La Sicilia prova a salvare le sue cardiochirurgie pediatriche e a costruire, attorno a esse, un modello sanitario stabile e autonomo. È questo il senso politico e sanitario emerso dalla seduta della Commissione Salute dell’Ars, nella quale il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha annunciato la volontà di chiedere al Ospedale Pediatrico Bambino Gesù una proroga della convenzione per la gestione del reparto di cardiochirurgia pediatrica di Taormina, in scadenza a giugno.
Palermo verso l’uscita del San Donato
Ma il dossier aperto dalla Regione guarda oltre Taormina. Sul tavolo c’è anche il destino del centro di Palermo, destinato a perdere a luglio il supporto del IRCCS Ospedale San Donato, partner che finora ha sostenuto l’attività del reparto del capoluogo siciliano. Una prospettiva che rischia di lasciare la struttura senza una guida stabile, considerato che il concorso per il primariato bandito nei mesi scorsi non ha ancora prodotto risultati.
Schifani e Caruso pronti al confronto con Roma
Per questo Schifani e il neo assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, saranno nei prossimi giorni a Roma per incontrare i vertici del Bambino Gesù e verificare la possibilità di ridefinire i termini dell’accordo. La Regione punta a ottenere una fase transitoria che consenta di mantenere operative entrambe le strutture, evitando vuoti assistenziali in un settore altamente delicato come quello della cardiochirurgia pediatrica.
L’ipotesi di una gestione unica delle cardiochirurgie
L’obiettivo dichiarato è duplice: garantire continuità alle cure e, parallelamente, costruire in Sicilia competenze autonome attraverso il trasferimento di know-how da parte delle équipe romane. Un percorso che dovrebbe poi confluire nel futuro polo pediatrico di Palermo, in costruzione a Fondo Malatacca.
Il nodo della rete ospedaliera siciliana
Sul piano tecnico e organizzativo prende sempre più corpo l’ipotesi di una gestione unificata delle cardiochirurgie pediatriche di Palermo e Taormina. Una soluzione sostenuta dall’assessore Caruso e già inserita nel progetto della nuova rete ospedaliera siciliana, trasmessa al ministero della Salute. Il modello immaginato è quello di un sistema “Hub & Spoke”, che consentirebbe di mantenere attivi entrambi i centri nonostante la normativa nazionale preveda, in linea generale, una sola cardiochirurgia pediatrica ogni cinque milioni di abitanti.
In questo quadro si inserisce anche il previsto trasferimento amministrativo del reparto di Taormina dall’Asp di Messina al Policlinico di Catania, passaggio considerato strategico per consolidare il nuovo assetto organizzativo.
Le preoccupazioni delle famiglie e della politica
La discussione politica resta aperta, ma il punto centrale appare ormai condiviso: senza una regia unica e senza un partner in grado di garantire presenza continuativa di équipe specializzate, il rischio è quello di indebolire entrambe le strutture. Da qui la richiesta di accelerare le decisioni, soprattutto per dare certezze alle famiglie dei piccoli pazienti che guardano con crescente preoccupazione all’evoluzione della vicenda.




