“Tutti al Museo” non è stato solo un incontro ma è diventato un simbolico abbraccio collettivo verso la cultura. A Messina, due settimane dopo il furto che nella notte di Ferragosto ha strappato al Museo regionale quattro opere di Antonello da Messina, la città ha risposto con una mobilitazione che somiglia più a un gesto d’amore che a una protesta. Domenica, centinaia di persone hanno varcato la soglia del MuMe per dire, con la loro presenza, che il patrimonio culturale non è un oggetto da custodire ma è una parte viva della comunità messinese.
L’iniziativa, promossa ancora una volta dal fumettista e illustratore messinese Lelio Bonaccorso, nasce dalla ferita aperta il 15 agosto, quando approfittando della processione della Vara, una banda è riuscita a sottrarre tre tavole del Polittico di San Gregorio e la preziosa tavoletta bifronte del Quattrocento. Un colpo rapidissimo, due minuti appena, compiuto da almeno quattro persone con caschi integrali e abbigliamento scuro, entrate da una porta laterale dopo aver allargato le sbarre della recinzione. Le indagini, coordinate dalla Procura, hanno già portato al trasferimento dei quattro custodi in servizio quella sera e all’apertura di un procedimento disciplinare, mentre si cerca un possibile basista e si analizzano ore di filmati di videosorveglianza. È stato ritrovato anche il furgone usato per la fuga, abbandonato in una zona isolata della città.
Ma la mobilitazione di domenica ha scelto un’altra strada, non la rabbia, bensì la cura. Bonaccorso ha chiesto standard di sicurezza più elevati e una revisione delle norme regionali sulla gestione dei musei, denunciando un sistema che, tra esternalizzazioni e scarsa autonomia dei direttori, non permette una vera valorizzazione del patrimonio. «Ci auguriamo che le opere tornino, ha detto, ma dobbiamo evitare che episodi del genere si ripetano».
Accanto a lui, il presidente del movimento culturale Partiamo da Qui, Franco Tiano, la scrittrice Eliana Camaioni, poi operatori turistici e cittadini di ogni età. Molti hanno acquistato simbolicamente il biglietto, trasformando un gesto quotidiano in una dichiarazione di appartenenza non si sostegno economico.
Camaioni, nei giorni successivi al furto, aveva già lanciato il flash mob letterario “Una chiamata alle arti”, invitando scrittori e artisti messinesi a reagire con la forza della cultura. La mobilitazione di domenica ne è stata la naturale prosecuzione. E’ una città che non si limita a indignarsi, ma si mette in movimento, reagisce con forza.
Tra i presenti anche i consiglieri comunali Serena Giannetto e Giuseppe Chiarella, a testimoniare che la vicenda non è solo un fatto di cronaca, ma anche un tema politico e identitario. Perché il furto di Ferragosto non ha sottratto soltanto opere ma ha messo in discussione la capacità di proteggere ciò che racconta chi siamo.
“Tutti al Museo” è stato allora un modo per dire che la cultura non si difende solo con le telecamere, ma con la partecipazione e la presenza. Che un museo non è un luogo da sorvegliare ma è un luogo da vivere. E che, quando un’opera viene rubata, a essere ferita non è una teca blindata, ma la memoria collettiva.
Messina ha risposto con una presenza numerosa, composta e presente, con quel silenzio che fa rumore più di mille voci. E forse è proprio da qui che può partire la rinascita, da una comunità che sceglie di esserci, insieme, davanti alle sue opere mancanti, come si fa davanti a una sedia vuota che si spera di vedere presto di nuovo occupata.




