spot_img
spot_img

Capo d’Orlando, episodi di violenza: Ingrillì accusato di superficialità e negligenza

La violenta rissa esplosa nella notte tra lunedì e martedì scorsi in piazza Trifilò non è soltanto l’ennesimo episodio di degrado e insicurezza. È il simbolo di una ferita che da troppo tempo lacera Capo d’Orlando e che adesso pretende una risposta forte, chiara, inequivocabile.

Tre minorenni, ritenuti responsabili dell’aggressione, sono stati collocati in comunità con un provvedimento firmato dal gip del Tribunale per i Minorenni di Messina. Altri due ragazzi risultano coinvolti, uno dei quali armato di un casco utilizzato come arma impropria per colpire un coetaneo. Un episodio di brutale violenza che non può essere liquidato come “caso isolato”.

Il sindaco sotto accusa

È la cittadinanza stessa a contestare questa narrazione. Molti puntano il dito contro il sindaco Franco Ingrillì, accusato di aver minimizzato e di aver chiuso gli occhi davanti a un fenomeno denunciato da anni.
C’è chi ricorda segnalazioni protocollate tre anni fa, chi incontri in Comune, chi richieste rimaste inevase per intensificare i controlli su piazza Trifilò, divenuta da tempo crocevia di risse, spaccio e microcriminalità.

La frase del primo cittadino — “qualche caso isolato” — e poi la richiesta di maggiori controlli e l’istituzione della Tenenza dei Carabinieri, suona oggi come un insulto a una comunità esasperata. “Dire che è un caso isolato significa ammettere scarsa attenzione verso il territorio e verso i cittadini. Piazza Trifilò da anni è terra di nessuno, un porto franco senza regole”, ci ha dichiarato una residente.

Parole amare, che raccontano una realtà difficile da negare: Capo d’Orlando non ha saputo proteggere i suoi luoghi simbolo di socialità, lasciando che la movida degenerasse in violenza.

Lo scontro tra Marici e Ingrillì

Nel dibattito pubblico si inserisce con forza la voce del giornalista Peppe Marici, che richiama l’urgenza della prevenzione, denunciando il mancato funzionamento delle telecamere di videosorveglianza da oltre due anni e sottolineando come le segnalazioni dei cittadini siano state sistematicamente ignorate. Prevenire, ammonisce, deve essere la priorità assoluta per chi ha il compito di governare, insieme a una collaborazione fattiva con le forze dell’ordine.

Dal canto suo, il sindaco Ingrillì risponde difendendo il lavoro dell’amministrazione, precisando che le telecamere sono solo parzialmente fuori uso da pochi mesi e che si sta lavorando per migliorarne l’efficienza, mentre in piazza Trifilò non sono mai state installate in passato. Il sindaco rilancia anche mettendo in luce altre criticità infrastrutturali non risolte, invitando Marici a un maggior impegno concreto.

Questa contrapposizione riflette la spaccatura tra l’esigenza di una cittadinanza esasperata che chiede azioni immediate e tangibili, e un’amministrazione che appare invece lenta e difensiva. Ma la posta in gioco è alta: la sicurezza è un diritto e un bene comune che tocca la dignità stessa di Capo d’Orlando.

La richiesta: il Comune parte civile

Da più fronti arriva adesso una proposta chiara: il Comune deve costituirsi parte civile nel processo contro i responsabili della rissa. Non si tratterebbe di un mero atto formale, ma di una scelta politica e simbolica. Vorrebbe dire:

  • schierarsi al fianco delle vittime,
  • difendere l’immagine della città,
  • lanciare un messaggio di fermezza contro chi pensa di trasformare Capo d’Orlando in terra di conquista.

La palla passa dunque all’Amministrazione. Il sindaco Ingrillì e la sua Giunta hanno l’occasione di dimostrare che non intendono voltarsi ancora dall’altra parte. Una deliberazione di Giunta e Consiglio comunale in tal senso rappresenterebbe quella presa di responsabilità che i cittadini chiedono da anni.

Un bivio per la città

Oggi Capo d’Orlando è a un bivio. Da un lato c’è la tentazione di archiviare la rissa come un episodio isolato e lasciare che la rabbia collettiva si spenga fino alla prossima emergenza. Dall’altro c’è la possibilità di cambiare rotta, inaugurando una nuova stagione di ascolto, prevenzione e sicurezza.

Il messaggio che arriva dalla comunità è netto: chi amministra deve smettere di ignorare la realtà. Sottovalutare le richieste di sicurezza e le denunce continue significa esporsi a rischi sempre più gravi, oltre che perdere la fiducia dei cittadini.

Costituirsi parte civile sarebbe solo il primo passo, non sufficiente a cancellare anni di leggerezza politica. Ma segnerebbe un cambio di passo, un atto di dignità istituzionale. Vorrebbe dire, una volta per tutte, che piazza Trifilò e tutti gli altri luoghi di aggregazione, appartengono ai cittadini e non alla violenza.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles