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Castel di Lucio, “Comune Riciclone” punito dalla TARI: la beffa dell’eccellenza ambientale

C’è un paradosso che serpeggia tra i vicoli di Castel di Lucio, piccolo comune dei Nebrodi, fresco vincitore del Premio Riciclone 2025 di Legambiente nella categoria “Comuni rifiuti free sotto i 5.000 abitanti”. Un riconoscimento prestigioso, conquistato grazie a una gestione virtuosa dei rifiuti: 87% di raccolta differenziata e appena 14 chili di secco residuo per abitante. Numeri che fanno invidia a città ben più grandi e che, in teoria, dovrebbero tradursi in vantaggi economici ben più importanti per i cittadini. In teoria, appunto.

Perché nella pratica, anche a Castel di Lucio, come in molti altri comuni del Messinese e dei Nebrodi, la TARI è esplosa. Cittadini increduli si sono ritrovati con bollette più care – tra il 27,5% e il 28% – rispetto all’anno precedente. Una contraddizione che sa di beffa per chi, da anni, si impegna a separare con scrupolo carta, plastica, vetro e organico.

Secondo una ricerca condotta da Quadro Chiaro, parte degli aumenti sarebbero legati a una revisione infra periodo del Piano Economico Finanziario (PEF), che tiene conto principalmente dell’aumento dei costi di gestione aggiornati, ma anche del cosiddetto elemento perequativo. Una voce aggiuntiva, introdotta a livello nazionale ed europeo, che serve a coprire spese straordinarie come la raccolta dei rifiuti marini o i danni derivanti da calamità naturali, che ci risulta, però, essere stata introdotta qualche anno a dietro. In altre parole, non è un vero aumento della tassa in sé, ma un “balzello” aggiuntivo riscosso insieme alla TARI per finalità di compensazione.

Come se non bastasse, dal 1° gennaio 2025 l’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) ha disposto un aumento di 6 euro sulla quota fissa per ogni utenza. Soldi che non restano al Comune, ma finiscono nelle casse statali tramite la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali, per finanziare il bonus sociale rifiuti destinato alle famiglie economicamente svantaggiate. Una misura nobile negli intenti, ma che aggiunge ulteriore peso a chi già si sente penalizzato.

E qui nasce l’amara domanda: dov’è il premio per i cittadini virtuosi di Castel di Lucio?
Hanno dimostrato civiltà, coscienza ambientale e responsabilità collettiva, ma si ritrovano a pagare quasi quanto chi differenzia poco o nulla. È il trionfo del paradosso: il comune più “green” della Sicilia, premiato per efficienza e pulizia, viene messo sullo stesso piano di chi della raccolta differenziata fa ancora un optional.

“Il premio ci riempie d’orgoglio”, dicono in paese “ma serve che le regole nazionali riconoscano concretamente chi raggiunge certi risultati.” Perché la soddisfazione morale, da sola, non paga la bolletta.

Castel di Lucio è oggi il simbolo di un sistema che predica sostenibilità ma non la incentiva come dovrebbe. In un Paese dove chi spreca e chi risparmia vengono trattati quasi allo stesso modo, la vera emergenza non è solo quella dei rifiuti, ma quella della giustizia ambientale ed economica. E allora sì, il riconoscimento di Legambiente resta una medaglia al merito. Ma senza un ritorno tangibile, importante, concreto per chi differenzia ogni giorno con cura, rischia di diventare una medaglia amara: la medaglia della virtù… punita per giunta.

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