Non c’è pace nella Sanità siciliana. Mentre all’Assemblea Regionale Siciliana prende forma la proposta di una commissione d’inchiesta sui cosiddetti “comandati”, riemerge con forza l’immagine di un sistema percepito come chiuso, autoreferenziale e sempre più distante dai bisogni reali dei cittadini.
Parliamo di medici e amministrativi assunti nelle Asp e negli ospedali, sottratti alle corsie e “comandati” negli uffici degli assessorati regionali, in particolare quello alla Salute, con stipendi che superano i 100 mila euro lordi annui, arrivando in alcuni casi a sfiorare i 9.000 euro al mese. Il tutto mentre i reparti soffrono una cronica carenza di personale, le liste d’attesa si allungano e prenotare una visita urgente diventa, per molti siciliani, un’impresa impossibile.
Nel mirino finiscono anche parenti e figure legate a nomi noti della politica regionale e cittadina: la figlia di un alto dirigente dell’assessorato, la moglie del sindaco di Palermo, il cugino di un assessore regionale. Figure che, secondo le accuse emerse in Aula, anziché operare in corsia in un momento di grave emergenza sanitaria, svolgerebbero attività amministrative super retribuite negli uffici regionali. Una situazione che il deputato regionale Ismaele La Vardera, leader del movimento Controcorrente, non esita a definire una vera e propria “lista della vergogna”.
«Abbiamo medici che dovrebbero curare i pazienti e li paghiamo il triplo per stare dietro una scrivania», ha attaccato La Vardera, denunciando un sistema che, a suo dire, favorirebbe “imboscati” e penalizzerebbe chi resta negli ospedali a reggere il peso di turni massacranti e organici ridotti all’osso.
Ma la polemica non si ferma ai compensi. Un nuovo fronte si è aperto a Messina, dove il deputato regionale ha denunciato il presunto trasferimento punitivo del medico anestesista e sindacalista Salvatore Mario Macrì. Secondo quanto riferito da La Vardera, Macrì sarebbe stato spostato all’ospedale di Milazzo subito dopo che è stata resa nota la lettera critica, attribuita a lui, contro il sistema dei “comandati”. Documento che Macrì non ha riconosciuto come proprio e per il quale ha annunciato un esposto. Tuttavia, l’autenticità della nota passa in secondo piano dopo che il sindacalista ha ricevuto, nella giornata di ieri, la Pec con cui i vertici dell’Asp comunicavano il suo trasferimento.
Un trasferimento che, secondo il medico e il deputato, sarebbe avvenuto nonostante la necessità di un medico anestesista nella struttura in cui Macrì prestava servizio fino a pochi giorni prima.
L’accusa è pesante: chi critica il sistema viene isolato o punito, anziché ascoltato. La Vardera parla apertamente di “killeraggio sindacale”, ipotizzando pressioni politiche esercitate ai vertici dell’Asp di Messina per colpire un medico considerato scomodo.
Accuse che l’Azienda sanitaria provinciale di Messina respinge con fermezza. In una nota ufficiale, la Direzione Strategica chiarisce che il trasferimento del dirigente medico è «assolutamente indipendente» e non riconducibile alle dichiarazioni del deputato regionale. «I fatti annunciati con veemenza dall’on. La Vardera sono sconosciuti alla direzione strategica – si legge nella nota –. L’Asp ha già trasmesso tutta la documentazione all’assessorato regionale ed è pronta a tutelare la propria onorabilità in sede legale».
Due versioni contrapposte che alimentano un clima di tensione già altissimo nella sanità siciliana. Da un lato, la Regione e le aziende sanitarie difendono scelte e procedure come necessarie al funzionamento della macchina amministrativa. Dall’altro, una parte della politica denuncia un sistema che premia la vicinanza ai centri di potere e scoraggia il dissenso.
Nel mezzo restano i cittadini, ostaggio di liste d’attesa interminabili, e i sanitari che lavorano in corsia, spesso allo stremo. È qui che la polemica sui “comandati” assume un significato che va oltre i nomi e i cognomi: diventa il simbolo di una sanità chiamata a scegliere da che parte stare.
Il deputato Tommaso Calderone
Sulla questione, con una nota stampa è intervenuto anche il deputato nazionale Tommaso Calderone: “Alla luce delle dichiarazioni pubbliche rese dall’onorevole Ismaele La Vardera, secondo le quali il dottor Mario Macrì sarebbe stato trasferito in modo repentino e senza apparente giustificazione, presumibilmente in relazione alle sue attività di contestazione e alle segnalazioni di alcune anomalie gestionali nel sistema sanitario, si esprime viva preoccupazione e profonda incredulità – si legge nel comunicato – Qualora le circostanze denunciate trovassero conferma, ci troveremmo di fronte a un episodio di particolare gravità, che sembrerebbe riconducibile a un intervento estraneo alla direzione generale dell’Asp. Si auspica un tempestivo accertamento da parte degli organi competenti, al fine di fare piena luce sui fatti e garantire il rispetto dei principi di trasparenza, correttezza e tutela dei diritti dei lavoratori e degli operatori sanitari, oltreché della pubblica salute dei cittadini”.




