spot_img
spot_img

Comune di Mistretta, PEF – TARI: emergono troppe criticità sul Piano approvato dal Consiglio comunale

Ci sono delibere che fanno discutere. E poi ci sono delibere che dovrebbero far riflettere profondamente una comunità. Quella pubblicata sul sito del Comune di Mistretta, che riguarda l’approvazione del Piano Economico Finanziario della TARI 2026-2029, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Per una ragione molto semplice. Il problema non è soltanto quanto i cittadini pagheranno. Il problema è come si è arrivati a stabilire quanto dovranno pagare.

Perché leggendo gli atti pubblicati oggi emerge un fatto sorprendente: il documento viene approvato mentre, nello stesso dibattito consiliare, si parla apertamente di dati non aggiornati, di possibili “copia e incolla”, di atti arrivati all’ultimo momento e persino di una situazione definita “grave” dalla Presidenza del Consiglio comunale.

Una domanda, allora, diventa inevitabile. Come può un contribuente avere fiducia in un Piano quando i primi dubbi sembrano nascere proprio dentro il Palazzo?

La prima verità: i costi non diminuiscono

Chi legge il Piano scopre immediatamente un dato che smentisce una delle narrazioni emerse durante la discussione politica. I costi non restano fermi. Aumentano. Nel 2026 il Piano supera il milione di euro, registrando un incremento di oltre il 6% rispetto all’anno precedente. E nel 2027 cresce ancora. Sono numeri, non interpretazioni. Numeri che è difficile conciliare con l’idea di una sostanziale stabilità del servizio.

Ma la domanda vera è un’altra

Ancora prima di discutere se quei costi siano giusti o sbagliati, bisognerebbe chiedersi una cosa. Sono costruiti su dati pienamente affidabili?

È qui che il Piano mostra la sua fragilità. Durante il dibattito vengono contestati numeri ritenuti non aggiornati. Si parla di categorie economiche non più aderenti alla realtà. Di basi imponibili da rivedere. Di documentazione definita addirittura un “copia e incolla”.

Attenzione. Non significa automaticamente che il Piano sia illegittimo, ma significa certamente che sulla qualità della sua istruttoria si sono sollevati dubbi rilevanti. E quei dubbi restano tutti.

Quando è la politica ad accusare gli uffici

Il passaggio più impressionante non riguarda i costi, ma riguarda il linguaggio. Nel verbale della seduta si legge che la situazione viene definita “grave”. Si parla di “imbarazzo”. Si sostiene che alcuni problemi degli uffici siano ormai cronici. Si arriva perfino a proporre una commissione consiliare per affrontare la questione. E’ normale? Secondo me no! Perché una delibera dovrebbe trasmettere fiducia. Qui, invece, lascia emergere l’esatto contrario.

Una tassa che rischia di diventare sempre più pesante

Il Piano contiene poi un’altra criticità poco discussa. La quota destinata alle attività economiche rimane significativa. Le imprese continuano a chiudere, il costo complessivo resta identico, cambiano soltanto i soggetti chiamati a sostenerlo. In altre parole: meno attività ci sono, maggiore rischia di diventare il peso per chi continua a lavorare. È un circolo vizioso. Ed è difficile immaginare che possa favorire il rilancio economico di una realtà già in sofferenza.

Il grande assente: la trasparenza

C’è poi un tema che riguarda tutti. Il Piano esiste, le relazioni pure, gli allegati sono numerosi, ma un cittadino normale riesce davvero a capire come nasce la cifra che dovrà pagare?

La risposta, leggendo gli atti, sembra essere negativa. Il documento rinvia a strumenti tecnici, file Excel e relazioni specialistiche che rendono estremamente difficile ricostruire con immediatezza il percorso che porta alla tariffa finale. La trasparenza non consiste nel pubblicare montagne di allegati, consiste nel renderli comprensibili. E qui questo obiettivo appare mancato.

Assessore Pippo Testa

Il neo assessore Pippo Testa prova a salvare il salvabile: «Abbiamo votato sì solo per senso di responsabilità»

«Il voto favorevole è stato espresso esclusivamente per senso di responsabilità istituzionale. La mancata approvazione del Piano entro i termini previsti dalla legge avrebbe potuto determinare conseguenze rilevanti sulla continuità del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, sugli equilibri finanziari del Comune e, di riflesso, sui cittadini.

Questo voto, tuttavia, non può e non deve essere interpretato come un’approvazione incondizionata del contenuto del Piano. Al contrario, durante il dibattito consiliare sono emerse criticità e perplessità che meritano di essere approfondite con la massima attenzione.

Sarà quindi indispensabile procedere a una verifica puntuale dei dati, dei criteri utilizzati e delle basi di calcolo, affinché i prossimi Piani Economico-Finanziari siano realmente aderenti alla situazione del territorio, pienamente trasparenti e fondati su informazioni aggiornate e verificabili. La responsabilità istituzionale impone di garantire la continuità dei servizi essenziali, ma impone anche il dovere di migliorare gli strumenti di programmazione e assicurare ai cittadini la massima chiarezza.»

Più che un Piano, un campanello d’allarme

Al di là delle dichiarazioni del neo assessore Pippo Testa, intervistato da Quadrochiaro, che ha cercato di ricondurre il voto favorevole del Consiglio comunale nell’alveo della responsabilità istituzionale, resta una considerazione difficilmente eludibile. Siamo di fronte a un Piano Economico Finanziario da oltre un milione di euro, destinato a determinare quanto pagheranno, nei prossimi anni, famiglie e imprese. Un documento di tale rilevanza dovrebbe essere inattaccabile sotto il profilo dell’istruttoria, della qualità dei dati, della trasparenza e della chiarezza espositiva.

Eppure sono gli stessi atti ufficiali a raccontare una realtà ben diversa: costi in aumento, dati contestati nel corso del dibattito consiliare, dubbi sull’attualità delle informazioni utilizzate, una qualità istruttoria finita sotto osservazione e documenti che, per la loro complessità, risultano di difficile comprensione per i cittadini. A ciò si aggiunge un elemento ancora più significativo: il riconoscimento, emerso durante la stessa seduta consiliare, di criticità organizzative nella predisposizione degli atti. Un insieme di circostanze che, pur non inficiando la validità formale della deliberazione, finisce inevitabilmente per alimentare interrogativi sulla trasparenza sostanziale del procedimento e sulla fiducia che i contribuenti possono riporre in un Piano destinato a incidere direttamente sulle loro tasche.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles