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Cardiochirurgia pediatrica di Taormina: il mistero dei numeri e il rischio di un depotenziamento

C’è un punto, nel cuore della sanità siciliana, dove i numeri sembrano smettere di essere semplici cifre per trasformarsi in strumenti di potere. È il caso della cardiochirurgia pediatrica di Taormina, da anni simbolo di eccellenza medica e di una battaglia civile per il diritto alla cura dei più piccoli.
Oggi quel centro, convenzionato con il Bambino Gesù di Roma, è al centro di una nuova bufera: accuse di manipolazione dei dati, sospetti di falsificazione e una scelta politica che rischia di spostare il baricentro della cardiochirurgia pediatrica siciliana da Taormina a Palermo.

I numeri: due versioni della stessa realtà

Tutto parte da un dato, o meglio da due versioni dello stesso dato.
Nel documento ufficiale della Regione Siciliana che definisce la nuova rete ospedaliera, per il primo semestre del 2025 si legge che Taormina avrebbe eseguito 65 interventi cardiochirurgici con una complessità media di 3,9, mentre Palermo (Arnas Civico–Policlinico San Donato) avrebbe totalizzato 35 interventi con complessità 5,5.
Numeri che, sulla carta, rendono il capoluogo “più performante” e giustificano la scelta di promuoverlo a hub regionale relegando Taormina a “spoke”, una sorta di succursale.

Ma i conti non tornano.

Secondo i dati amministrativi interni dei due ospedali, il Civico di Palermo avrebbe in realtà registrato 43 interventi con complessità media 2,6, mentre Taormina ne avrebbe effettuati 114, con DRG tra 4 e 5, dunque con una complessità più alta e un volume d’attività quasi doppio rispetto a quanto dichiarato dalla Regione.

Un’inversione completa del quadro.

“È un indegno balletto di numeri – denunciano i parlamentari di Italia Viva, Davide Faraone e Dafne Musolino –. Se questi dati fossero stati manipolati per giustificare la decisione politica, saremmo di fronte a un falso che lede i diritti dei cittadini siciliani. Presenteremo un esposto in procura”.

Precedenti inquietanti: quando Taormina “passò” da 560 pazienti a 3

Non è la prima volta che la cardiochirurgia pediatrica di Taormina si trova al centro di una controversia legata ai numeri. Nel 2016, un report inviato al Ministero della Salute riportava che nel 2015 il centro avrebbe avuto soltanto 3 pazienti dimessi.
Un dato che si rivelò clamorosamente falso: la documentazione ufficiale dell’ASP e dei medici attestava circa 560 casi trattati nello stesso periodo. Fu necessaria un’ispezione diretta dell’allora ministra Beatrice Lorenzin, che verificò l’attività reale del reparto e scongiurò la chiusura.

Oggi, a distanza di quasi dieci anni, il comitato dei genitori del Ccpm teme che la storia si stia ripetendo. In una PEC inviata al ministro Orazio Schillaci, chiedono un’ispezione ministeriale “per verificare la veridicità e la completezza dei dati prodotti dalla Regione Siciliana”, giudicando il documento ufficiale “contraddittorio e potenzialmente fuorviante”.

Un centro di eccellenza sotto assedio

Il Centro di Cardiochirurgia Pediatrica del Mediterraneo (Ccpm), attivo presso l’ospedale San Vincenzo di Taormina e gestito in convenzione con il Bambino Gesù, è da oltre quindici anni un presidio sanitario di riferimento per l’isola e per tutto il Sud Italia.
Nel tempo ha attirato specialisti di alto livello e ha garantito interventi complessi che hanno evitato a centinaia di famiglie di spostarsi verso strutture del Nord.

Nonostante ciò, da anni il centro vive in una condizione di precarietà amministrativa, tra rinnovi contrattuali a breve termine, incertezze sulla governance e, ora, il rischio concreto di declassamento funzionale. Il trasferimento dello status di hub a Palermo, affidato al Policlinico San Donato Milanese, viene interpretato da molti come l’anticamera di uno svuotamento progressivo della struttura messinese.

Il nodo politico: tra decisioni tecniche e scelte di potere

Dietro la disputa tecnica sui dati si nasconde una questione squisitamente politica.
Il governo regionale guidato da Renato Schifani sostiene che la riorganizzazione della rete risponda a criteri di efficienza e razionalizzazione. Ma per Faraone e Musolino, la scelta “è il frutto di logiche di potere e di spartizione sanitaria, più che di valutazioni scientifiche”.

Anche per il comitato dei genitori, la decisione “mette a rischio il diritto dei siciliani a un’assistenza pediatrica di qualità, sul proprio territorio, senza essere costretti a viaggi estenuanti per curare i figli”.

L’attesa di chiarezza

Mentre i parlamentari di Italia Viva preparano un esposto alla magistratura e il comitato dei genitori invoca l’intervento del Ministero, resta aperta una domanda:
chi ha redatto i dati su cui si fonda la nuova rete ospedaliera?
E, soprattutto, sono stati verificati da soggetti indipendenti prima di diventare base per decisioni di questa portata?

Domande che toccano non solo il destino di un reparto, ma la credibilità dell’intero sistema di programmazione sanitaria regionale. Perché, in fondo, dietro ogni cifra c’è una storia vera.
E dietro ogni numero manipolato, potrebbe esserci una vita messa a rischio.

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