Il rimpasto della giunta comunale di Brolo continua a produrre effetti politici e riflessioni che vanno oltre il semplice avvicendamento di ruoli. Dopo giorni di silenzio istituzionale e dopo la nota pubblica di Nuccio Ricciardello, estromesso dall’esecutivo senza una comunicazione diretta, arriva la lettera aperta del sindaco Giuseppe Laccoto ai cittadini. Un intervento che, pur senza mai citare nomi, chiarisce l’impostazione politica che ha guidato l’azzeramento e la successiva ricomposizione della giunta.
Il primo cittadino rivendica la scelta come frutto di una riflessione lunga e sofferta, legata esclusivamente al senso di responsabilità verso il mandato ricevuto nel 2024, forte di un consenso elettorale pari all’80%. Un dato che Laccoto richiama più volte come legittimazione politica non del singolo, ma dell’intero progetto civico che sostiene l’amministrazione.
Il nodo politico: squadra contro percorsi individuali
Il passaggio centrale della lettera è quello in cui il sindaco afferma che “qualcuno ha scelto percorsi individuali non in linea con lo spirito di squadra e con il metodo di lavoro condiviso”. Sebbene non venga mai fatto il nome di Nuccio Ricciardello, il riferimento appare inequivocabile.
Laccoto tiene a precisare di non voler rispondere a offese o insulti personali e di non voler alimentare polemiche sterili. Tuttavia, introduce un discrimine politico netto: la lealtà e la correttezza, secondo il sindaco, non sono solo valori etici ma condizioni indispensabili per il funzionamento dell’esecutivo. Quando questi presupposti vengono meno, chi guida la comunità ha – a suo dire – il dovere di intervenire. Una visione della politica amministrativa fortemente improntata alla coesione interna, in cui il dissenso o le prese di posizione autonome vengono lette come un elemento di destabilizzazione del progetto comune.
La posizione di Ricciardello e la frattura sul metodo
Dall’altro lato, Ricciardello ha scelto un registro diverso: nessun attacco diretto al sindaco, ma una critica esplicita al metodo adottato. L’ex assessore al Turismo e allo Spettacolo ha denunciato il silenzio istituzionale, l’assenza di una comunicazione ufficiale sul suo ruolo e l’aver appreso dell’esclusione attraverso la stampa.
Ricciardello rivendica la correttezza del proprio operato e lascia intendere che la sua estromissione possa essere legata proprio ai “no” pronunciati per senso del dovere, anche a costo di risultare scomodo. In questo passaggio emerge una diversa concezione della funzione assessoriale: non solo esecuzione di una linea condivisa, ma anche esercizio di autonomia e responsabilità personale.
Qui si consuma la vera frattura politica: non tanto sui risultati amministrativi – che Ricciardello volutamente non elenca – quanto sulla lettura del ruolo e dei confini tra lealtà, autonomia e spirito critico all’interno di una maggioranza civica.
La presa di posizione dell’on. Elvira Amata
Sulla vicenda interviene anche l’on. Elvira Amata, che legge il rimpasto come una scelta politica ben precisa e non come un semplice avvicendamento amministrativo. Secondo la deputata, l’estromissione di Nuccio Ricciardello sarebbe avvenuta senza confronto e senza spiegazioni, in contrasto con gli equilibri politici costruiti negli anni e con il consenso popolare che aveva portato alla sua elezione. Amata parla di un metodo “antico”, criticando una gestione calata dall’alto e priva di condivisione, sottolineando come, in politica, i cambi – se necessari – debbano essere discussi e concordati, non imposti.
Una giunta ricomposta, ma non senza strascichi
La nuova giunta, formalizzata con il provvedimento sindacale n. 3, vede l’ingresso di Linda Piscioneri e la conferma degli altri assessori, mentre le deleghe al Turismo e allo Spettacolo restano in capo al sindaco. Una scelta che, sul piano politico, rafforza il controllo diretto del primo cittadino su settori strategici, ma che allo stesso tempo alimenta interrogativi sulla gestione futura di ambiti centrali per un comune a vocazione turistica come Brolo. Laccoto parla di una “stagione nuova” fondata su unità e armonia. Resta però il dato politico di uno strappo consumato pubblicamente, che ha trovato eco tra i cittadini, come dimostrato dal sostegno manifestato a Ricciardello nelle ore successive alla sua esclusione.
La sintesi, dal nostro punto di vista
La vicenda del rimpasto di Brolo racconta due visioni della politica locale che si confrontano apertamente. Da un lato, quella del sindaco, che privilegia compattezza, disciplina di gruppo e adesione piena a un progetto condiviso. Dall’altro, quella di un ex assessore che rivendica il diritto di dissentire e di esercitare il proprio ruolo anche in modo non allineato, senza per questo mettere in discussione la lealtà istituzionale.
Al di là delle posizioni personali, resta una questione di metodo: la comunicazione politica, il rispetto dei ruoli e la gestione dei passaggi delicati all’interno di un’amministrazione. Elementi che, soprattutto in una comunità piccola come Brolo, pesano quanto – se non più – delle scelte tecniche.
Il tempo, come scrive Ricciardello, dirà se questo strappo sarà solo una parentesi o l’inizio di nuovi equilibri politici. Di certo, il rimpasto ha già lasciato un segno profondo nel dibattito pubblico brolese.




