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Enti locali, l’Ars accelera: terzo mandato ai sindaci e consiglieri supplenti al centro della riforma

Dopo oltre due anni di attesa, la riforma degli enti locali torna al centro dell’agenda politica siciliana. A sorpresa, a cavallo tra la fine dell’anno e l’inizio del nuovo, è arrivata l’ufficializzazione: l’Assemblea regionale siciliana ripartirà il 13 gennaio proprio dal voto su questo provvedimento, considerato strategico soprattutto in vista delle elezioni amministrative di primavera.

L’accelerazione non è casuale. Dietro la ripartenza dei lavori c’è un patto di maggioranza che riguarda, se non tutte, almeno le norme principali della riforma. Un’intesa che, su alcuni punti, dovrebbe coinvolgere anche settori dell’opposizione, mentre su altri si annuncia battaglia in Aula.

Il cuore della riforma: consiglieri supplenti e terzo mandato

Il testo che arriverà in Aula è quello promosso dal presidente della commissione Affari istituzionali dell’Ars, Ignazio Abbate. Una proposta che inizialmente aveva incontrato molte resistenze, soprattutto su una delle norme più discusse: l’introduzione della figura del consigliere comunale supplente. La regola è semplice: il primo dei non eletti subentra in Consiglio nel momento in cui un consigliere viene nominato assessore. La sostituzione dura per tutto il periodo dell’incarico in giunta. Una norma che, di fatto, evita lo svuotamento dei Consigli comunali ma che, secondo i critici, finisce per moltiplicare le poltrone.

«All’inizio sembravano tutti contrari – ha spiegato Abbate – soprattutto sul consigliere supplente. Ora lo vogliono quasi tutti». Una svolta che va letta anche in parallelo con quanto accade a livello regionale e nazionale: a Roma è infatti in corso l’iter per l’introduzione del deputato supplente, una riforma che riguarderà anche l’Ars e che dovrebbe essere approvata definitivamente entro la primavera. Altro punto centrale è l’introduzione del terzo mandato per i sindaci dei Comuni con popolazione tra i 5 mila e i 15 mila abitanti. È proprio questa norma ad aver impresso la spinta decisiva all’accelerazione dell’iter legislativo.

«L’Anci chiede certezze sulle regole delle candidature – ha spiegato il capogruppo di Forza Italia, Stefano Pellegrino – in vista delle prossime amministrative». Molti sindaci, infatti, attendono di sapere se potranno ricandidarsi prima di sciogliere le riserve sul proprio futuro politico.

Quote rosa, qui lo scontro è aperto

Se su consiglieri supplenti e terzo mandato sembra esserci un accordo di massima, il clima cambia radicalmente sulla norma che introduce l’obbligo di nominare almeno il 40% di assessori di sesso femminile nelle giunte comunali. Su questo punto la maggioranza è divisa e l’opposizione promette battaglia. La norma nasce con l’obiettivo di rafforzare la presenza delle donne nelle amministrazioni locali, ma viene considerata da alcuni troppo rigida, soprattutto nei piccoli Comuni, dove – sostengono i detrattori – non sempre è facile reperire disponibilità e competenze.

Una riforma che guarda alle urne

Nel complesso, la riforma degli enti locali non è solo un intervento tecnico. Le norme in discussione incidono direttamente sugli equilibri politici dei Comuni, sulle possibilità di ricandidatura dei sindaci e sulla composizione dei Consigli e delle giunte. Per questo motivo il voto del 13 gennaio viene considerato un passaggio chiave. Da un lato, la Regione punta a dare finalmente regole certe agli enti locali; dall’altro, la politica regionale si prepara a misurarsi con un provvedimento che avrà effetti immediati sulle prossime elezioni amministrative.

Dopo anni di rinvii, la riforma entra dunque nella fase decisiva. E l’Aula dell’Ars si prepara a diventare il teatro di un confronto che andrà ben oltre i tecnicismi legislativi, toccando il cuore della governance dei Comuni siciliani.

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