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Comune di Mistretta, incarichi diretti e dimissioni che alimentano sospetti

Da quando l’Amministrazione Sanzarello guida il Comune di Mistretta, gli incarichi professionali e tecnici vengono sistematicamente assegnati mediante affidamenti diretti. Questa prassi, se da un lato sostiene l’economia locale coinvolgendo quasi esclusivamente professionisti mistrettesi – un segnale positivo, poiché contribuisce a trattenere competenze e risorse all’interno della comunità –, dall’altro solleva numerosi dubbi riguardo a trasparenza.

Il problema non risiede nella scelta di puntare sul territorio e sul capitale umano locale, bensì nella mancata osservanza di norme fondamentali. Affidare incarichi a tutti va benissimo. Affidare incarichi direttamente a parenti stretti di assessori e consiglieri comunali — padri, mariti, figli — se non rappresenta una violazione della legge che vieta conflitti di interesse e applica norme anticorruzione stringenti, rimanda sicuramente a dubbi sull’opportunità. Questi princìpi non sono meri formalismi astratti, ma strumenti essenziali per preservare l’integrità delle istituzioni e mantenere la fiducia dei cittadini.

Il fatto che tali affidamenti si susseguano indisturbati, senza alcun confronto pubblico né un sistema di controlli efficaci, contribuisce ad alimentare la sensazione diffusa che la politica locale sia terreno fertile per interessi personali. L’opinione pubblica si trova facilmente disillusa e sospettosa: quando il confine tra impegno politico e vantaggi privati diventa labile, la sfiducia cresce in modo esponenziale.

Il ruolo del giornalista, pur privo di poteri coercitivi o sanzionatori, assume in questo contesto una funzione cruciale. Il dovere di denuncia e di illuminare le zone d’ombra rappresenta il baluardo della democrazia e della trasparenza. Mettere in luce queste situazioni non significa soltanto sollevare polveroni o intraprendere una critica fine a sé stessa, ma aprire spazi di riflessione e stimolare dibattiti pubblici.

A Mistretta la politica non smette mai di sorprendere: se da un lato sarebbe inopportuno conferire incarichi professionali direttamente a parenti stretti di assessori o consiglieri – poiché ciò configurerebbe un conflitto di interessi e anche una questione di opportunità –, dall’altro la cronaca cittadina, oggi, racconta episodi che alimentano sospetti. Basti pensare al caso dell’ex assessore Rosario Andreanò, dimessosi improvvisamente dopo giorni di tensioni politiche: un epilogo rapido e inatteso, che ha lasciato perplessi molti osservatori e continua a far discutere.

Qualche mese fa, il sindaco Tatà Sanzarello ha ottenuto, senza apparenti tensioni, le dimissioni volontarie dell’allora assessore Rosario Andreanò. Un esito inatteso, maturato dopo giorni di tensioni e proclami roboanti, realizzatosi con tale rapidità da lasciare molti osservatori perplessi. All’epoca, la velocità del cambio ha sollevato più di un interrogativo: “Cosa è successo dietro le quinte?”, si chiedevano in città. Nessuna risposta ufficiale è mai giunta, solo congetture e un silenzio istituzionale che spesso vale più di mille parole.

Oggi, però, un nuovo dettaglio riapre il dibattito cittadino. Con una determina dell’ufficio tecnico, è stato affidato all’architetto Giuseppe Andreanò, figlio dell’ex assessore, l’incarico per i servizi tecnici di ingegneria e architettura relativi ai lavori di manutenzione e trasformazione d’uso dei locali dell’ex mercato coperto, destinati a diventare un centro per l’impiego, per €.37.834,03, oltre oneri previdenziali ed IVA . Va detto che l’affidamento rientra nelle procedure amministrative previste dalla legge e pertanto non è illegittimo. Tuttavia, in un contesto politico già carico di tensioni, la coincidenza temporale tra le dimissioni del padre e l’incarico al figlio non poteva passare inosservata.

In paese la notizia ha suscitato scalpore. Non servono interviste per cogliere il sentimento popolare: battute, mormorii e un diffuso senso di sfiducia. Alcuni ironizzano: ” ci pajaru a buonuscita a Rinu? (all’ex assessore Rosario Andreanò)”. Sono battute da bar, certo, ma che riflettono un clima di indignazione e disincanto.

La politica locale, però, vive anche di percezioni. Ed è questa la vera questione: al di là della regolarità formale degli atti, resta l’impressione che i fili della vita pubblica si intreccino troppo spesso con quelli delle relazioni personali e familiari. Un’impressione che per i cittadini vale quanto, se non di più, di una sentenza formale. La legge impone trasparenza, imparzialità e distanza dagli interessi privati. Eppure, ogni volta che episodi simili emergono, la convinzione diffusa è che la politica sia un gioco per pochi, dove il confine tra “servizio alla comunità” e “opportunità personale” diventa sempre più sfumato.

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