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Cuffaro tenta la strada del patteggiamento: chiesti tre anni con lavori socialmente utili

Nuovo sviluppo giudiziario nell’inchiesta sulla presunta corruzione nella sanità siciliana che coinvolge l’ex presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro. Durante l’udienza preliminare davanti al gup di Palermo, la difesa dell’ex governatore ha presentato una richiesta di patteggiamento a tre anni di reclusione, con la possibilità di convertire la pena residua in attività di pubblica utilità.

Cuffaro, agli arresti domiciliari da circa cinque mesi, non era presente in aula. I suoi legali, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, hanno avanzato la proposta sostenendo la disponibilità dell’ex leader della Dc ad assumersi le proprie responsabilità nell’ambito del procedimento che riguarda il presunto condizionamento di un concorso pubblico per la stabilizzazione di personale precario all’ospedale Villa Sofia-Cervello di Palermo.

La proposta della difesa

L’istanza depositata al giudice prevede una pena concordata di tre anni, accompagnata dalla richiesta di sostituire la detenzione con lavori socialmente utili presso la struttura “Casa del Sorriso”. La difesa ha inoltre proposto un risarcimento economico di 7.500 euro sia all’ospedale Villa Sofia-Cervello sia all’Asp di Siracusa.

Il pubblico ministero Claudio Camilleri ha espresso parere favorevole all’accordo. La decisione definitiva sarà assunta dal gup Ermelinda Marfia il prossimo 15 maggio.

La strategia difensiva appare legata anche ai precedenti giudiziari dell’ex governatore, già condannato in passato a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto d’ufficio. In caso di eventuale condanna ordinaria, infatti, il rischio sarebbe quello di un immediato ritorno in carcere.

Il nodo della pena residua

Qualora il patteggiamento venisse accolto, il periodo trascorso agli arresti domiciliari verrebbe detratto dalla pena complessiva. In concreto, la parte residua da eseguire si ridurrebbe a circa due anni e mezzo, che potrebbero essere convertiti in lavori di pubblica utilità e affidamento ai servizi sociali.

Il giudice potrebbe inoltre decidere di separare la posizione di Cuffaro rispetto a quella degli altri imputati, affrontando la richiesta di patteggiamento in una diversa udienza.

Gli altri imputati coinvolti

Nel procedimento risultano coinvolti anche l’ex direttore generale dell’ospedale Villa Sofia-Cervello, Roberto Colletti, il primario del Trauma Center Antonio Iacono e Vito Raso, storico collaboratore dell’ex governatore. Secondo l’accusa, avrebbero preso parte al presunto pilotaggio del concorso pubblico destinato alla stabilizzazione di quindici operatori sociosanitari.

All’udienza si sono presentati soltanto Ferdinando Aiello e l’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della Euroservice. Assenti, oltre a Cuffaro, anche Colletti — per motivi di salute — Iacono, Vito Raso, Mauro Marchese e Roberto Spotti.

L’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello si è costituita parte civile nel procedimento.

L’inchiesta sugli appalti dell’Asp di Siracusa

Parallelamente, la Procura contesta anche episodi di traffico di influenze legati ad appalti banditi dall’Asp di Siracusa per servizi di lavanderia e ausiliariato. In questo filone risultano imputati alcuni ex dirigenti e collaboratori della Dussmann Service srl, tra cui Mauro Marchese, Marco Dammone, Roberto Spotti e Ferdinando Aiello, oltre allo stesso Sergio Mazzola.

Aiello, attraverso i propri difensori, ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato. Anche su questa istanza il gup si pronuncerà il 15 maggio.

Le scelte della Procura

Le accuse formulate inizialmente dagli inquirenti erano più estese. I pm Andrea Zoppi e Gianluca De Leo, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, hanno però deciso di concentrare la richiesta di rinvio a giudizio sugli episodi ritenuti maggiormente solidi sotto il profilo probatorio e già confermati dal Tribunale del Riesame. Restano al momento fuori dal procedimento altre ipotesi investigative e ulteriori posizioni ancora al vaglio della magistratura.

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