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Estorsione con metodo mafioso, nei guai la figlia e il genero di Totò Riina

Avrebbero estorto denaro a due imprenditori toscani utilizzando metodi intimidatori tipici delle organizzazioni mafiose. Per questo motivo il Tribunale del Riesame di Firenze ha disposto la custodia cautelare in carcere per Maria Concetta Riina e il marito Antonino Ciavarello, rispettivamente figlia e genero del defunto boss di Cosa nostra, Totò Riina.

I due sono indagati per estorsione e tentata estorsione aggravate dal metodo mafioso. La procura fiorentina aveva già richiesto la misura cautelare, inizialmente respinta dal gip. Ora il Riesame, accogliendo il ricorso dei pm, ha ribaltato la decisione, ritenendo fondati i gravi indizi di colpevolezza, il rischio di inquinamento delle prove e la possibilità di reiterazione del reato. La misura non è ancora esecutiva e potrà essere impugnata.

I fatti contestati risalgono all’agosto 2024. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Ros e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, Riina e Ciavarello avrebbero rivolto pressanti e minacciose richieste di denaro a due imprenditori locali, arrivando a ottenere una somma da una delle vittime. In quel periodo, Ciavarello – nonostante fosse detenuto – avrebbe utilizzato un telefono cellulare per inviare messaggi alla moglie e ai due imprenditori, contribuendo alle pressioni.

Il cognome Riina come strumento di intimidazione

La parentela con Totò Riina non è un elemento secondario. Per i giudici, il solo nome dell’ex capo di Cosa nostra esercita ancora oggi un potere intimidatorio tale da rafforzare l’efficacia delle minacce. Un fattore decisivo per l’applicazione dell’aggravante mafiosa, che si basa proprio sulla capacità di intimidazione e controllo sociale riconducibile all’appartenenza – diretta o simbolica – a un’organizzazione criminale.

Chi sono Maria Concetta Riina e Antonino Ciavarello

Maria Concetta Riina, classe 1971, è la primogenita di Salvatore Riina, detto Totò, storico capo di Cosa nostra. Dopo la morte del padre nel 2017, ha più volte rivendicato pubblicamente il legame familiare, difendendo la memoria del genitore anche sui social. Non ha precedenti penali rilevanti, ma il suo nome è rimasto nell’orbita dell’informazione giudiziaria proprio per la forte carica simbolica che porta con sé.

Antonino Ciavarello, marito di Maria Concetta, è stato più volte coinvolto in vicende giudiziarie, tra truffe, bancarotte e controversie fiscali. Ha gestito in passato attività economiche anche online, spesso finite sotto la lente delle autorità. È attualmente detenuto per altri reati.

Secondo l’accusa, la coppia avrebbe sfruttato il cognome “Riina” non solo come elemento identificativo, ma come vero e proprio strumento di pressione. Un esempio di come il potere simbolico di una figura criminale come Totò Riina continui ad avere effetti tangibili, anche dopo la sua morte.

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