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Cannes, milioni bruciati e nessun colpevole: l’ennesima lezione di impunità

L’archiviazione del caso della mostra milionaria della Regione Siciliana a Cannes segna l’ennesima, sconcertante pagina di un copione già visto: soldi pubblici spesi con leggerezza, procedure dichiarate illegittime, clamore mediatico, e poi… nessun colpevole.

Alla fine, dunque, è arrivata l’archiviazione. L’inchiesta sulla mostra milionaria della Regione Siciliana al Festival di Cannes si chiude senza colpevoli. Il GIP di Palermo, Patrizia Ferro, ha disposto l’archiviazione per tutti gli indagati, ritenendo le prove insufficienti a sostenere l’accusa in giudizio.

Cadono dunque le ipotesi di falso in atto pubblico e turbata libertà degli incanti a carico di dirigenti e funzionari regionali che avevano sottoscritto l’accordo da 3,7 milioni di euro con la società lussemburghese Absolute Blue. Nessun processo per Lucia Di Fatta, ex dirigente generale del Dipartimento Turismo, per Calogero Franco Fazio, dirigente firmatario della convenzione, né per Nicola Tarantino, responsabile della Sicilia Film Commission.

Il GIP di Palermo ha messo la parola fine al fascicolo penale prima ancora di iniziare. Sul piano amministrativo, però, la storia è un’altra: il TAR aveva già stabilito che quella procedura era illegittima. Un contratto da 3,7 milioni di euro, affidato senza gara, dichiarato contrario alle regole basilari della concorrenza. Ma ciò che è amministrativamente scorretto non diventa automaticamente penalmente rilevante.

E qui sta il paradosso che dovrebbe indignare ogni cittadino: abbiamo speso milioni di euro per un progetto sbagliato, lo abbiamo dovuto revocare in autotutela, eppure nessuno ne risponde davanti alla giustizia.

L’argomento è sempre lo stesso: mancano le prove, non ci sono estremi di reato, l’autotutela ha neutralizzato gli effetti. Ma la sostanza non cambia: risorse pubbliche bruciate, responsabilità politiche scaricate nell’ombra, fiducia dei cittadini erosa ancora una volta. L’archiviazione dell’inchiesta sulla mostra milionaria organizzata a Cannes dalla Regione Siciliana rappresenta, ancora una volta, la fotografia amara di un sistema in cui la giustizia sembra capitolare di fronte ai meccanismi dell’impunità. Sono finiti sotto la lente della magistratura milioni di euro pubblici, spesi senza gara e senza chiarezza, ma la Procura ha dichiarato insufficiente la prova per un processo penale.

Il messaggio che passa è devastante. Per il cittadino comune ogni errore ha un prezzo, per la pubblica amministrazione no. Nelle stanze del potere, invece, tutto si dissolve tra carte bollate, distinguo giuridici e archiviazioni. E mentre i dirigenti tirano un sospiro di sollievo, resta il conto che paghiamo tutti. Cannes doveva essere una vetrina per la Sicilia, si è trasformata nell’ennesimo specchio dell’impunità. Un lusso che questa terra non può più permettersi.

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