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Difterite, la corsa ai vaccini dopo Anna Rosa non cancella il primato negativo della Sicilia

La morte della piccola Anna Rosa Bartolotta, a Palermo, ha prodotto ciò che statistiche, richiami e campagne di prevenzione non erano riusciti a ottenere: riportare la difterite al centro dell’attenzione delle famiglie siciliane.

Nei centri vaccinali si è registrato un sensibile aumento delle somministrazioni, mentre la Regione prova ad accelerare il recupero dei bambini rimasti scoperti. La reazione è significativa, ma arriva dopo una tragedia e non può nascondere il dato più grave: la Sicilia presenta la copertura vaccinale contro la difterite più bassa d’Italia.

Secondo i dati pubblicati dal ministero della Salute, nell’Isola la copertura pediatrica si ferma all’85,88%. Seguono la Provincia autonoma di Bolzano, con l’87,39%, e la Puglia, con il 91,72%.

La soglia indicata come obiettivo per garantire un’adeguata protezione della popolazione è il 95%. Non si tratta, dunque, della media nazionale, ma del livello che i programmi di prevenzione puntano a raggiungere. Diverse regioni, tra cui Lombardia, Toscana e Provincia autonoma di Trento, lo hanno già superato. La Sicilia ne rimane distante di oltre nove punti percentuali.

Tradotto in termini concreti, significa che su cento bambini siciliani circa quattordici non risultano coperti secondo l’indicatore preso in esame. Una distanza enorme quando si parla di una malattia infettiva grave, prevenibile attraverso una vaccinazione obbligatoria e disponibile gratuitamente.

Palermo corre ai ripari, ma i numeri vanno letti correttamente

La reazione più evidente si registra nel territorio palermitano, direttamente colpito dalla morte della bambina. Nel mese di agosto l’Asp di Palermo ha contabilizzato 21.230 somministrazioni complessive, contro le 14.029 dello stesso mese del 2025: un incremento del 51,3%.

All’interno di questo totale, 2.450 dosi sono state di vaccino esavalente, che protegge anche dalla difterite insieme a tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo B. Anche in questo caso si registra una crescita rilevante, pari al 45,7%.

Una precisazione è però necessaria: le 21.230 somministrazioni riguardano l’attività dell’Asp di Palermo, non l’intera Sicilia, e non possono essere considerate tutte dosi specificamente antidifteriche. Il dato resta importante, ma non deve essere trasformato in qualcosa di diverso da ciò che effettivamente rappresenta.

Soprattutto, l’aumento delle vaccinazioni in un singolo mese non equivale automaticamente al recupero del divario accumulato negli anni. Per misurare un reale cambio di passo servirà verificare quante famiglie abbiano completato i cicli previsti, quanti bambini risultino ancora scoperti e se l’incremento proseguirà anche quando l’emozione suscitata dalla tragedia si sarà attenuata.

L’ipotesi delle vaccinazioni nelle scuole elementari

La Regione sta valutando di portare le vaccinazioni direttamente nelle scuole elementari. Nei prossimi giorni potrebbe essere definito un protocollo d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale e gli Ordini dei medici.

L’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, ha sottolineato come la scuola rappresenti un ambiente vicino e familiare per i bambini e possa offrire alle famiglie un’ulteriore opportunità di accesso alla vaccinazione. Già prima della tragedia, l’assessorato aveva annunciato misure straordinarie per recuperare la popolazione infantile non adeguatamente vaccinata.

L’iniziativa può essere utile, soprattutto nei territori in cui difficoltà sociali, disorganizzazione familiare o scarsa accessibilità ai servizi sanitari finiscono per allontanare i bambini dai percorsi di prevenzione. Ma perché funzioni non potrà ridursi a qualche giornata simbolica dentro gli istituti.

Occorreranno un’anagrafe vaccinale realmente aggiornata, un raccordo costante tra scuole, pediatri e aziende sanitarie, un’informazione comprensibile rivolta ai genitori e una presenza capillare dei servizi anche nei comuni più piccoli. La prossimità non consiste semplicemente nello spostare una siringa da un ambulatorio a un’aula: significa individuare chi è rimasto indietro e accompagnarlo fino al completamento del percorso.

Una tragedia non può diventare una campagna temporanea

La morte di Anna Rosa ha risvegliato paure che sembravano appartenere a un’altra epoca. Ma la difterite non è riapparsa improvvisamente dal nulla. A rendere nuovamente vulnerabile il territorio è stata anche la progressiva riduzione delle coperture vaccinali.

Per questo la crescita delle somministrazioni rappresenta una buona notizia, ma racconta contemporaneamente un fallimento: la prevenzione si è rimessa in moto con decisione soltanto dopo una morte.

Adesso la Regione deve dimostrare che non si tratta di una risposta emotiva destinata a esaurirsi con il diminuire dell’attenzione mediatica. Il vero risultato non sarà il numero di dosi somministrate sull’onda della paura, ma la capacità di riportare stabilmente la Sicilia sopra la soglia del 95%.

La tragedia di Palermo ha mostrato quanto possa costare un ritardo nella prevenzione. Lasciare che, passata l’emergenza, tutto torni come prima sarebbe il modo peggiore per non averne compreso la lezione.

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