Il bambino, vaccinato, è ricoverato in isolamento all’ospedale Di Cristina e sta migliorando. La Procura indaga sulla morte della piccola Anna Rosa, mentre si attende la conferma definitiva dell’Istituto superiore di sanità. L’Asp ricostruisce la catena dei contatti
Il sospetto iniziale è diventato un quadro epidemiologico più concreto: anche il cuginetto della bambina di quattro anni morta a Palermo è risultato positivo alla difterite. Il piccolo, coetaneo della vittima, si trova ricoverato nel reparto di Malattie infettive pediatriche dell’ospedale dei Bambini “Giovanni Di Cristina”, ma le sue condizioni stanno progressivamente migliorando.
A comunicare l’esito degli accertamenti è stato Domenico Cipolla, direttore sanitario dell’Arnas Civico, azienda dalla quale dipende il presidio pediatrico. Il bambino viene mantenuto in osservazione e isolamento, con un controllo costante delle funzionalità cliniche. Gli esami hanno inoltre evidenziato la presenza, a livelli ritenuti protettivi, di anticorpi antidifterici: un elemento coerente con la vaccinazione ricevuta e che può avere contribuito a impedire l’evoluzione verso una forma grave.
La positività del bambino rafforza l’ipotesi della circolazione del batterio nell’ambito dei contatti più vicini alla famiglia. Non significa, tuttavia, che a Palermo sia in corso un’epidemia. Al momento l’attenzione delle autorità sanitarie rimane concentrata su un possibile focolaio circoscritto e sulla ricostruzione della catena del contagio.
I primi sintomi e l’accesso al pronto soccorso
La vicenda della piccola Anna Rosa era cominciata nei giorni precedenti Ferragosto. Il 13 agosto, su indicazione della pediatra, i genitori avevano condotto la bambina al pronto soccorso dell’ospedale Cervello. Presentava febbre, vomito e difficoltà ad alimentarsi.
Dopo gli accertamenti era stata dimessa, intorno alla mezzanotte, con una diagnosi di tonsillite essudativa febbrile e con la raccomandazione di tornare in ospedale in caso di peggioramento.
Il 15 agosto la famiglia si era nuovamente rivolta al pronto soccorso. La febbre non rispondeva alle terapie e la bambina appariva debole, poco reattiva e continuava a rifiutare il cibo. Nella documentazione sanitaria sarebbe stata annotata anche l’assenza della vaccinazione prevista contro la difterite.
Nelle ore successive il quadro clinico era precipitato. A causa di una grave insufficienza respiratoria, la piccola era stata intubata e trasferita alla Terapia intensiva pediatrica dell’ospedale Di Cristina.
I tentativi estremi per salvarla
Al momento del trasferimento la bambina si trovava già in condizioni estremamente critiche. La tossina prodotta dal batterio sospettato di avere causato l’infezione avrebbe compromesso progressivamente diversi organi.
I medici hanno somministrato il siero antidifterico e le terapie antibiotiche, ricorrendo anche alla dialisi e all’Ecmo, la circolazione extracorporea utilizzata nei casi di gravissima insufficienza cardiaca o respiratoria. Nonostante i tentativi dell’équipe sanitaria, il progressivo scompenso multiorgano non è stato arrestato.
Anna Rosa è morta nella notte del 20 agosto. L’Arnas Civico ha precisato che gli esami eseguiti orientano verso la difterite, ma per la definizione diagnostica conclusiva si attendono gli accertamenti di riferimento dell’Istituto superiore di sanità. Anche la Regione Siciliana, nel messaggio di cordoglio dell’assessore alla Salute Marcello Caruso, ha parlato prudentemente di “sospetta difterite”.
L’inchiesta della Procura
La Procura di Palermo ha aperto un fascicolo e disposto il sequestro della salma e l’autopsia. I carabinieri hanno acquisito le cartelle cliniche per ricostruire l’intero percorso assistenziale, dal primo accesso al Cervello fino al trasferimento al Di Cristina.
Gli accertamenti dovranno chiarire la causa esatta della morte, la tempistica dell’infezione e la correttezza delle procedure seguite nei diversi passaggi ospedalieri. Qualsiasi valutazione sulle eventuali responsabilità resta quindi prematura.
La madre della bambina, attraverso un messaggio pubblicato sui social e successivamente reso non accessibile, ha sostenuto che le condizioni della figlia sarebbero state sottovalutate durante i precedenti accessi in ospedale. Si tratta della posizione della famiglia, che dovrà essere confrontata con la documentazione clinica e con gli esiti dell’autopsia.
Il cuginetto positivo, ma protetto dalla vaccinazione
Nelle stesse ore era stato ricoverato anche il cuginetto della vittima, che aveva manifestato febbre, mal di gola, placche e una lieve alterazione della voce. Il bambino era stato a stretto contatto con Anna Rosa, ma aveva ricevuto le dosi vaccinali previste nel primo anno di vita.
Il tampone ha adesso confermato la positività alla difterite. Il suo decorso clinico, però, è molto diverso: il piccolo non si trova in Rianimazione, sta migliorando e gli esami indicano una presenza protettiva di anticorpi. Rimane ricoverato in isolamento per prudenza e per consentire ai sanitari di seguirne costantemente l’evoluzione.
Il caso mostra un punto essenziale: la vaccinazione non rende materialmente impossibile entrare in contatto con il batterio, ma riduce fortemente il rischio che l’infezione evolva nelle sue manifestazioni più gravi e potenzialmente letali.
L’Asp cerca l’origine del contagio
L’Asp di Palermo ha avviato un’indagine epidemiologica per ricostruire tutti i contatti della bambina e individuare la possibile origine dell’infezione. Sono stati effettuati tamponi su gran parte del nucleo familiare e le verifiche vengono estese alle persone che potrebbero essere state esposte.
Una ventina di familiari si è già recata nei centri vaccinali. Per i contatti individuati sono previste le misure indicate dai protocolli: controllo dello stato vaccinale, eventuali tamponi, aggiornamento della vaccinazione e, quando necessario, chemioprofilassi antibiotica. Indicazioni specifiche sarebbero state trasmesse anche al personale degli ospedali Cervello e Civico entrato in contatto con la paziente.
Il direttore dell’unità di Malattie infettive del Policlinico di Palermo, Antonio Cascio, ha sottolineato l’importanza di individuare l’origine del contagio. Il batterio potrebbe infatti essere stato trasmesso anche da un portatore con sintomi lievi o assenti. Lo stesso specialista ha però invitato a non utilizzare impropriamente la parola “epidemia”: allo stato attuale, il rischio di una diffusione estesa viene considerato basso.
Centri vaccinali sotto pressione
La morte della bambina ha provocato un forte aumento delle richieste di vaccinazione. Nel centro di Pallavicino, competente per il quartiere San Filippo Neri-Zen, è stato necessario raddoppiare la presenza dei medici. Nel presidio di via Giorgio Arcoleo le disponibilità immediate del vaccino esavalente sono state esaurite ed è stato necessario ricorrere ad altre scorte.
Secondo le prime stime provenienti dagli ambienti sanitari, l’aumento delle vaccinazioni potrebbe raggiungere il 10 per cento. Un’accelerazione improvvisa che rivela quanto la percezione del rischio possa cambiare davanti a una tragedia, ma anche quanto sia decisivo assicurare continuità all’informazione e alla prevenzione prima che si verifichi un caso grave.
La difterite è un’infezione batterica trasmissibile principalmente attraverso le vie respiratorie. Può produrre una tossina capace di danneggiare cuore, reni, fegato e sistema nervoso. La vaccinazione antidifterica, somministrata nell’infanzia attraverso il vaccino esavalente e successivamente richiamata, rientra tra quelle obbligatorie in Italia.
Una vicenda che impone rigore, non allarmismo
La storia di Anna Rosa presenta tre piani che devono restare distinti. C’è anzitutto il dolore per la morte di una bambina. C’è poi l’indagine giudiziaria, chiamata a verificare il percorso delle cure senza anticipare conclusioni o responsabilità. Infine c’è il problema di sanità pubblica: individuare rapidamente i contatti, interrompere l’eventuale catena di trasmissione e recuperare le coperture vaccinali mancanti.
La positività del cuginetto è un aggiornamento importante, ma non autorizza scenari allarmistici. Indica l’esistenza di un contagio tra persone molto vicine e rende ancora più necessaria l’indagine epidemiologica. Allo stesso tempo, il decorso favorevole del bambino vaccinato offre un dato concreto sul valore della protezione immunitaria.
La prudenza, in questa fase, non consiste nel minimizzare. Consiste nel separare ciò che è già accertato da ciò che deve ancora essere dimostrato, affidandosi alle autorità sanitarie e agli esiti degli esami. È il solo modo per informare senza alimentare paure e per trasformare una tragedia in una consapevolezza collettiva fondata sui fatti.




