La procura di Milano ha chiesto al gup Anna Calabi il rinvio a giudizio per Marcello Dell’Utri e la moglie Miranda Ratti in relazione ai 42 milioni di euro di donazioni ricevute da Silvio Berlusconi e mai dichiarate al fisco. L’inchiesta, originata a Firenze e trasferita a Milano su richiesta della difesa, riguarda la violazione della legge antimafia Rognoni-La Torre, che impone ai condannati per mafia di comunicare ogni variazione patrimoniale.
Secondo i magistrati, quei soldi sarebbero stati versati da Berlusconi a Dell’Utri come una sorta di “quantum” per garantire il silenzio e quindi l’impunità dell’ex leader di Forza Italia riguardo al suo presunto coinvolgimento nelle stragi mafiose del 1993. Dell’Utri è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, e la somma non dichiarata ammonta a 42.679.200 euro, corrispondente a bonifici bancari effettuati da Berlusconi dopo la condanna.
La moglie di Dell’Utri, Miranda Ratti, è imputata per intestazione fittizia di beni, in relazione a 15 bonifici per un totale di 8 milioni di euro, anch’essi provenienti da Berlusconi, ipotizzati dagli inquirenti come un escamotage per eludere le misure di prevenzione antimafia.
Nel marzo 2024, la Dda di Firenze aveva già ottenuto il sequestro preventivo di oltre 10 milioni di euro sui conti di Dell’Utri e della moglie. Il procedimento è stato trasferito a Milano perché la difesa ha sostenuto che le condotte contestate sono state commesse nel capoluogo lombardo, dove Dell’Utri risiede, mentre a Firenze rimane l’indagine sulle stragi, che non ha connessioni probatorie con il caso delle donazioni non dichiarate.
L’accusa sostiene che le somme ricevute da Berlusconi rappresentano un pagamento illecito per assicurare il silenzio di Dell’Utri sulle stragi mafiose, violando la normativa antimafia e fiscale, e che la moglie è coinvolta in un meccanismo di intestazione fittizia per occultare parte di questi fondi




