Un disastro di proporzioni mai registrate prima. Il passaggio del ciclone Harry sulla Sicilia ha lasciato dietro di sé una scia di devastazione con danni stimati in 741 milioni di euro, secondo la prima valutazione ufficiale elaborata dagli uffici della Regione siciliana. È su questa base che il presidente della Regione, Renato Schifani, ha convocato d’urgenza la giunta regionale in una sessione straordinaria.
Subito 70 milioni per gli interventi urgenti
La giunta ha deliberato uno stanziamento immediato di 70 milioni di euro, di cui 50 milioni già disponibili, destinati ai primi interventi di messa in sicurezza del territorio. Le risorse serviranno a sostenere i comuni più colpiti, molti dei quali hanno dichiarato di non essere in grado di fronteggiare autonomamente le emergenze, e a ristabilire condizioni minime di vivibilità per consentire un graduale ritorno alla normalità.
Dichiarato lo stato di crisi ed emergenza regionale
Contestualmente, l’esecutivo regionale ha dichiarato lo stato di crisi e di emergenza regionale, passaggio fondamentale per l’attivazione delle procedure straordinarie e per l’impiego della Protezione civile non solo nella fase di soccorso, ma anche negli interventi di ripristino e consolidamento delle aree a rischio.
Nella stessa seduta, la giunta ha inoltre deliberato di richiedere al governo nazionale il riconoscimento dello stato di emergenza di rilievo nazionale, in relazione agli eventi meteorologici estremi che hanno colpito l’Isola nei giorni 19, 20 e 21 gennaio.
Schifani: “Vicinanza concreta alla popolazione”
«Dopo la visita istituzionale di domani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – ha dichiarato Schifani – mi recherò personalmente nei luoghi più colpiti dal ciclone Harry per stare vicino alla popolazione, far sentire ai sindaci la presenza della Regione e ascoltare direttamente le loro esigenze. Dobbiamo capire cosa la Regione può fare subito».
Per il presidente sarà dunque un fine settimana intenso, soprattutto nella Sicilia centro-orientale, l’area maggiormente danneggiata dalle mareggiate. Secondo gli studi del Centro meteorologico siciliano, le onde registrate in questi giorni sono state le più alte degli ultimi anni, addirittura peggiori di quelle del ciclone Athos che nel 2012 provocò gravi danni.
De Luca: “Non è solo un problema di risorse, ma di procedure”
Accanto agli interventi finanziari, si leva una osservazione netta e puntuale da parte del deputato regionale Cateno De Luca, che, da Roma, pone l’accento su un nodo strutturale spesso ignorato: la lentezza burocratica.
«Non è solo una questione di risorse – afferma De Luca – ma di deroghe alle procedure. Non è pensabile che una valutazione d’impatto ambientale richieda anni. È paradossale che per il Ponte sullo Stretto di Messina le valutazioni ambientali siano state esitate in 30 o 60 giorni, mentre per un progetto di difesa delle coste o di mitigazione del rischio di esondazione di un torrente servano 3, 4 o addirittura 5 anni».
Un’osservazione che appare più che fondata alla luce dei danni provocati dal ciclone Harry e che riapre il dibattito sulla necessità di semplificare e accelerare le procedure, soprattutto quando si tratta di interventi preventivi per la sicurezza del territorio. Secondo De Luca, senza un cambio di passo sul fronte burocratico, la Sicilia continuerà a rincorrere le emergenze invece di prevenirle.
Il disastro causato dal ciclone Harry, dunque, non rappresenta soltanto una tragedia ambientale ed economica, ma anche un banco di prova per la capacità delle istituzioni di intervenire con rapidità, efficacia e visione, superando quegli ostacoli amministrativi che, troppo spesso, finiscono per aggravare le conseguenze degli eventi naturali.




