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Cuffaro ai domiciliari: per la gip esiste un “metodo illecito”, ma non un sistema organizzato

A distanza di dieci anni dalla fine della sua precedente detenzione, Totò Cuffaro torna ai domiciliari. La giudice per le indagini preliminari di Palermo, Carmen Salustro, ha disposto la misura cautelare nei confronti dell’ex governatore nell’ambito di una complessa indagine che coinvolge 18 persone e che ipotizza, a vario titolo, corruzione, turbativa d’asta, traffico di influenze e, per alcuni, anche associazione per delinquere.

Il concorso degli OSS: il fulcro dell’inchiesta

La parte dell’indagine che ha pesato di più sulla decisione della gip riguarda il concorso per operatori socio-sanitari dell’azienda ospedaliera “Villa Sofia–Cervello”. Oltre a Cuffaro, sono finiti ai domiciliari anche l’ex commissario e poi direttore generale dell’azienda, Roberto Colletti, e Antonio Iacono, presidente della commissione esaminatrice.

Secondo il giudice, la corruzione è «pienamente provata». Dalle intercettazioni emergerebbe un accordo illecito finalizzato a manipolare le prove del concorso, anticipando ai candidati amici una selezione di domande previste per la prova scritta e per quella orale. Un ruolo chiave, secondo l’accusa, lo avrebbe avuto anche Vito Raso, collaboratore storico di Cuffaro.

La gip parla chiaramente di un patto corruttivo: Cuffaro avrebbe favorito la nomina di Colletti al vertice dell’azienda sanitaria «già prima dell’avvio della gara», così da garantirsi un referente “fidato” nella gestione della procedura. Allo stesso modo, avrebbe sostenuto la scelta di Iacono come presidente della commissione d’esame. In cambio, secondo l’ordinanza, Colletti e Iacono avrebbero offerto collaborazione nell’alterazione del concorso.

Il filone Siracusa: da corruzione a traffico di influenze

Un’altra parte dell’inchiesta riguarda la gara per i servizi di ausiliariato dell’Asp di Siracusa. Qui la gip ha ridimensionato l’impianto accusatorio, riqualificando per Cuffaro e per gli imprenditori Mauro Marchese e Marco Dammone il reato di corruzione in traffico di influenze illecite. Per i rappresentanti della Dussmann Service è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto di esercitare ruoli direttivi per un anno.

Il consorzio di bonifica: accuse non sufficientemente supportate

Molto più debole, agli occhi della giudice, il filone investigativo relativo al consorzio di bonifica. Per questa parte, le misure cautelari sono state rigettate: gli elementi raccolti non sarebbero sufficienti a sostenere le ipotesi dei magistrati.

Il “metodo” Cuffaro: un comportamento costante, ma senza struttura associativa

L’ordinanza dedica ampio spazio all’analisi del ruolo dell’ex governatore. La gip riconosce l’esistenza di un “metodo illecito”, applicato in più contesti, attraverso il quale Cuffaro avrebbe sfruttato il suo capitale politico e la rete di relazioni nella pubblica amministrazione per agevolare privati e ottenere, in cambio, vantaggi e appoggi.

Nonostante ciò, non ci sarebbero prove sufficienti per sostenere l’esistenza di una associazione per delinquere stabile. Per la giudice, si tratta di condotte reiterate e di relazioni consolidate, ma non dell’esistenza di un’organizzazione strutturata e permanente.

Il rischio di reiterazione del reato

È proprio questo “metodo” a rendere elevato, secondo la gip, il rischio di reiterazione: «La personalità dell’indagato – si legge nell’ordinanza – e le modalità con cui sono state commesse le condotte fanno ritenere concreto il pericolo che tali fatti possano ripetersi».

Il fatto che Cuffaro si sia dimesso dal ruolo di segretario della Nuova Democrazia Cristiana non è considerato sufficiente. L’ex governatore continuerebbe a vantare «una fitta rete di conoscenze» in grado di agevolare future azioni illecite.

Il presunto pericolo di fuga: ipotesi respinta

La procura aveva chiesto i domiciliari anche per rischio di fuga, facendo riferimento a una conversazione in cui Cuffaro scherzava sulla possibilità di trattenersi per tre mesi in Burundi anziché dieci giorni. La gip ha però escluso che si trattasse di un proposito concreto: «Una frase isolata – scrive – priva di agganci reali a una fuga organizzata». Anche la disponibilità di mezzi e la frequenza dei viaggi all’estero, sottolineate dai pm, non avrebbero costituito elementi tali da far temere una reale volontà di sottrarsi alla giustizia.

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