Una situazione di abbandono che grida vendetta, quella che si presenta agli occhi di chi percorre lo scorrimento veloce Rocca di Caprileone–Galati, nel tratto che attraversa la contrada Mulino Aranciera, nel comune di San Salvatore di Fitalia. L’area di sosta lì presente, si è trasformata nel tempo in una vera e propria discarica a cielo aperto.
Tutto ha avuto inizio con le operazioni di pulizia straordinaria nell’alveo del torrente “Due Fiumare”, un intervento atteso da oltre trent’anni, finalizzato a rimuovere la fitta vegetazione e i detriti che ostacolavano il deflusso delle acque e mettevano a rischio le infrastrutture viarie. Un’azione necessaria, mirata alla sicurezza, che però si è conclusa nel modo peggiore possibile: con i rifiuti rimossi lasciati abbandonati in quell’area di sosta, in attesa di uno smaltimento che non è mai arrivato.

Col tempo, quei rifiuti sono diventati un richiamo per l’inciviltà. Sacchi, materiale edile, ingombranti, rifiuti domestici: una montagna di sporcizia che cresce giorno dopo giorno, alimentata da chi, con assoluta noncuranza delle regole e del rispetto per l’ambiente, ha trasformato un’area pubblica in un ricettacolo di degrado. La domanda è semplice quanto spinosa: chi deve intervenire ora? A chi spetta la bonifica di un’area che non solo è diventata invivibile, ma rappresenta un pericolo per l’ambiente, la salute pubblica e l’immagine di un territorio già fragile e abbandonato?
Quel che è certo è che la politica locale, relativamente alla questione in oggetto, brilla per la sua assenza. Nessun intervento concreto programmato per la rimozione dei rifiuti. Un disinteresse che sa di rassegnazione, di scaricabarile burocratico, di una gestione del territorio che dimentica i cittadini e lascia spazio al degrado.
Ma la responsabilità non è solo istituzionale. È anche sociale. Perché quei rifiuti sono lì anche per colpa dell’inciviltà di chi sceglie consapevolmente di abbandonare i propri scarti in un luogo pubblico, contribuendo alla distruzione di un patrimonio comune. È il riflesso di una mentalità che non cambia, che si nutre dell’inerzia e della mancanza di controlli.
Il degrado richiama degrado. È una legge non scritta ma evidente. Dove c’è abbandono, arriverà altro abbandono. Dove manca l’intervento, prende piede la rassegnazione. Serve un intervento immediato, come serve anche un cittadino che si riappropri del proprio senso civico. Perché il degrado non si combatte con le chiacchiere, ma con la responsabilità. Di tutti.




