C’è un tombino, in via Consolare Antica, nei pressi della concessionaria Fazio, che ormai è diventato un simbolo. Ma non di efficienza o di prontezza amministrativa — tutt’altro. È il simbolo del lassismo, della disattenzione cronica e del disinteresse verso la sicurezza dei cittadini. Un tombino che da anni salta letteralmente in aria a ogni acquazzone, spinto dalla pressione dell’acqua come il tappo di una bottiglia di spumante. E, puntualmente, nessuno interviene.
Le segnalazioni si sono susseguite nel tempo, gli abitanti hanno protestato, qualcuno ha perfino portato la questione in consiglio comunale. Ma la risposta — o meglio, il silenzio — è stata sempre la stessa. Nessun intervento, nessuna messa in sicurezza, nessuna soluzione. Intanto il pericolo resta lì, pronto a colpire chiunque passi nel momento sbagliato: automobilisti, motociclisti, pedoni.
La gente del posto è esasperata. “È una vergogna”, ripetono gli abitanti, costretti a convivere non solo con il rischio di incidenti, ma anche con gli odori nauseabondi che salgono dalla conduttura. E hanno ragione: è davvero una vergogna che una situazione così semplice da risolvere diventi un caso di pubblica sicurezza ignorato da chi dovrebbe garantire ordine e decoro urbano.
La stagione delle piogge è alle porte e con essa tornerà l’incubo del tombino che salta, del pericolo improvviso, dell’incidente annunciato. Forse, come troppo spesso accade, si interverrà solo dopo che qualcuno si farà male o subirà un danno. Ma a quel punto sarà tardi, e le scuse non serviranno più.
Un problema semplice, di quelli che si risolvono in poco tempo e con spese minime, ma che invece resta sospeso nel vuoto dell’indifferenza. Perché quel tombino non è solo un dettaglio urbano trascurato, un pezzo di ferro malmesso: è il segno visibile di una città che ha smesso di prendersi cura di sé e dei suoi cittadini.




