Dopo anni di indagini resta in piedi la sola contestazione di corruzione in concorso. Otto posizioni erano già state archiviate. Prescritta la responsabilità amministrativa contestata alla Fondazione Aurora Onlus.
Si chiude la fase dell’udienza preliminare e si apre quella del dibattimento nella complessa vicenda giudiziaria che ha riguardato il Centro Nemo Sud del Policlinico universitario di Messina, struttura d’eccellenza specializzata nella presa in carico dei pazienti affetti da malattie neuromuscolari e neurodegenerative.
Il giudice dell’udienza preliminare Salvatore Pugliese ha disposto il rinvio a giudizio dell’ex direttore del Centro clinico, Giuseppe Vita, e del presidente della Fondazione Aurora Onlus, Alberto Fontana, chiamati a rispondere della sola ipotesi di corruzione in concorso. Il processo prenderà il via il prossimo 13 ottobre davanti al Tribunale di Messina.
La decisione arriva al termine di una lunga vicenda investigativa che, nel corso degli anni, ha visto ridimensionarsi in maniera significativa il quadro accusatorio iniziale.
Un’inchiesta che aveva acceso il dibattito
L’indagine della Procura di Messina aveva riguardato la gestione del Centro Nemo Sud, struttura nata dalla collaborazione tra il Policlinico universitario e la Fondazione Aurora Onlus e divenuta negli anni un punto di riferimento per centinaia di pazienti provenienti dalla Sicilia e dal Mezzogiorno.
L’attività investigativa aveva acceso un intenso dibattito pubblico anche per le conseguenze che la vicenda ebbe sul futuro del Centro, la cui chiusura provocò forti polemiche e la mobilitazione di pazienti, familiari e associazioni, preoccupati per la continuità delle cure.
Secondo l’impostazione della Procura, il modello organizzativo e i rapporti tra la Fondazione e il Policlinico avrebbero presentato profili di illegittimità. Nel corso del procedimento, tuttavia, gran parte delle contestazioni inizialmente formulate è venuta meno.
Otto archiviazioni e imputazione rimodulata
Nel tempo il procedimento ha subito una profonda evoluzione. Otto delle persone inizialmente coinvolte sono uscite definitivamente dall’inchiesta attraverso l’archiviazione delle rispettive posizioni.
Per i due imputati rimasti, invece, il pubblico ministero Piero Vinci, che ha coordinato l’indagine, ha depositato lo scorso 6 giugno una modifica dell’imputazione, circoscrivendo il procedimento alla contestazione di corruzione in concorso. Proprio per consentire alle difese di valutare il nuovo assetto accusatorio, l’udienza preliminare era stata rinviata. Con la decisione assunta ieri sera, il gup ha accolto la richiesta della Procura disponendo il rinvio a giudizio dei due imputati.
Prescritta la posizione della Fondazione
Diversa la decisione assunta nei confronti della Fondazione Aurora Onlus, chiamata in causa come persona giuridica ai sensi della normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti. Per la Fondazione il giudice ha dichiarato estinti per prescrizione i reati contestati, chiudendo così quel versante del procedimento.
Ora sarà il processo ad accertare i fatti
L’apertura del dibattimento rappresenta una nuova fase di una vicenda che ha avuto rilevanti riflessi non soltanto sul piano giudiziario, ma anche su quello sanitario e sociale. Sarà il processo, nel pieno contraddittorio tra accusa e difesa, a verificare la fondatezza dell’ipotesi accusatoria rimasta in piedi dopo il progressivo ridimensionamento dell’inchiesta.
Come previsto dall’ordinamento, il rinvio a giudizio non costituisce un’affermazione di responsabilità, ma rappresenta esclusivamente la valutazione del giudice circa la sussistenza dei presupposti per sottoporre gli imputati al giudizio dibattimentale, nel quale continuerà a valere il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.




