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Commercio ambulante in Sicilia: più di 5.000 Attività sparite in 8 anni

Il commercio ambulante in Sicilia è in una crisi profonda e storica, con la perdita di oltre 5.000 imprese tra il 2016 e il 2024, pari a un calo del 24%. Solo nel 2024, ben 2.477 attività hanno chiuso, il peggior dato dell’ultimo decennio, con le province di Ragusa (-42%), Palermo (-34%) e Siracusa (-31%) tra le più colpite.

Confimprese Sicilia, che ha diffuso questi dati, attribuisce il declino a vari fattori: un modello di mercato antiquato con mercati ambulanti tradizionalmente solo mattutini e poco attrattivi per i consumatori moderni; la concorrenza crescente dell’e-commerce che erode clienti; l’abusivismo commerciale che crea concorrenza sleale; e un generale disinteresse delle amministrazioni locali che spesso vedono i mercati come fattori di degrado anziché come risorse culturali ed economiche.

Per invertire la rotta, Confimprese Sicilia propone un piano di rilancio articolato su più fronti:

  • trasformare i mercati in spazi tematici e polifunzionali, con eventi serali, infrasettimanali, e stagionali, valorizzando artigianato, enogastronomia e coinvolgendo turismo e comunità locali;
  • realizzare una piattaforma digitale regionale che coordini calendari, autorizzazioni e promuova gli operatori;
  • adottare pratiche di sostenibilità e migliorare accessibilità e trasporti;
  • favorire l’inclusione sociale e il ricambio generazionale tramite bandi e formazione;
  • promuovere una governance partecipata con associazioni di categoria, istituzioni e cittadini, inserendo i mercati nei piani di rigenerazione urbana.

Giovanni Felice, coordinatore regionale di Confimprese Sicilia, sottolinea che si tratta non solo di un problema economico, ma anche culturale e sociale, richiamando la necessità di una visione strategica e di coraggio politico per trasformare i mercati in luoghi di identità, socialità e sostenibilità.

Il settore del commercio ambulante, con le sue radici profonde nella tradizione siciliana, può ancora essere un motore di sviluppo locale, ma occorre un piano straordinario regionale condiviso e lungimirante per rigenerare completamente il comparto e riconnetterlo con la vita della città e della comunità.

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