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Difterite, l’autopsia conferma la causa della morte di Anna Rosa: dieci indagati

L’esame medico-legale ha accertato una grave infezione provocata dalla tossina difterica. Nell’inchiesta sono coinvolti i genitori della bambina e otto medici. La Regione esclude un’emergenza, mentre l’Asp potenzia le vaccinazioni.

PALERMO – I primi risultati dell’autopsia confermano che a causare la morte di Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni deceduta lo scorso 20 agosto a Palermo, è stata la grave infezione provocata dalla tossina prodotta dal batterio della difterite.

L’esame è stato eseguito all’Istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo, alla presenza dei consulenti nominati dalle parti. Le conclusioni medico-legali rafforzano quanto già emerso dalle analisi condotte dall’Istituto superiore di sanità, che avevano accertato l’infezione.

Sotto esame anche il percorso terapeutico

Nel corso dell’autopsia sono stati rilevati i segni delle cure, alcune particolarmente invasive, alle quali la bambina era stata sottoposta durante i ricoveri. Per stabilire se i trattamenti siano stati tempestivi e appropriati sarà però necessario confrontare i risultati dell’esame con le cartelle cliniche e ricostruire, passaggio dopo passaggio, l’intero percorso sanitario.

Ulteriori analisi sui tessuti potranno completare il quadro e fornire alla Procura elementi utili per valutare eventuali responsabilità. L’esame autoptico, dunque, conferma la causa infettiva del decesso ma non definisce ancora le responsabilità individuali.

Genitori e otto medici sotto indagine

Sono dieci le persone iscritte nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo. Oltre ai genitori, che avevano scelto di non sottoporre la figlia alle vaccinazioni obbligatorie, figurano otto medici dell’Arnas Civico che visitarono Anna Rosa tra il 13 e il 19 agosto.

L’iscrizione dei sanitari è stata definita dalla Procura un atto di garanzia, necessario per consentire loro di nominare propri consulenti e partecipare all’autopsia, considerata un accertamento irripetibile. Non implica, quindi, l’accertamento di responsabilità.

L’inchiesta dovrà chiarire sia il peso della mancata vaccinazione sia la correttezza e la tempestività delle diagnosi e delle cure ricevute dalla bambina.

Riaperto il centro vaccinale dello Zen

Sul fronte della prevenzione, l’Asp di Palermo ha riattivato il centro vaccinale dello Zen, quartiere nel quale viveva la famiglia di Anna Rosa. La struttura di via Einaudi è diventata il decimo presidio vaccinale della città e, insieme agli altri centri di Palermo e provincia, resterà operativa durante il fine settimana con accesso diretto e senza prenotazione.

Dal 17 agosto sono state somministrate 11.424 dosi, con un incremento del 62 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Un aumento che, secondo l’Asp, testimonia una maggiore attenzione delle famiglie dopo il caso della bambina.

La Regione: «Non è un’emergenza»

La task force istituita dall’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, ha escluso la presenza di un cluster epidemico. I due casi di difterite accertati a Palermo riguardano infatti minori appartenenti allo stesso nucleo familiare.

«Non siamo di fronte a un’emergenza, ma a un campanello d’allarme», ha chiarito Caruso, annunciando il rafforzamento delle attività di prevenzione e recupero delle vaccinazioni pediatriche.

Il direttore generale dell’Asp di Palermo, Alberto Firenze, ha ribadito che la situazione è sotto controllo e che il piano per colmare i ritardi nelle coperture vaccinali era già stato avviato prima della tragedia. L’obiettivo è recuperare entro la fine dell’anno i bambini non ancora immunizzati, ampliando orari, sedi e possibilità di accesso senza prenotazione.

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