Prima del murales c’era un pannello per le affissioni. E dietro il progetto “Pace e Serenità” c’è il lavoro della Consulta giovanile, con una scelta del luogo legata anche alla volontà di dare un messaggio di speranza in una zona segnata da un grave fatto delittuoso. Sono gli elementi principali della replica pubblicata dal Comune di Capizzi sul proprio canale social, dopo le contestazioni sulla decisione di intonacare una porzione di muro rivestita in pietra per accogliere l’opera.
La polemica, sollevata pubblicamente dal consigliere di minoranza Paolo Calandra e condivisa da alcuni cittadini, è stata al centro anche del nostro articolo “Capizzi, si copre la pietra per dipingere un murales: la valorizzazione al contrario”. La domanda riguardava l’opportunità di coprire quella superficie, anziché destinare il dipinto a una parete in cemento ancora da rifinire.
La risposta del Comune aggiunge informazioni rilevanti, che meritano di entrare nel racconto con lo stesso rilievo delle critiche.
Il primo chiarimento riguarda lo stato precedente del muro. Nella fotografia diffusa dall’ente è visibile un grande pannello metallico utilizzato per manifesti e avvisi funebri, collocato sulla porzione successivamente interessata dai lavori. La pietra, dunque, era già parzialmente nascosta da una struttura per le affissioni: un elemento che non compariva nella documentazione sulla quale si era sviluppata la prima ricostruzione.
L’Amministrazione precisa inoltre che la parete si trova fuori dal centro storico, nella parte più recente dell’abitato, e che risale agli anni Sessanta. Secondo il Comune, non presenta particolari valori storici, architettonici o costruttivi e non costituisce una muratura monumentale o tutelata.
Sono precisazioni che ridimensionano una lettura della vicenda come sacrificio di una testimonianza storica. Nel precedente articolo avevamo chiarito che dalla sola fotografia non era possibile stabilire età e pregio del muro. Il tema della qualità di una scelta urbana resta comunque distinto dall’eventuale valore monumentale della superficie interessata.
Il secondo punto della replica riguarda la paternità dell’iniziativa, sostenuta da un contributo regionale di 4.500 euro. Il Comune riferisce che i componenti della Consulta giovanile hanno lavorato alla proposta di finanziamento, ideato l’opera, contribuito all’individuazione del luogo, contattato l’artista e seguito i rapporti con l’impresa, compresa l’acquisizione dei preventivi.
Un coinvolgimento concreto, che integra anche il quadro della partecipazione emerso finora. La proposta iniziale dei giovani, spiega l’ente, riguardava la facciata della scuola elementare; successivamente si è concordato di mantenere il progetto nella stessa zona, scegliendo la parete oggi al centro del confronto.
La collocazione avrebbe inoltre una precisa motivazione simbolica: la vicinanza a un luogo segnato da un grave episodio delittuoso che ha sconvolto la comunità. “Pace e Serenità” vuole quindi portare un messaggio di speranza e rinascita proprio in quel contesto. Una spiegazione che consente di comprendere il rapporto cercato tra l’opera e il luogo.
La nota interviene anche su un commento relativo al costo e alla superficie del murales, respingendo quelle che considera insinuazioni lesive della correttezza dei giovani. Su questo è utile mantenere distinti i piani: il nostro precedente articolo non contestava la congruità della spesa né avanzava dubbi sull’onestà dei partecipanti. La cifra del finanziamento, da sola, non permette di valutare le singole voci di costo.
Il lavoro della Consulta merita di essere riconosciuto per ciò che rappresenta: giovani che dedicano tempo e impegno al proprio paese. Questo coinvolgimento può convivere con un confronto sulla soluzione adottata. Una valutazione estetica o urbanistica non implica, di per sé, un giudizio sulla correttezza di chi ha contribuito al progetto.
Resta infine la domanda posta dal Comune: perché il pannello che copriva la pietra da anni non aveva suscitato la stessa mobilitazione? L’assenza di precedenti proteste, però, non rendeva quella sistemazione soddisfacente, né obbligava a sostituire una copertura con un’altra. La rimozione di quel pannello, tutt’altro che gradevole, poteva essere l’occasione per restituire alla vista la pietra e recuperare la continuità della parete, destinando il murales a una superficie che avrebbe tratto maggiore beneficio dall’intervento.
È una considerazione che prescinde dall’età del muro e dalla sua collocazione dentro o fuori il centro storico. La cura dell’abitato riguarda anche le costruzioni ordinarie e le zone più recenti: una parete in pietra può avere una dignità estetica senza essere un monumento. Il punto è se, liberato il muro dal vecchio pannello, valesse davvero la pena coprirlo di nuovo. E se sia ancora possibile, verificate le condizioni tecniche, recuperare la superficie e individuare nelle vicinanze una collocazione che conservi il significato del progetto “Pace e Serenità”. Sarebbe un modo per dare valore sia all’iniziativa dei giovani sia al luogo destinato ad accoglierla.




