Il Gip del Tribunale di Catania ha annullato il decreto di sequestro preventivo emesso nei confronti di Maria Teresa Leanza, imprenditrice agricola di Cesarò, coinvolta in un’inchiesta sui presunti illeciti nella gestione dei fondi europei destinati al settore agro-zootecnico. Il provvedimento di dissequestro riguarda somme di denaro e beni per un valore complessivo di circa 247 mila euro, precedentemente sottoposti a vincolo giudiziario.
La decisione del giudice si inserisce nel più ampio procedimento che, nei mesi scorsi, aveva portato al sequestro complessivo di oltre 454 mila euro nei confronti di quattro imprenditori agricoli della provincia di Messina, su richiesta della Procura europea (EPPO) e a seguito delle indagini condotte dai carabinieri del Reparto tutela agroalimentare.
Le contestazioni mosse agli indagati riguardavano la presunta indebita percezione di contributi della Politica agricola comune (Pac), fondata sull’ipotesi di falsa attestazione dell’attività di pascolamento e sulla mancata attivazione del cosiddetto “codice pascolo”, ritenuto dagli inquirenti necessario per consentire i controlli veterinari sulla movimentazione del bestiame.
Per quanto concerne la posizione di Maria Teresa Leanza, il giudice ha accolto le argomentazioni difensive, ritenendo non sussistenti i presupposti per il mantenimento del sequestro. Come spiegato dall’avvocato Nino Cacia, legale dell’imprenditrice, la normativa eurounitaria e quella Pac richiamate negli atti d’indagine non prevederebbero l’obbligo del rilascio del codice pascolo nel caso in cui allevamenti e terreni ricadano all’interno dello stesso comune.
La difesa ha inoltre prodotto documentazione attestante l’effettivo utilizzo a pascolo dei terreni, condotti in regolare concessione dalla Leanza e appartenenti all’Azienda silvo-pastorale. Secondo quanto evidenziato dal legale, tale circostanza sarebbe stata accertata negli anni di riferimento anche dal Comando stazione dei carabinieri di Cesarò e dal Corpo forestale dello stesso comune.
L’inchiesta, nel suo complesso, mira a verificare il corretto utilizzo dei fondi pubblici destinati all’agricoltura e a prevenire eventuali elusioni dei controlli previsti dalla normativa europea e nazionale. Restano tuttavia distinte le posizioni dei diversi indagati, che continuano a essere valutate separatamente dall’autorità giudiziaria.
«Il dissequestro – sottolinea l’avvocato Cacia – restituisce serenità alla mia assistita, una giovane imprenditrice incensurata, e consente di ricondurre la vicenda entro un perimetro di maggiore chiarezza giuridica».
Annullamento anche per Vito Virzì Lacqua, difeso dal penalista Avv. Katia Ceraldi
“Il Tribunale del Riesame ha annullato il sequestro preventivo nei confronti del mio assistito, rilevando l’assenza del fumus commissi delicti”, spiega l’avvocato Katia Ceraldi.
“Con il collega Avv. Massimo Cavaleri – prosegue la Ceraldi – abbiamo dimostrato l’inesistenza di qualsiasi illecito, smentendo categoricamente le affermazioni sui presunti ‘furbetti’ diffuse frettolosamente da una parte della stampa. L’indagine si è rivelata superficiale e, verosimilmente, influenzata da pregiudizi radicati nei confronti dei Nebrodi e, in particolare, di Cesarò.”
La decisione rappresenta un primo esito giudiziario rilevante in una vicenda che ha suscitato attenzione anche al di fuori dell’ambito strettamente giudiziario, in un territorio dove il comparto agro-pastorale riveste un ruolo economico e sociale centrale per la comunità locale.




