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Cardiochirurgia pediatrica: Bambino Gesù via da Taormina, San Donato fuori da Palermo

Dal 30 giugno scade la convenzione con l’ospedale romano. La Regione prova a salvare due reparti, ma senza partner esterni e con la deroga ministeriale ancora appesa

PALERMO — La sanità siciliana entra in una delle sue settimane più difficili. Il Bambino Gesù di Roma ha comunicato alla Regione la volontà di non rinnovare la convenzione che dal 2010 sostiene la cardiochirurgia pediatrica di Taormina. La scadenza è fissata al 30 giugno. Dopo quella data, il Centro cardiologico pediatrico del Mediterraneo resterà formalmente in piedi solo se la Regione riuscirà a garantirne personale, organizzazione e copertura istituzionale.

Il colpo arriva mentre Palazzo d’Orléans è già impegnato in un’altra transizione delicata: anche il Policlinico San Donato ha concluso la collaborazione con l’Arnas Civico di Palermo. La Regione ha comunicato ufficialmente che l’accordo non è stato rinnovato e che il reparto palermitano dovrà proseguire in autonomia, dopo 496 ricoveri effettuati nel triennio di cooperazione. Il San Donato resterà a supporto fino alla scadenza del contratto, il 30 giugno, per completare il passaggio di consegne.

Il risultato è un doppio fronte aperto: Taormina perde il riferimento romano, Palermo quello milanese. E tutto accade mentre la Sicilia chiede al Ministero della Salute e al Mef una deroga al decreto ministeriale 70 del 2015, che prevede una sola cardiochirurgia pediatrica nell’isola, individuata nella rete precedente al Civico di Palermo. La Regione, invece, punta a mantenere entrambe le strutture: Palermo e Taormina.

Per salvare Taormina, il governo Schifani ha già modificato la rete ospedaliera regionale, aggregando il centro pediatrico alla Cardiochirurgia per adulti del Policlinico Rodolico-San Marco di Catania. Una scelta fatta, secondo la Regione, seguendo le indicazioni dei ministeri della Salute e dell’Economia. Il centro di Taormina è stato così inserito per la prima volta nella rete ospedaliera ufficiale regionale.

Ma il passaggio non risolve il problema immediato. Senza il Bambino Gesù, la Regione dovrà dimostrare di poter garantire continuità clinica, équipe specializzate, standard di sicurezza e volumi di attività adeguati. È proprio questo il nodo più delicato: la cardiochirurgia pediatrica è un settore ad altissima specializzazione, in cui la casistica e l’esperienza delle équipe pesano quanto le strutture.

Nel frattempo si insedia il nuovo assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, che eredita un dossier già incandescente. L’assessore uscente Daniela Faraoni aveva avviato una procedura per blindare entrambe le cardiochirurgie, puntando sulla fase transitoria concessa dal Bambino Gesù e sull’iter ministeriale per la deroga.

La partita ora si gioca su tre tavoli: il confronto con Roma, la tenuta dei reparti dopo il 30 giugno e la capacità della Regione di trasformare due servizi nati o sostenuti da partnership esterne in strutture pienamente autonome.

Per le famiglie dei piccoli pazienti, però, la questione è più semplice e più urgente: sapere dove, da luglio, potranno essere operati i bambini siciliani affetti da gravi patologie cardiache. La risposta, al momento, è ancora sospesa.

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