Diventa definitiva la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione per l’ex parlamentare ed ex sindaco di Messina Francantonio Genovese, al termine del procedimento giudiziario legato all’inchiesta “Corsi d’oro bis” sulla gestione dei fondi per la formazione professionale in Sicilia.
La sentenza è ormai passata in giudicato dopo che la Procura generale di Reggio Calabria non ha presentato ricorso in Cassazione contro il verdetto emesso nel 2025 dalla Corte d’appello reggina nell’ultimo stralcio del processo, quello relativo all’accusa di riciclaggio. In quell’occasione, i giudici avevano assolto Genovese con formula piena (“perché il fatto non sussiste”), confermando però il quadro accusatorio residuo, che comprende reati come truffa aggravata ai danni dello Stato, associazione a delinquere, frode fiscale e tentata estorsione.
Con la scadenza dei termini per l’impugnazione, si chiude così definitivamente uno dei capitoli più complessi della recente cronaca giudiziaria siciliana, riportando pienamente in vigore la condanna legata al troncone principale dell’inchiesta.
Il passaggio all’esecuzione della pena
Definito il piano giudiziario, si apre ora quello dell’esecuzione della pena. Il punto centrale riguarda le modalità con cui Genovese sconterà la condanna e, in particolare, la possibilità di accedere a misure alternative alla detenzione.
Secondo quanto ricostruito dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Nino Favazzo, la pena complessiva eseguibile è stata nel frattempo rideterminata dalla Corte d’appello di Reggio Calabria in sei anni, dieci mesi e venti giorni. Il ricalcolo tiene conto del vincolo della continuazione tra i reati oggetto del procedimento “Corsi d’oro” e un ulteriore reato fiscale definito nel 2024 con una condanna a un anno e sei mesi.
Un elemento rilevante, sottolineato dal legale, riguarda proprio l’esecuzione già avvenuta di parte della pena. La condanna relativa al reato fiscale sarebbe stata infatti interamente scontata in regime di affidamento in prova. Su questa base, la difesa ha presentato un’istanza alla Procura generale chiedendo di detrarre sia il periodo di custodia cautelare già sofferto sia la quota di pena già eseguita, ritenuta “fungibile”.
Sotto la soglia dei quattro anni
Se la richiesta dovesse essere accolta, la pena residua scenderebbe intorno ai quattro anni, collocandosi sotto la soglia che, secondo l’ordinamento penitenziario, consente l’accesso alle misure alternative al carcere.
In questo scenario, l’ipotesi più concreta sarebbe quella di un nuovo affidamento in prova ai servizi sociali, evitando quindi il ritorno in istituto penitenziario. Tuttavia, si tratta di una valutazione che spetta agli organi competenti nella fase esecutiva, a partire dalla Procura generale e, successivamente, al tribunale di sorveglianza.
Una vicenda con riflessi anche politici
La conclusione del procedimento giudiziario non esaurisce l’impatto della vicenda. Il nome di Genovese continua infatti a mantenere un peso significativo negli equilibri politici locali e regionali, in particolare a Messina, dove l’ex parlamentare conserva un ruolo di riferimento elettorale.
L’inchiesta “Corsi d’oro bis”, nata dalle indagini della Procura di Messina, ha ricostruito negli anni un sistema ritenuto distorto nella gestione dei fondi pubblici destinati alla formazione professionale, con risorse ingenti al centro di un articolato meccanismo organizzativo e societario.
Oggi, chiusa la fase processuale, resta da definire l’ultimo passaggio: quello dell’esecuzione della pena, che determinerà concretamente le modalità con cui la condanna diventerà effettiva. Un passaggio tecnico, ma decisivo, destinato a segnare l’epilogo di una delle vicende giudiziarie più rilevanti degli ultimi anni in Sicilia.




