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Capo d’Orlando celebra i 100 anni dell’autonomia con un reading poetico: «O che bel paese»

Un pomeriggio di versi, emozioni e appartenenza ha animato la piazza Giacomo Matteotti in occasione delle celebrazioni per i 100 anni dell’autonomia orlandina. Poeti provenienti da Capo d’Orlando e da diversi centri limitrofi — tra cui Acquedolci, Caronia, S. Agata di Militello, San Fratello, Santo Stefano di Camastra e Palermo — si sono ritrovati per un sentito reading poetico sul tema «O che bel paese», dimostrando con le loro parole quanto la poesia possa essere strumento di memoria e di comunità.

L’evento, presentato dalla professoressa Rosetta Vitanza e seguito da una piazza gremita, è stato organizzato dalla locale Società di Mutuo Soccorso “L’Avvenire”, guidata dal presidente Marco Bertolani, in collaborazione con il Cenacolo dei Liberi Poeti, rappresentato da Maria Elena Minciullo e Giusy Santangelo. Un’organizzazione che ha saputo creare un momento collettivo capace di coniugare celebrazione civile e riflessione culturale.

I poeti partecipanti — tra i quali Maria Elena Minciullo, Carmelo Caccetta, Luigina Destro, Graziella Emanuele, Maria Francesca Emanuele, Salvatore Fogliani, Santina Folisi, Alfio Foti, Emilia La Galia, Giuseppe Letizia, Graziella Lo Vano, Gina Marcazzò, Teresa Mammana, Giuseppe Mazzullo, Giuseppe Pirri, Gaetano Raneri, Lina Santangelo, Antonino Schiera, Rino Scurria, Salvatore Serio, Salvatore Vivaldi e Giusy Santangelo — hanno declamato componimenti ispirati al legame con il proprio paese, raccontando attraverso versi il rapporto intimo con la terra d’origine.

I testi letti hanno messo in luce un forte senso d’appartenenza: la poesia è apparsa come mezzo privilegiato per esprimere amore per il territorio, ma anche per indagare le contraddizioni, le disuguaglianze e le ingiustizie che attraversano la società. Molti autori hanno sottolineato come, nonostante le difficoltà, la memoria collettiva e la bellezza del paesaggio rimangano fonti di ispirazione e coesione.

Più volte nel corso del reading è emersa l’idea che la poesia abbia il potere non solo di raccontare, ma di unire: la condivisione dei versi in uno spazio pubblico ha trasformato la piazza in un luogo di partecipazione attiva, dove la comunità ha potuto riflettere insieme sul passato e guardare con speranza al futuro.

La scelta del tema — «O che bel paese» — ha funzionato da filo conduttore: ciascun poeta, con sensibilità diversa, ha portato la propria visione del paese ideale e reale, creando un mosaico di impressioni che va dalla celebrazione delle radici alle richieste di attenzione verso chi resta ai margini. È stata, in sostanza, una festa civile in cui la cultura ha preso la parola.

L’iniziativa si inscrive nel quadro più ampio delle celebrazioni per il centenario dell’autonomia orlandina e lascia un’impronta significativa: non solo per l’intensità delle esibizioni, ma anche per la capacità di richiamare pubblico e sensibilità diverse intorno a temi di identità e comunità. Un risultato che gli organizzatori e i partecipanti hanno voluto dedicare idealmente a tutti i cittadini che, attraverso impegno e memoria, contribuiscono alla vita della città.

A chiusura dell’evento, rimane viva l’immagine di una piazza illuminata dalla parola poetica — capace di portare un sorriso, sollevare interrogativi e offrire nuove prospettive. La poesia, come è stato dimostrato, continua a essere uno strumento potente per raccontare il presente e immaginare il domani di Capo d’Orlando.

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