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Dal trasporto alla sanità: come un’inchiesta sull’AST ha aperto il vaso di Pandora della Regione Sicilia

Tutto parte da un’autolinea, da un appalto e da una telefonata.
Un dialogo apparentemente tecnico sulla gestione dell’Azienda Siciliana Trasporti (AST) si trasforma, nel giro di pochi mesi, in una pista investigativa che porta dritto al cuore del potere regionale siciliano. Dalla crisi dei trasporti all’intreccio di nomine e appalti nella sanità, quello che la Procura di Palermo sta ricostruendo somiglia a un sistema trasversale, dove politica, affari e incarichi pubblici si intrecciano come fili di uno stesso tessuto.

Le origini: “Gomme lisce” e le ombre sull’AST

L’Azienda Siciliana Trasporti, partecipata interamente dalla Regione, è da anni in bilico tra salvataggio e collasso. Già nel 2022 la Guardia di Finanza e i carabinieri del Ros avevano acceso un faro sulla gestione della società, portando alla luce presunte irregolarità in appalti per pneumatici, sistemi di bigliettazione elettronica e servizi interinali.
L’operazione “Gomme Lisce”, coordinata dalla Procura di Palermo, aveva portato a nove misure cautelari e a un fascicolo fitto di contestazioni: corruzione, frode, turbativa d’asta, truffa aggravata ai danni dello Stato.

Dai verbali del GIP Marco Gaeta emergeva un quadro allarmante: assunzioni “a pacchetti”, appalti indirizzati e una gestione in cui il merito lasciava spazio alla politica.
In una delle intercettazioni più emblematiche, un dirigente spiegava con cinismo la sproporzione tra personale e necessità: «Qui bastano cinque addetti, invece ne abbiamo venticinque».

La relazione ufficiale della Commissione parlamentare all’Ars, approvata l’anno successivo, confermava “anomalie strutturali nella gestione economico-finanziaria dell’AST” e un sistema permeabile a pressioni esterne.

Il passaggio cruciale: la telefonata che cambia tutto

Nel febbraio del 2023, durante un’indagine parallela su mafia e armi, i Ros intercettano una telefonata che non riguarda direttamente le armi, ma un progetto industriale. A parlare sono Antonio Graffagnini, presidente di Anav Sicilia e socio della Sais Autolinee, e Giuseppe Cuffaro, amministratore della Cuffaro Tours e fratello dell’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro.

L’oggetto della conversazione: la possibile cessione dell’AST a Rete Ferroviaria Italiana (RFI), nell’ambito di una ristrutturazione del trasporto pubblico regionale.
Ma ciò che attira l’attenzione degli investigatori non è tanto il progetto, quanto le relazioni che emergono dal dialogo — un intreccio di interessi politici e imprenditoriali che si estende ben oltre il settore dei trasporti.

Quella telefonata, oggi agli atti della Procura, diventa la miccia di un nuovo filone d’indagine: quello che porterà dritto dentro la sanità siciliana.

Dalla gomma al camice: l’indagine sulla sanità regionale

Nel 2025 la Procura di Palermo apre formalmente un fascicolo sulla gestione del sistema sanitario regionale.
Nel mirino finiscono appalti, concorsi, nomine dirigenziali e reti di influenza che, secondo gli inquirenti, ruotano attorno all’ex governatore Salvatore “Totò” Cuffaro, leader, fino a ieri, della nuova Democrazia Cristiana.

Le accuse — ancora tutte da provare — sono pesanti: associazione a delinquere, corruzione e turbata libertà degli incanti.
Le intercettazioni riportano frasi che, secondo i magistrati, delineano un progetto di controllo politico delle Asp: «Noi abbiamo Enna, Palermo e Siracusa», avrebbe detto Cuffaro, riferendosi alla capacità di influenzare nomine nei vertici delle aziende sanitarie.

L’indagine, che coinvolge anche l’ex ministro Saverio Romano, tocca gli ambienti di potere che decidono appalti milionari per forniture, servizi e personale sanitario.
Uno dei casi emblematici riguarda l’Asp di Siracusa, dove una gara per servizi ausiliari sarebbe stata “indirizzata” per favorire uomini vicini all’ex governatore.

Cuffaro, attraverso i suoi legali, respinge ogni accusa:

«Non ho mai ricevuto, né dato denaro — ho sempre agito per il bene della Sicilia».

Un sistema a doppia corsia

Gli inquirenti ipotizzano che la sanità e i trasporti siano due facce dello stesso sistema: da un lato, le partecipate regionali (come l’AST) utilizzate come serbatoi di consenso e assunzioni; dall’altro, la sanità come terreno di potere e risorse.

Secondo fonti vicine alla Procura, la linea di indagine segue il flusso dei rapporti personali e familiari, delle nomine e delle società che si incrociano nei due settori.
Non a caso, tra gli imprenditori e i referenti di categoria che emergono nelle intercettazioni, figurano nomi che hanno avuto ruoli in entrambi i comparti.

Il quadro che prende forma è quello di una “governance parallela” della cosa pubblica: una rete di relazioni capace di influenzare le scelte strategiche regionali, dalle linee di autobus fino alle sale operatorie.

Il presente: rilancio o restaurazione?

Mentre la magistratura indaga, la Regione ha avviato un nuovo piano di rilancio dell’AST: affidamento in house di oltre 12 milioni di chilometri di tratte extraurbane per i prossimi nove anni.
Il presidente Renato Schifani ha parlato di “completamento del salvataggio e del rilancio dell’azienda”, ma molti osservatori si chiedono se non si tratti dell’ennesimo tentativo di tenere in vita un carrozzone politico.

La stessa preoccupazione aleggia sul fronte sanitario, dove i concorsi e le nomine restano congelati in attesa delle decisioni giudiziarie.

Un terremoto ancora in corso

Quello che emerge oggi, a quasi tre anni dall’inizio dell’operazione “Gomme Lisce”, è più di una semplice inchiesta: è una radiografia del sistema Sicilia.
Un’isola in cui la politica e la gestione pubblica sembrano viaggiare sullo stesso binario, dove la linea che separa consenso e corruzione diventa sempre più sottile. La Procura di Palermo continua a scavare. E da un appalto di autobus, forse, potrebbe dipendere la riscrittura di un intero capitolo della storia politica siciliana.

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