Cuffaro, revocata la riabilitazione: pesa il patteggiamento nell’inchiesta sulla sanità

La riabilitazione ottenuta nel 2022 viene meno dopo la nuova vicenda giudiziaria nella sanità siciliana. Il Tribunale di sorveglianza di Palermo ha accolto l’istanza della procuratrice generale Lia Sava e ha revocato il beneficio riconosciuto all’ex presidente della Regione Salvatore “Totò” Cuffaro, che aveva scontato una condanna a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. La notizia incide nuovamente sugli effetti penali di quella condanna.

Il passaggio che collega il precedente giudiziario alla decisione attuale è il patteggiamento del 15 maggio 2026: nell’inchiesta sui presunti illeciti nella sanità regionale, Cuffaro ha concordato una pena di tre anni per corruzione e traffico di influenze illecite, con la sostituzione della detenzione attraverso lavori di pubblica utilità.

L’indagine riguardava, per la posizione dell’ex governatore, due vicende: un concorso per la stabilizzazione di operatori socio-sanitari all’ospedale palermitano Villa Sofia e una gara dell’Asp di Siracusa. Secondo la ricostruzione accusatoria riportata dalle cronache giudiziarie, nel primo episodio Cuffaro avrebbe fatto avere anticipatamente le domande d’esame a una candidata; nel secondo avrebbe messo a disposizione di rappresentanti di un’impresa la propria rete di relazioni nell’ambito dell’aggiudicazione dell’appalto.

L’accordo sulla pena prevedeva anche il risarcimento del danno all’immagine alle due aziende sanitarie, con 7.500 euro ciascuna, secondo quanto riferito dall’ANSA. Per i lavori di pubblica utilità era stata individuata l’associazione Casa del Sorriso di Monreale, come riportato da MeridioNews. Le modalità di esecuzione della pena erano state accompagnate da prescrizioni tra queste, il divieto di frequentare persone titolari di cariche politiche, legislative e amministrative.

Per comprendere la portata della revoca occorre ricostruire con precisione anche il percorso precedente. La condanna a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra era divenuta definitiva nel 2011. Dopo l’espiazione della pena, Cuffaro aveva ottenuto la riabilitazione dal Tribunale di sorveglianza di Palermo il 13 settembre 2022. Il riconoscimento aveva aperto un ulteriore confronto giudiziario sulla sorte dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Su questo punto intervenne un secondo provvedimento, spesso assente nelle ricostruzioni sintetiche della vicenda. Con l’ordinanza del 13 dicembre 2022, consultabile nel testo pubblicato da Giurisprudenza Penale, lo stesso Tribunale accolse l’opposizione della difesa e dichiarò estinta anche quella pena accessoria. I giudici ritennero che la disciplina più sfavorevole introdotta dalla legge del 2019, conosciuta come “Spazzacorrotti”, non potesse essere applicata retroattivamente ai fatti e alla condanna di Cuffaro.

La distinzione tra i due passaggi è rilevante: alla riabilitazione di settembre seguì, a dicembre, la dichiarazione di estinzione dell’interdizione. La notizia di quest’ultimo risultato divenne pubblica nel febbraio 2023. In quella occasione Cuffaro, pur avendo recuperato la possibilità di candidarsi, dichiarò di considerare concluso il proprio tempo per le candidature e di voler proseguire l’impegno per la Democrazia cristiana.

La riabilitazione è un istituto che interviene sulle pene accessorie e sugli altri effetti penali della condanna, nei limiti stabiliti dalla legge. Il suo riconoscimento richiede, tra le condizioni previste, prove effettive e costanti di buona condotta. La condanna resta un fatto giudiziario accertato; il beneficio consente di superarne determinate conseguenze giuridiche.

Il codice penale disciplina anche la possibilità di perderlo. L’articolo 180 prevede la revoca di diritto quando la persona riabilitata commette, entro sette anni, un delitto non colposo per il quale venga inflitta una pena della reclusione non inferiore a due anni, oppure una pena più grave. È il quadro normativo entro cui si colloca la decisione palermitana; le specifiche ragioni della sua applicazione al caso Cuffaro devono essere ricostruite attraverso il provvedimento.

La revoca comporta il ripristino dell’interdizione dai pubblici uffici. Il punto riguarda quindi la perdita degli effetti favorevoli ottenuti nel precedente percorso di riabilitazione e investe nuovamente la posizione giuridica dell’ex governatore.

La difesa contesta questo esito. Gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano hanno annunciato ricorso, sostenendo che la sostituzione della reclusione con i lavori di pubblica utilità non determini automaticamente la revoca della riabilitazione. Il nodo indicato dai legali riguarda dunque il rapporto tra la nuova pena, la sua sostituzione e i presupposti richiesti dalla legge per far venir meno il beneficio.

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