In Italia il problema del sovraffollamento delle carceri rimane una vera e propria emergenza. Secondo l’ultimo report del Garante nazionale dei detenuti, aggiornato al 31 luglio, sarebbero infatti tra i 10mila e i 16mila i detenuti che potrebbero presto scontare la parte finale della loro pena al di fuori del carcere, grazie agli strumenti già previsti dalla normativa.
Una task force per accelerare le procedure
Già dallo scorso anno il ministero della Giustizia ha avviato un lavoro congiunto con la magistratura di sorveglianza e con i singoli istituti penitenziari per analizzare caso per caso la situazione delle persone ristrette.
Sei mesi fa il ministero aveva identificato 10.105 detenuti “definitivi” come potenziali beneficiari delle misure alternative: si tratta di persone con meno di due anni di pena residua, condannate per reati non ostativi e senza gravi sanzioni disciplinari recenti.
Non si parla quindi di indulto o amnistia, ma di un percorso pensato per alleggerire il sistema penitenziario attraverso una gestione più veloce e organizzata delle pratiche.
Carceri al 135% della capienza
Il quadro che emerge è preoccupante: nelle carceri italiane sono recluse circa 63mila persone, a fronte di una capienza ben più bassa. L’indice di affollamento nazionale è oggi intorno al 135%, con inevitabili ripercussioni sulle condizioni di vita e sul lavoro degli operatori.
Il report del Garante mostra inoltre che circa 16mila detenuti hanno un residuo pena fino a 2 anni; che più della metà delle persone ristrette (50,52%) deve scontare ancora una pena tra zero e tre anni; che solo il 38,29% ha un residuo tra tre e dieci anni. Tra gli stranieri la concentrazione delle pene più brevi è ancora più evidente: il 62,08% ha un residuo sotto i tre anni.
Fino a un detenuto su tre potrebbe uscire dal carcere
Secondo l’analisi del Garante, quasi un terzo della popolazione detenuta potrebbe rientrare nelle condizioni per accedere all’esecuzione penale esterna, soprattutto dopo il decreto emanato lo scorso luglio, che introduce nuove strutture residenziali dedicate al reinserimento sociale e al completamento della pena fuori dal carcere.
Il governo punterà prima sui detenuti con un residuo pena fino a due anni, anche se la legge permette di estendere questo limite a quattro.
Tuttavia, per ottenere il beneficio restano necessari due requisiti fondamentali: un domicilio disponibile e un lavoro. Proprio per agevolare questi aspetti, è in arrivo un bando nazionale volto alla creazione di strutture in grado di offrire accoglienza e opportunità lavorative.
“Una strategia concreta contro il sovraffollamento”
«La task force istituita al ministero della Giustizia è uno strumento utile per accelerare i tempi e ridurre il sovraffollamento», spiega Irma Conti, componente del collegio del Garante. «Abbiamo bisogno di procedure più rapide e di misure che permettano ai detenuti idonei di accedere senza ritardi ai percorsi alternativi».




