Un parere regionale sottratto all’accesso, ma successivamente visionato — secondo quanto riferito — da un giornalista. È il nuovo elemento che riaccende lo scontro sulle elezioni amministrative di Messina del 24 e 25 maggio 2026, mentre al Tar di Catania sono pendenti i ricorsi con cui viene chiesto l’annullamento del voto.
Al centro della vicenda c’è il parere n. 020.11.26 dell’Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana, riguardante l’esenzione dalla raccolta delle firme per la presentazione delle liste elettorali.
Il caso delle quindici liste
La polemica nasce durante la campagna elettorale, quando il candidato del centrodestra Marcello Scurria contesta l’ammissione delle quindici liste collegate a Federico Basile, presentate senza raccogliere le sottoscrizioni degli elettori.
Sud Chiama Nord sostiene che l’esenzione fosse consentita perché il movimento era rappresentato all’Assemblea regionale siciliana da un proprio gruppo parlamentare. Le indicazioni fornite dal Dipartimento regionale delle Autonomie locali avrebbero confermato questa interpretazione.
Secondo i contestatori, invece, l’esenzione non poteva essere estesa automaticamente a tutte le liste civiche collegate al candidato sindaco. In quei giorni emerge l’esistenza di un ulteriore parere dell’Ufficio legislativo e legale della Regione. Il documento, però, non viene pubblicato e nell’elenco ufficiale compare come “sottratto all’accesso”.
Il primo ricorso dichiarato inammissibile
Prima delle elezioni alcuni cittadini si rivolgono al Tar chiedendo di fermare o rinviare il voto. I giudici dichiarano il ricorso inammissibile per mancanza di un interesse concreto e attuale, dal momento che le elezioni non si erano ancora svolte.
Il Tar, quindi, non entra nel merito della regolarità delle quindici liste.
Le elezioni si tengono regolarmente e Basile viene confermato sindaco al primo turno con il 58,42 per cento dei voti. Dopo la proclamazione vengono presentati nuovi ricorsi, questa volta diretti ad annullare il risultato elettorale. Uno dei procedimenti sarà discusso davanti al Tar di Catania il 20 ottobre 2026.
Cosa direbbe il parere regionale
Il caso si riapre il 19 agosto, quando un articolo di stampa riferisce che il giornalista avrebbe preso visione del parere e ne ricostruisce il contenuto.
Secondo quanto pubblicato, l’Ufficio legislativo e legale avrebbe preso atto del “sostanziale nulla osta” fornito in precedenza dal Dipartimento delle Autonomie locali. Allo stesso tempo, però, il firmatario del parere non avrebbe condiviso l’interpretazione che consentiva l’esenzione per tutte le quindici liste.
Il documento, dunque, non sembrerebbe dare pienamente ragione a nessuna delle parti: confermerebbe l’esistenza dell’indicazione amministrativa sulla quale Sud Chiama Nord sostiene di essersi basata, ma solleverebbe dubbi sulla correttezza giuridica di quella scelta.
Sarà comunque il Tar a stabilire se le liste siano state ammesse legittimamente e se un eventuale vizio possa determinare l’annullamento delle elezioni.
Il documento negato a tre deputati
Il 2 maggio Cateno De Luca e i deputati regionali Giuseppe Lombardo e Matteo Sciotto avevano chiesto ufficialmente una copia integrale del parere. La Regione aveva però risposto che l’Ufficio legislativo e legale non acconsentiva alla diffusione e che il documento era sottratto all’accesso.
Da qui la domanda posta da De Luca: come ha fatto un atto negato a tre parlamentari regionali a diventare accessibile a un giornalista?
Il leader di Sud Chiama Nord precisa di non contestare il lavoro della stampa, ma chiede alla Regione di spiegare chi abbia consentito la visione o la diffusione del documento. Per fare chiarezza è stata presentata un’interrogazione parlamentare. De Luca ipotizza una violazione degli obblighi di riservatezza. Si tratta, però, di una sua valutazione politica e non di una responsabilità accertata.
Basile rivendica correttezza e consenso
Federico Basile sostiene che Sud Chiama Nord abbia agito in buona fede, seguendo le indicazioni degli uffici regionali competenti, poi trasmesse agli organi elettorali. Il sindaco richiama inoltre il risultato delle urne, che gli ha consegnato una vittoria netta. Restano però due questioni distinte. La prima riguarda la regolarità delle quindici liste e sarà affrontata dal Tar. La seconda interessa la gestione del parere da parte della Regione, chiamata ora a spiegare perché il documento sia stato negato ai deputati e come il suo contenuto sia arrivato all’esterno.




