La sanità ha un colore politico. E questo, purtroppo, è un dato di fatto. Le scelte che riguardano ospedali, servizi e diritto alla salute, troppo spesso sono dettate più da logiche di potere e consenso che da una reale volontà di garantire ai cittadini ciò che la Costituzione riconosce come diritto fondamentale.
Le nomine dei dirigenti, il modo in cui vengono distribuite le risorse, la crescita di alcuni presidi sanitari a discapito di altri, non sono casuali. In Sicilia lo vediamo da decenni, con governi che si sono succeduti — prevalentemente di centrodestra — e che hanno gestito la sanità come terreno di conquista politica, più che come servizio pubblico. Non sappiamo se con altri schieramenti sarebbe cambiato qualcosa, ma resta il dubbio: almeno un dubbio che in democrazia è lecito coltivare.
l’Osservatorio Salute Nebrodi e l’Ospedale di Sant’Agata
Nel caso specifico, l’ospedale di Sant’Agata di Militello è l’esempio più lampante di una strategia miope e ingiusta. Un aspetto che ha messo in risalto l’Osservatorio Salute Nebrodi nella propria pagina Facebook. Mentre il presidio di Patti è cresciuto fino a diventare Dea di primo livello, quello di Sant’Agata è stato progressivamente depotenziato, lasciando i cittadini dei Nebrodi con strutture insufficienti e servizi in caduta libera. Stiamo parlando di un territorio che conta oltre 100.000 abitanti: un bacino enorme, che merita un ospedale efficiente, moderno, in grado di rispondere ai bisogni reali della popolazione.
Gli interrogativi posti dall’Osservatorio, che nasce con l’obiettivo di analizzare e difendere lo stato di salute delle comunità nell’area nebroidea, sono inevitabili: perché il nostro territorio è stato dimenticato? Qual è il disegno che guida queste scelte? Quale strategia sta dietro a questa progressiva emarginazione sanitaria? Non basta che i rappresentanti istituzionali locali — deputati regionali, sindaci, amministratori — si limitino a presenziare ai convegni o a proclamare impegni: servono risposte, servono fatti concreti.
L’Organizzazione no-profit suona la carica
Non possiamo fermarci solo alle responsabilità politiche. Anche i cittadini hanno un ruolo. Troppo spesso ci limitiamo a lamentarci al bar o sui social, senza trasformare l’indignazione in mobilitazione. E invece è questo il punto: i diritti si difendono, e si difendono con forza, coraggio e partecipazione. Se non lo facciamo noi, nessuno lo farà al posto nostro.
L’ospedale di Sant’Agata deve tornare ad essere il presidio di riferimento dei Nebrodi. Non si tratta di un favore da chiedere a chi governa, ma di un diritto da rivendicare. Perché senza un sistema sanitario funzionante, a pagarne il prezzo sono i più fragili: gli anziani, chi non ha i mezzi per curarsi altrove, chi è solo e non può permettersi di aspettare mesi o di spostarsi per ricevere cure adeguate.
Questa non è una battaglia politica, è una battaglia di dignità. E i Nebrodi non possono più permettersi di rimanere in silenzio. Mobilitarsi per l’ospedale significa mobilitarsi per la vita e per il futuro stesso della comunità.




