La Cardiochirurgia pediatrica di Taormina torna a essere contemplata nella nuova Rete ospedaliera della Sicilia, approvata nei giorni scorsi dalla giunta guidata dal presidente Renato Schifani. La struttura sarà collocata sotto la direzione dell’ospedale Papardo di Messina, ma l’ultima parola spetta ora ai ministeri della Salute e dell’Economia, chiamati a ratificare il documento. Una fase che dovrebbe rappresentare poco più di una formalità, dato che i contatti istituzionali sono già avviati da settimane.
La novità principale del piano operativo della Regione è la creazione di una Rete regionale di Cardiochirurgia pediatrica, con due centri: uno nella Sicilia orientale (Taormina) e uno nella Sicilia occidentale (Palermo). Una scelta motivata dalla necessità di garantire cure a tutti i bambini senza costringerli a lunghi spostamenti in un territorio con gravi carenze infrastrutturali.
Le due strutture avranno ruoli diversi: Palermo (Arnas Civico in collaborazione con il Policlinico San Donato di Milano) sarà l’Hub, con 12 posti letto e la gestione dei casi più complessi; Taormina, con il supporto del Bambin Gesù di Roma e otto posti letto al San Vincenzo, diventerà lo Spoke, cioè il centro destinato a gestire i casi considerati meno gravi.
Le preoccupazioni del Comitato Genitori
Su questo punto interviene con forza il Comitato Genitori del Centro di Cardiochirurgia Pediatrica del Mediterraneo (CCPM), che in una nota ufficiale ribadisce la propria posizione:
«Siamo fiduciosi e soddisfatti del lavoro fatto finora, che ha portato il CCPM a rientrare nella rete ospedaliera. Tuttavia, non possiamo accettare alcuna forma di depotenziamento. La riduzione dei posti letto e la trasformazione di Taormina in centro Spoke rappresentano un ridimensionamento che rischia di compromettere gli standard qualitativi finora garantiti».
Il Comitato sottolinea che il CCPM di Taormina è sempre stato un centro di eccellenza e che i piccoli pazienti hanno diritto a ricevere le stesse opportunità di cura di cui hanno beneficiato fino a oggi. «Se queste indiscrezioni fossero confermate – aggiungono i genitori – sarebbe inaccettabile sacrificare un’eccellenza sanitaria in nome di equilibri burocratici o contabili. Nessun bambino deve ricevere cure di serie B».
Una decisione cruciale per il futuro
Il destino della cardiochirurgia pediatrica siciliana dipende dunque dalla ratifica ministeriale. La Regione ha scelto una soluzione che le consente, pur con alcuni compromessi, di mantenere due centri nonostante i vincoli normativi e il piano di rientro economico. Ma resta aperto il nodo più delicato: garantire a Taormina non un ruolo marginale, ma una funzione all’altezza della sua storia e delle competenze maturate nel tempo.
Il Comitato Genitori conclude con un appello alle istituzioni: «La salute dei bambini deve essere la priorità assoluta. Chiediamo che il CCPM continui a operare con le stesse risorse, lo stesso livello di professionalità e la stessa dignità che lo hanno reso un punto di riferimento per tante famiglie non solo siciliane, ma di tutto il Sud Italia».




