I sette sindaci del Distretto Socio-Sanitario D29 – Mistretta, Castel di Lucio, Motta d’Affermo, Pettineo, Reitano, Santo Stefano di Camastra e Tusa – hanno deciso di alzare la voce e di farlo insieme. Una lettera ufficiale è stata inviata all’Assessorato regionale alla Salute, all’ASP di Messina e, per conoscenza, al Presidente della Regione Siciliana, per chiedere l’apertura urgente di un tavolo tecnico sull’applicazione del DM 77, la riforma nazionale che ridisegna l’assistenza sanitaria territoriale.
Il motivo è semplice: le regole valide per tutti rischiano di non funzionare nei territori di montagna e nelle aree interne, come la vasta zona nebroidea che dipende dal Presidio di Mistretta.
“Qui non siamo come gli altri: è il territorio a dirlo”
I sindaci ricordano che i Nebrodi sono caratterizzati da strade tortuose, spesso dissestate e difficilmente percorribili d’inverno. Per raggiungere un ospedale di livello superiore servono oltre 60 minuti, una condizione che – dicono – “non può essere ignorata nella programmazione sanitaria”.
La riforma del DM 77 introduce strumenti importanti per migliorare la sanità territoriale: Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali (COT), Infermiere di famiglia e di comunità, ma per i sindaci non basta “applicare lo schema”. Serve piuttosto cucire il modello sulla realtà locale, fatta di piccoli centri, popolazione anziana, strade di montagna e difficoltà di accesso ai servizi.
Emergenza, medicina di base e continuità assistenziale: cosa non funziona oggi
Nella loro nota, gli amministratori mettono in evidenza alcune criticità: in molti comuni l’assistenza sanitaria è garantita quasi solo dal medico di famiglia e dalla guardia medica; non tutte le località dispongono di una postazione 118, e quelle presenti spesso non hanno personale medico; i tempi di accesso agli ospedali più grandi sono eccessivi per le emergenze; il territorio è già classificato come “area interna e disagiata”, ma questo non si traduce ancora in un potenziamento adeguato dei servizi.
Per questo viene chiesta l’ufficiale inclusione del Distretto D29 tra le “zone carenti”, condizione necessaria per garantire un numero sufficiente di medici di base e sedi di continuità assistenziale. I sindaci chiedono anche di riconoscere ai loro comuni la definizione di “comuni montani”, che permetterebbe forme di incentivo e valorizzazione per il personale sanitario disposto a lavorare in queste aree.
Tecnologia e telemedicina per ridurre le distanze
L’utilizzo della telemedicina, sottolineano gli amministratori, può diventare un elemento chiave per ridurre gli svantaggi geografici: collegamenti rapidi tra pazienti, medici, Case di Comunità e ospedali potrebbero evitare ritardi e salvare vite.
Una richiesta chiara: aprire subito un tavolo di confronto
La proposta è netta: un tavolo tecnico urgente tra Regione, ASP e i sette comuni per valutare l’impatto del Decreto Ministeriale e apportare i correttivi necessari prima che la riforma venga applicata in maniera definitiva.
Secondo i sindaci, la riforma sanitaria deve camminare di pari passo con un’altra grande partita che la Regione sta per affrontare: la revisione della geografia dei servizi, una riorganizzazione che rischia – se non calibrata – di penalizzare ulteriormente i territori più remoti.
“Non chiediamo privilegi, ma equità”
Il messaggio che arriva dai paesi dei Nebrodi occidentali è semplice e forte:
servono servizi che tengano conto della realtà dei fatti, perché la salute è un diritto che deve valere allo stesso modo per chi vive in città e per chi vive a mille metri di altitudine, su strade che d’inverno diventano impraticabili. Un appello affinché la riforma della sanità territoriale e la futura riorganizzazione regionale non dimentichino chi, per motivi geografici e climatici, vive già ogni giorno una condizione di svantaggio.




