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Droga, Santo Stefano di Camastra: il Gip riqualifica le accuse e ridimensiona le misure cautelari richieste dalla Procura

Una vasta indagine sul presunto traffico di sostanze stupefacenti nel territorio stefanese ha portato la Procura di Patti a richiedere misure cautelari nei confronti di diversi indagati, ritenuti parte di un articolato circuito di approvvigionamento e cessione di droga — anche attraverso la cosiddetta “droga parlata”, emersa grazie a una fitta rete di intercettazioni telefoniche e ambientali.

Al termine delle attività investigative, condotte anche tramite tecniche di intercettazione, la Procura aveva richiesto la misura più afflittiva, la custodia cautelare in carcere, per il cinquantaduenne S.M., assistito dall’avvocato Lucio Di Salvo, e per L.P. difesi dall’avvocato Felice Tropia. Secondo l’impostazione accusatoria, i due sarebbero stati tra i soggetti maggiormente inseriti nel presunto meccanismo di spaccio. Obbligo di dimora per D.M.M. anch’egli difeso dall’avvocato Tropia.

Avv. Felice Tropia

Per altri indagati — tra cui L.G., assistita dall’avvocato Antonio Di Francesco, e M.M., difeso dall’avvocato Salvatore Caputo — erano stati invece richiesti gli arresti domiciliari.

La svolta davanti al Gip

Il 27 novembre, davanti al Giudice per le Indagini Preliminari, dott. Andrea La Spada, gli indagati, in sede di interrogatorio di garanzia (ex riforma Cartabia), hanno deciso di non avvalersi della facoltà di non rispondere e si sono sottoposti all’esame.

È in questa fase che è maturata la svolta: il Gip, come emerge dalle oltre 115 pagine dell’ordinanza, nel ricostruire puntualmente le singole condotte contestate, ha ritenuto di ridimensionare il quadro accusatorio, riqualificando i fatti nell’ipotesi di lieve entità prevista dall’art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/1990. Da ciò è derivata una rimodulazione delle misure cautelari rispetto a quanto richiesto dalla Procura.

Avv. Lucio Di Salvo

Le decisioni sulle misure cautelari

Per S.M., accogliendo le argomentazioni dell’avvocato Lucio Di Salvo — che ha sottolineato la lieve entità della condotta e l’assenza dei presupposti per la misura carceraria — il Gip ha disposto l’obbligo di soggiorno nel Comune di S. Stefano di Camastra con divieto notturno di uscita, evitando così la detenzione in carcere inizialmente invocata dall’accusa. Per l’indagato L.S. è stata applicata la misura degli arresti domiciliari.

Nessuna misura, invece, è stata applicata nei confronti di L.G.: nonostante la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura, il Gip — alla luce delle dichiarazioni rese in interrogatorio — ha ritenuto di non adottare alcun provvedimento restrittivo.

Avv. Antonio di Francesco

Il nodo dell’incompetenza territoriale

Nel provvedimento il Gip affronta anche un ulteriore aspetto: quello dell’incompetenza territoriale. Secondo quanto emerso dalle indagini e dagli interrogatori, alcune condotte di detenzione ai fini di spaccio avrebbero avuto origine nel territorio di Palermo, rendendo dunque territorialmente competente non la Procura di Patti, ma quella del capoluogo siciliano.

Una circostanza che potrebbe aprire nuovi scenari processuali per la maggior parte degli indagati, ad eccezione di S.M., per il quale il procedimento proseguirà davanti al Tribunale di Patti.

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