiva associazione di tipo corruttivo o di turbativa d’asta. L’eventuale conferma di tali dinamiche aprirebbe scenari giudiziari e amministrativi complessi, con potenziali ricadute su nomine e procedure regionali.
La vicenda che esce dalle carte della procura di Palermo è fatta di scambi riservati, incontri a porte chiuse e conversazioni che, per gli investigatori, descrivono un meccanismo ripetuto nel tempo per favorire «gli amici» di un potente ex governatore. Il pericolo di fuga, collocato attorno al legame con il Burundi e alla presunta volontà di prolungare un soggiorno all’estero, è l’elemento che ha reso più urgente la richiesta di misure cautelari da parte della magistratura: una richiesta che il gip, però, ha valutato con maggiore prudenza nella decisione sul procedimento cautelare. La fase istruttoria continuerà: i prossimi atti e l’interrogatorio in programma saranno decisivi per chiarire responsabilità e dinamiche.




