In Sicilia, dove il lavoro pubblico continua a rappresentare per molti l’unica possibilità concreta di stabilità economica, ogni ombra sulle procedure di reclutamento assume inevitabilmente un peso politico e morale che va oltre le aule amministrative. È dentro questo contesto che si inserisce il nuovo caso che coinvolge il Cefpas, il Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale sanitario regionale, finito al centro di un esposto presentato alla Procura di Caltanissetta dal deputato regionale del Partito Democratico Nello Dipasquale.
L’iniziativa giudiziaria nasce dopo le notizie pubblicate nelle ultime settimane sul conferimento, nell’arco di pochi giorni, di 75 incarichi di collaborazione coordinata e continuativa da parte dell’ente controllato dalla Regione Siciliana. Contratti di durata limitata e compensi contenuti, ma sufficienti a riaccendere un sospetto antico e mai del tutto sopito nell’isola: quello di una pubblica amministrazione permeabile alle relazioni politiche e familiari.
Dipasquale, oltre a un’interrogazione indirizzata al presidente della Regione Renato Schifani e all’assessorato alla Salute, ha deciso di rivolgersi direttamente ai magistrati, chiedendo verifiche sulla correttezza delle procedure adottate. Al centro della richiesta di approfondimento non vi è soltanto la legittimità formale degli incarichi, ma anche il rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità e pari opportunità nell’accesso al lavoro pubblico.
A sollevare interrogativi è soprattutto la concentrazione temporale delle nomine: decine di contratti assegnati in pochi giorni, peraltro in una fase delicata per la governance dell’ente, con l’incarico dell’attuale direttore Roberto Sanfilippo vicino alla scadenza. Una coincidenza che, secondo i critici, meriterebbe una valutazione non solo amministrativa ma anche politica.
Le polemiche si sono intensificate dopo la pubblicazione di alcuni nomi legati, direttamente o indirettamente, ad ambienti della politica regionale e locale. Tra i beneficiari figurerebbero parenti, collaboratori o persone vicine ad amministratori pubblici ed esponenti di partito. Elementi che, pur non configurando automaticamente irregolarità, alimentano la percezione di un sistema in cui il merito rischia di essere subordinato alle appartenenze.
È un terreno scivoloso, perché impone una distinzione netta tra ciò che è eventualmente illecito e ciò che invece, pur potendo rientrare nella legalità, appare discutibile sul piano dell’etica pubblica. La magistratura sarà chiamata a chiarire il primo aspetto. Ma il secondo riguarda direttamente la credibilità delle istituzioni.
Nel suo esposto, Dipasquale richiama anche precedenti criticità che negli anni avrebbero interessato il Cefpas, in particolare sul fronte del reclutamento del personale e della gestione degli albi professionali. Questioni che, secondo quanto riferito, avrebbero già provocato in passato sospensioni di procedure e mancati rinnovi di incarichi durante fasi di commissariamento dell’ente.
A rendere ancora più fragile il clima interno sono state le recenti tensioni sindacali. Nei mesi scorsi alcune sigle avevano contestato nuove selezioni pubbliche mentre permanevano problemi legati al personale già in servizio. Comunicati contrapposti, prese di distanza tra dipendenti e la successiva sospensione improvvisa di una procedura concorsuale, a poche ore dall’avvio delle prove, hanno contribuito a consolidare l’immagine di una struttura attraversata da profonde divisioni.
Sul caso è intervenuto anche il consigliere comunale di Caltanissetta Armando Turturici, che ha ricordato un episodio avvenuto nel novembre scorso: un concorso per nove funzionari pubblicato sul portale InPA con una finestra temporale di candidatura rimasta aperta soltanto per poche ore. Il Cefpas parlò allora di errore tecnico, assicurando il rispetto delle norme e la piena regolarità della procedura. Ma quel concorso, a distanza di mesi, non è stato ancora completato.
La vicenda, al di là delle responsabilità che eventualmente emergeranno, riporta al centro una questione cruciale per la Sicilia: il rapporto tra istituzioni e fiducia pubblica. In una terra dove migliaia di giovani continuano a partire per cercare altrove opportunità che qui sembrano irraggiungibili, ogni sospetto di favoritismo produce un danno che supera i confini giudiziari. Perché incrina l’idea stessa che il merito possa bastare.
Ed è proprio questo il punto più delicato. Le istituzioni non sono chiamate soltanto a essere corrette; devono anche apparire tali. Quando il confine tra opportunità e privilegio diventa opaco, il prezzo più alto non lo paga la politica, ma una comunità intera che smette lentamente di credere nell’equità dello Stato.




